“Più di così si muore” di Sabina Macchiavelli. Recensione di Elisa Benni

 

Una casa colonica sui crinali dell’Appennino emiliano, fra Modena e Bologna, diventata ristorante e struttura ricettiva, fa da sfondo alle vicende di una famiglia, i Pascali, divisi fra la casa colonica (Case dei Gobbi), un casale poco lontano dove vivono i vecchi genitori, e qualche appartamento sparso per Bologna.

Lieta Pascali, il suo marito gallese e la loro figlia Betty Jane vivono, per gestirla, a Case dei Gobbi. Adelmo e Clelia, i vecchi genitori, vivono a Ca’ Rosetta, nonostante in inverno sia gelata perché l’isolamento è ancora quello di quando l’han costruita.

Severino Pascali è professore universitario e vive a Bologna, fosse anche solo per la praticità della vicinanza al lavoro.

Donato Pascali non si sa bene che lavoro faccia ma si sa che spesso parte per recarsi all’estero. Tanto che una volta dal Sud America è tornato con una moglie, Estebana, e un figlio, Manuel. Donato e la sua famiglia viaggiano spesso fra Bologna e il Sud America; nessuno lo trova strano dato che i parenti di Estebana vivono ancora li.

Fino a quando, in piena notte e con un tono che sembra quello di un ubriaco, Severino viene svegliato da una strana telefonata di Donato dal Costarica così come Case dei Gobbi dove la sveglia improvvisa genera un profondo turbamento nella già fragile BJ.

I giorni trascorrono nelle consuete occupazioni della vita, gestendo la salute precaria di nonna Clelia che richiede frequenti accertamenti o degenze ospedaliere, e pian piano l’assenza di Donato si prolunga.

Non solo: nessuno è più riuscito a mettersi in contatto con lui dalla famosa notte delle strane telefonate.

Lieta e Severino decidono allora di scavare un po’ nella vita del fratello per cercare di capire dove e perché sia sparito, per capire se fosse successo qualcosa di anomalo nei giorni precedenti la partenza che potrebbero spiegare il prolungarsi dell’assenza e la sua irreperibilità. La realtà supererà ogni loro aspettativa.

Alle vicende della famiglia si intrecciano quelle del passato dei nonni, quelle degli altri personaggi che transitano da Case dei Gobbi e da Ca’ Rosetta, quelle del cane Cane Piccolo e della gallina Spellacchiatona.

E quelle della Questura di Bologna che, a un certo punto, sarà chiamata a interessarsi di Donato Pascali.

Sabina Macchiavelli si dimostra sapiente narratrice, come suo padre prima di lei, incastonando in questo romanzo un mistero, una saga famigliare e, perché no, anche un po’ di sano umorismo.

Con uno stile a volte lineare e scorrevole, altre volte più strutturato e ammiccante, riesce a dosare il palese e il sottinteso dando alla lettura un ritmo via via sempre più incalzante.

Vox Zerocinquantuno n.37 Settembre 2019

Foto: amazon.it

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