Problemi e politica: lo strano rapporto del mischiare le carte, di Riccardo Angiolini

Le prime, buie e piovose giornate di novembre non sono state di buon auspicio per il nostro Paese. Nel giro di pochi giorni infatti, un susseguirsi di eventi di varia matrice e di varia importanza si sono abbattuti sulla penisola. Attorno a tali eventi i media e l’opinione pubblica, sostenuti e rappresentati dalla classe politica, hanno avuto modo di scatenarsi, mettendo però in luce un lato oscuro del loro pensiero critico.
Il caso ILVA, per cui sono a rischio migliaia di posti di lavoro, i tre vigili del fuoco rimasti vittima di un’esplosione dolosa ad Alessandria o l’attentato ad alcuni reparti militari italiani nel nord dell’Iraq sono stati fra i fatti di cronaca più discussi e concitati. Tuttavia, se il popolo italiano e l’opinione pubblica si sono strette attorno a questi soggetti, non è accaduto lo stesso per episodi totalmente dissimili nelle tematiche ma ugualmente pesanti in quanto importanza.

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Ci riferiamo al picco di dimostrazioni ed esternazioni razziste nei confronti di cariche dello Stato, personaggi sportivi o in linea più generale. Dalle crescenti minacce antisemite alla senatrice Liliana Segre, sopravvissuta a una deportazione nei campi di concentramento, alle infelici esclamazioni esponenti del mondo ultras e persino di cariche locali, si veda il caso dell’assessore leghista Orzinuovi.

Se la tematica in gioco è rovente, alimentabile da innumerevoli e accesi dibattiti, è al contrario piuttosto fredda la presa di posizione delle forze politiche di fronte ad un fenomeno così preoccupante.
Tutti fatti, accadimenti e reazioni che, anche per chi fosse di parte, non dovrebbero lasciar indifferenti ma anzi far storcere il naso. Sorge dunque spontaneo chiedersi come mai, da parte di alcuni rami delle istituzioni e delle rappresentanze politiche, vengano prese posizioni così ambigue e fragili.

La risposta a tale quesito, confidando nella solidità dei valori su cui è fondata la nostra Repubblica, non può che risiedere in una mera azione di propaganda e visibilità politica.  Sia destra che sinistra si sono scontrate e dissanguate per portare avanti e finanziare campagne di legittimazione/delegittimazione, producendo un effetto sulla concezione pubblica della politica non dissimile al tifo da stadio.
Così  gli attuali Salvini e Meloni inciampano su tematiche così inattaccabili, almeno nei principi fondamentali, come il razzismo. Il leader della Lega potrà certamente non essere razzista, ciò nondimeno ha sentito la necessità di banalizzare l’accanimento antisemita nei confronti della Segre. La capofila di Fratelli d’Italia, forte di un rinnovato consenso e di una crescente popolarità, non merita di essere etichettata come tale; tuttavia anch’essa ha giustificato l’astensione in Senato per l’istituzione della Commissione contro l’Odio con timide e alquanto deboli scuse quali la libertà di esprimere il proprio pensiero.
Ben comprendendo che tra esprimere la propria opinione e discriminare in modo offensivo qualcuno ci trova un oceano di differenza, tali esternazioni andrebbero più seriamente redarguite.

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Lasciarle al caso o ignorarle quasi completamente, come accade in Italia, presenta dei risvolti seriamente negativi.
Oltre ad un’apparente legittimazione e giustificazione di comportamenti inaccettabili come il razzismo, di cui si ritrovano gli effetti nonostante non ve ne fosse la reale intenzione, tali commenti a fine sensazionalistico e propagandistico alimentano una tendenza comportamentale assolutamente nociva. Il trend in questione, anche questo assai diffuso nel nostro Paese, è quello dello svalutare una problematica soltanto per l’esistenza di un’altra problematica, magari completamente diversa.
Prendiamo un esempio attuale: il rischio di abbandono della gestione dell’ILVA è certamente un fatto grave e da trattare con la massima attenzione. Ciò però non compromette l’importanza del debellare la piaga del razzismo, e non può tradursi in una negligenza in questo campo.

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Ad oggi potrebbero farsi migliaia di esempi analoghi che, in maniera assai triste, tentano di sminuire la rilevanza di una questione semplicemente con la constatazione di un’altra. In questo modo non solo si trattano i soggetti di tali problemi come pedine da propaganda politica (vedi i bambini di Bibbiano, i terremotati, gli immigrati ecc…), ma si diseduca il popolo al pensiero critico. Per qualche consenso in più si è disposti a sacrificare una visione della realtà italiana, con tutte le sue criticità, cosciente e onnicomprensiva. Non che tale pratica di pensiero debba esserci insegnata dai politici, ma la poca accortezza di tale classe istituzionale non può che giustificare e diffondere la tendenza opposta.
È dunque bene richiamarci tutti quanti ad un po’ più di serietà e sensibilità, ricordandoci che non possono esistere problemi di serie A e di serie B.

Vox Zerocinquantuno, 11 novembre 2019

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