Quaderno a cancelli di Carlo Levi. Recensione di Chiara Di Tommaso

Recensione di Chiara Di Tommaso

A quarant’anni dalla prima edizione, Einaudi pubblica per la seconda volta l’opera postuma di Carlo Levi intitolata Quaderno a cancelli. Non si tratta solo di una riedizione celebrativa, ma del frutto di un lavoro filologico appassionato e scrupoloso ad opera di Riccardo Gasperina Geronisull’ultimo manoscritto che il celebre scrittore italiano ha lasciato prima di morire. Si tratta di un libro estremamente unico, un flusso di coscienza impossibile da categorizzare, scritto in un momento molto particolare della vita dell’autore. Un’ opera che può sembrare saggistica, ma che è scritta più in versi che in prosa, un’opera al tempo stesso visionaria e introspettiva, un esercizio filosofico che ha l’obiettivo di rovesciare ogni gerarchia e ribaltare tutti i punti di vista. “Si inizia a leggere con un’intenzione e si finisce trovandone una opposta, una vera sorpresa intellettuale, possibile grazie alla genialità del suo autore” spiega Maurizio Bersani della casa editrice Einaudi.

Levi trascorse i mesi tra il gennaio e il settembre del 1973 nel letto di ospedale della Clinica San Domenico di Roma, in una condizione non solo di coercizione fisica ma anche di completo isolamento dalla realtà. Il lungo ricovero e le cure, durante le quali lo scrittore realizzò la stesura dell’opera, erano dovute infatti a un distacco di retina che lo portò alla cecità. Ma l’essere avvolto dall’oscurità non frenò la spinta creativa dello scrittore che richiese la realizzazione di griglie di metallo per poter scrivere e disegnare seguendo le righe e i bordi dei fogli con le dita. Da qui il nome Quaderno a cancelli , un diario in cui Levi scrive di getto quello che diventa una summa della sua vita, della sua arte e della sua cultura. La cecità, non annichilisce la creatività dell’autore, che non potendo più guardare il mondo fuori di sé, rivolge lo sguardo verso se stesso, dentro se stesso. Quello che trova è un paesaggio distrutto, fatto di frammenti, avanzi, ricordi. E con questi si intrecciano discorsi sull’arte, metafore, riferimenti mitologici, letterari, artistici, riflessioni filosofiche, poesie, che creano una sequenza di immagini concatenate e legate le une alle altre, nelle quali il lettore non può far altro che perdersi. In questa nuova edizione il testo è stato pubblicato per intero, senza tagli o aggiustamenti, dopo un lunghissimo e difficilissimo lavoro di decifrazione che ha permesso di separare e trascrivere intere frasi che erano state sovrapposte dall’autore a causa della sua condizione. Allo stesso modo sono stati lasciati così i pensieri e le riflessioni interrotte da un sonno improvviso, o le annotazioni scritte a margine dopo un’idea imprevista.

La differenza con la prima versione del libro, sottolinea Gasperina, è la fedeltà con cui ci si è attenuti all’opera originale, e il rispetto per il suo essere un testo allo stato grezzo, incompiuto, di cui l’autore stesso non era pienamente convinto. L’edizione del 1979 era stata infatti realizzata dalla compagna di Levi che secondo gli esperti aveva realizzato un peculiare lavoro di “editing familiare” selezionando arbitrariamente certe parti rispetto ad altre e modificando l’ordine originale delle pagine, influenzando con questa manipolazione le interpretazioni della critica letteraria. Così è stato portato di nuovo alla luce Quaderno a cancelli, questa volta una luce più sincera, meritata da un’opera preziosissima per la storia della nostra letteratura, che unisce filosofia, arte e poesia, e si costituisce come testo ultimo e molto rappresentativo della produzione dell’autore. Lo stile utilizzato, e che per questo si attribuisce all’ultimo Levi, è profondamente nuovo e innovativo, ed è perfetto per quella che di fatto è la riscrittura della sua vita, il completamento della sua carriera e in certo senso il suo testamento spirituale intellettuale.

Tra le riflessioni più interessanti del libro, citata anche nella recensione di Italo Calvino, troviamo la distinzione dell’umanità in due gruppi: gli allergici e i diabetici. I primi sviluppano intolleranza e reazioni di repulsione verso l’altro, e costituiscono l’umanità che odia e che rifiuta. I secondi assorbono tutto, fin troppo dal punto di vista clinico e sono disposti a fondersi con la realtà esterna. Levi sa e afferma di appartenere ai diabetici, e leggendo le sue parole e i suoi pensieri, di una sensibilità e profondità disarmante, non c’è dubbio che il lettore non se ne accorga da sé. Perché in questo diario, Levi sembra rilasciare sulle pagine bianche rigate dai fili di ferro tutto ciò che ha assorbito e assimilato durante la vita. Come spiega Marco Antonio Bazzocchi, professore che ha collaborato con Gasperina per la realizzazione della nuova edizione, attraverso questa lettura “si guarda la vita molto da lontano”.

Vox Zerocinquantuno, 9 marzo 2020

Foto: einaudi.it

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