Per le strade della “design week”, di Francesca Cangini

Si è appena conclusa a Bologna la design week, organizzata nei locali del centro storico. La manifestazione propone un progetto attraverso il quale creare un momento di incontro e confronto tra creatività, cultura e mondo produttivo attraverso la presentazione, anche ai meno esperti, del mondo del design in Emilia Romagna.
Centocinquanta partecipanti hanno mostrato le loro idee, hanno indagato le relazioni del design con la tecnologia, la grafica, la luce, i sensi, la fotografia… Tutto in cinque giorni, in 5 location principali e più di 80 disseminati in tutta la città che hanno ospitato mostre, workshop, premiazioni, design talk e convegni e tanto, tanto altro ancora.
La design week ha così permesso, non solo di entrare in contatto con questo nuovo e crescente mondo ma anche di conoscere meglio la città scegliendo come sfondo proprio i meravigliosi palazzi che Bologna ospita.

La mostra all’ex Ospedale dei Bastardini (Foto F.Cangini)

C’è stato veramente tanto da scoprire in questa settimana, un brulichio di eventi, di idee, di menti che immagini lavorare e disegnare, di creatività, di artisti che sanno di nuovo, di voglia di fare sempre qualcosa che non c’è stato mai, e forse anche di un briciolo di follia.

Si respirava aria di innovazione fra le strade, un’idea di nuovo che riesce a integrarsi nel contesto cittadino passato, come il contest “Temporary Living Space” dedicato agli architetti e interior designer che hanno allestito le sale settecentesche di Palazzo Isolani. Camminando per quelle sale ti pervadeva la sensazione di attraversare storie.
Passavi così da una camera da letto, a un bagno, a una sala da pranzo, e ti sentivi talmente immerso in un perfetto connubio tra passato e presente da non riuscire a capire se quelle storie di cui hai respirato l’odore sono di 200 anni fa o di oggi, e così sei portato a immaginare com’era il passato e a proiettarti nel futuro a sognare di arredare casa.

La nuova collezione di Vittorio Martin (Foto F.Cangini)

Si assaporava aria di sogni nella design week, di idea che tutto può diventare design… basta solo una mente che sappia coglierne l’essenza.
Tutto è emozioni, tutto è sensazioni, è tanto, è così tanto tutto insieme; come la mostra Tales che ha provato a immaginare le emozioni del tatto. E così toccavi una roccia che sa di adrenalina, che sa di sfida, di limiti, di sport estremi, toccavi una superficie di legno che è serenità, che è casa, un luogo di protezione e accoglienza o del velluto rosso che ti ricorda la passione, il sipario di un teatro.

E poi continuando questo viaggio in questo mondo così nuovo ti portava in piazza Maggiore in cui gli studenti del corso di laura di Design dell’Alma Mater hanno presentato i primi prototipi e i corsi di studio.

Non mancava poi il design del cibo, e quello che studia e ripensa oggetti e strutture con materia di riciclo originali.
Creatività a tutto tondo per dare una forma e proporre un’estetica delle costruzioni, dell’arredamento, degli oggetti e dell’abbigliamento che interpreta il contemporaneo non dimenticando però i grandi maestri che hanno fatto la storia e segnato l’evoluzione del design e del gusto. L’interesse sta proprio nella ricerca di una bellezza sempre nuova, originale, sempre più tua e forse è proprio questo il messaggio che mi ha lasciato questa design week, l’immagine di questi pensatori, geniali e forse anche un po’ folli, che sono sempre in grado di smuovere le linee dure di un oggetto per farlo diventare arte, per farlo diventare innovazione.

Vox Zerocinquantuno n 15, ottobre  2017

 

In copertina: sala di Palazzo Pepoli allestita per la mostra di Interior design (Foto F.Cangini)

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