Presentazione della ricerca dell’Osservatorio sul pluralismo religioso in Emilia Romagna di Lella Di Marco

Bisogno di maggiore conoscenza e fiducia reciproche: moschee e religiosità in Emilia Romagna

Per ammissione degli stessi ricercatori i dati raccolti in più di un anno di indagine, non sono esatti, proprio per la difficoltà a raggiungere i destinatari, ma nonostante le difficoltà emergono dati interessanti oltre i numeri: le religioni non tendono a scomparire, anzi acquistano nuova vitalità essendo parte di un adattamentodei migranti alla realtà del paese che li accoglie. Esse hanno una rilevanza particolare in quanto principale veicolo di continuità culturale che permette di costruire “un pezzo di casa” lontani da casa. Si ricreano comunità in contatto anche attraverso la rete. Comunità transnazionalinon del tutto virtuali in quanto fatte ,attraverso le persone, di scambi di idee elaborate altrove, denari, beni materiali e simbolici. Si creano anche comunità religiose perseguitate nei loro paesi, come emergono le diverse forme di Islam.

(Foto di Dony Vultaggio)
(Foto di Dony Vultaggio)

Secondo lISMU i musulmani residenti in Italia sono 1.400.000 poco più del 2% della popolazione , in Emilia-Romagna sono 182.800 il 13% della popolazione. Emerge dalla ricerca un Islam plurale praticato in riferimento alle abitudini dei paesi di provenienza e delle scuole giuridiche islamiche. Le presenze più rilevanti sono dal Marocco, Tunisia, Senegal, Egitto, Turchia . A causa della mancanza di intesa tra Islam e Stato e della difficoltà a rispettare i requisiti richiesti per i luoghi di culto, le moschee presenti in regione si presentano come centri culturali o associazioni, creando unambiguità tra le pratiche reali e gli obiettivi dichiarati nella loro costituzione. Del resto bisognerebbe capire il senso reale delle moschee, dove non necessariamente c’è la preghiera .Euna realtà complessa con valore soprattutto sociale politico, di aggregazione, dove le funzioni che si possono svolgere sono molteplici; dalle feste religiose , a ricorrerenze private come nascita, matrimonio, addio ai defunti. In modo collettivo.

E poi la stessa architettura della moschea, ha una sua funzione nel rapporto tra materialità e ultraterreno, e questo è importante per i fedeli .

Nella mappatura sono state individuati in Emilia R. 176 centri di culto, di cui 4 a Bologna e 34 in provincia; a Ferrara 6, provincia 14; Forlì-Cesena 4, provincia 8; Modena 9, provincia 22; Parma 5, provincia 4; Piacenza 6, provincia 3; Ravenna 4, provincia 13; Reggio Emilia 6, provincia 16; Rimini 7, provincia 5.

Nel nostro territorio lIslam oscilla tra una spinta identitaria con legame alle origini e una spinta a superare tale divisione.

E’ indubbio che ci siano processi di trasformazione dovuti alla globalizzazione cui non si sfugge il MUTAMENTO è un processo di isomorfismoindividuato e studiato negli USA che andrebbe studiato anche in Europa, come ci sono processi di maggiore radicamento nel territorio di comunità che per esempio, sono a Bologna da più tempo. Così molti marocchini riuniti in associazioni reclamano la costruzione di una nuova moschea facilmente raggiungibile e non relegata nella lontana periferia .

Non è soltanto un problema di religiosità o di luoghi di culto ma il bisogno di rivendicare e affermare nella comunità bolognese il proprio senso di appartenenza e la propria identità, e rendere visibile il loro peso anche nella conduzione politica – amministrativa del territorio

I problemi sono molti fra i quali i costi, le regole da seguire, la sicurezza.

Si è aperto un dialogo con le istituzioni e la chiesa cattolica, non ancora quello con i bolognesi che, almeno per il momento, non sembrano avere posizioni concilianti.

I dati cui facciamo riferimento sono stati esposti nel convegno del 15 dicembre 2016 a cura del responsabile scientifico Pino Lucà Trombetta dellosservatorio sul Pluralismo religioso in un convegno in Regione il 15-dic-2016 dal prof. Pino Luca Trombetta.

Vox Zerocinquantuno n6, Gennaio 2017

 

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