Qualcosa, di Chiara Gamberale, recensione di Francesca Cangini

Che cosa significa sentire? Sentire tutto? Sentire qualcosa di troppo nel cuore, sentirsi Qualcosa, Qualcosa di Troppo. Chiara Gamberale nel suo nuovo romanzo/favola edito da Longanesi e illustrato da Tuono Pettinato esprime proprio questo.

È una favola, la favola di una bambina smarrita, alla ricerca, esagerata, eccessiva, esagitata, esasperata, una piccola principessa che si affaccia alla vita scoprendone la complessità.
Qualcosa di Troppo è una principessa che fin da piccola sente questa smania, è vittima del troppo sentire, si dispera troppo, mangia troppo o mangia troppo poco, piange troppo, ride troppo, dorme troppo o sta sveglia 28 ore, si emoziona troppo, chiede alla vita troppo.


E non a caso poi incontra il Cavaliere Niente.

 

copertina libro
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Qualcosa di Troppo, figlia del re Qualcosa di Importante e della regina Una di Noi, trascorre i primi anni ad avere, e a volere tanto, troppo. Vuole parlare, essere ascoltata sempre, giocare, ballare alla luce dei bei tramonti del sole. La piccola principessa ha qualcosa di unico però: è vera. E i suoi coetanei Abbastanza la evitano. Troppo anche per loro. Sperano di non incontrarla per strada, di non dover giocare con lei, la considerano come qualcosa di strano, qualcosa di… troppo.
A tredici anni la vita (e il cuore) della piccola principessa vengono segnati, dovrà affrontare un profondo dolore, la scomparsa della sua mamma, la regina Una di Noi. Qualcosa di Troppo sente un vuoto, anzi un buco, al posto del cuore, e si sa, «La morte non significa che qualcuno se ne va, ma che tu nel frattempo resti» e la piccola principessa «Cos’era la morte, insomma, lo sapeva. Ma non sapeva cos’era la morte di sua mamma». Qualcosa di Troppo deve quindi imparare a gestire quel vuoto che sente, deve imparare a conoscerlo. Così mentre il re piange la sua amata sposa, Qualcosa di troppo affronta questo immenso dolore, questo dolore troppo forte, troppo grande. Anche il dolore e la gioia sono esagerati in lei, nella quale le sfumature non esistono.


Così la piccola principessa scappa, “doveva trovare un modo per liberarsi di quel buco. Perché faceva troppo, troppo male”. La principessa ora riempie la sua vita di mille cose e avventure per non fermarsi e sentire la noia. Il suo cuore bucato per il dolore non le fa sentire più nessuna emozione, ma a forza di cercare di riempirlo rischia di farlo scoppiare. E allora cosa puoi fare quando sei come lei? Troppo, ancora. E ancora.


Fino all’incontro con il Cavalier Niente, dall’aspetto dimesso, gracile, con un occhio verde e uno marrone e un paio di occhialetti tondi, per la principessa troppo sporchi. Il Cavalier Niente, uno di quelli che non danno mai le risposte che vorresti, che non sa quando è il momento di consolare e sembra troppo impegnato con Madame Noia e le sue cose da “non fare”. Uno così ti attrae e ti respinge. Come si fa a spiegare? Hai bisogno di lui però quando lo incroci non vedi l’ora di andare via.

Uno che ti insegna l’arte della noia, del non prendersi troppo sul serio, come si fa a dargli retta? Qualcosa di troppo sente per lui una profonda amicizia, che però il cavalier Niente sembra non accettare, e Qualcosa di troppo, delusa, scappa. Torna alla vita, quella in cui «hanno inventato macchinette per parlarsi da lontano e un modo pazzo per mettere in mostra dei ritratti che si fanno da soli e per scrivere ogni giorno le cretinerie che pensano e l’umore con cui si svegliano», in cui tutti sembrano divertirsi ma rimangono sempre in casa e si fanno più pallidi delle lenzuola stese.


Quando per Qualcosa di troppo arriverà il momento di trovare marito.
Una donna alla ricerca di “Qualcosa di veramente importante”, quanti uomini “Qualcosa di abbastanza importante” deve incontrare prima di trovare l’uomo giusto? Dovrà incontrare Qualcosa di Buffo, Qualcosa di Blu, Qualcosa di Speciale, Qualcosa di Più e Qualcosa di Giusto. In tutti i suoi “questo è amore”, nonostante l’infatuazione, l’estasi iniziale e la più assoluta convinzione che quello che senti nella pancia sia amore, un giorno Qualcosa di Troppo si sveglia e le sembra di non provare più niente per tutti quei pretendenti. Una notte che illumina la strada, ti costringe a guardarla, ci entri dentro e pensi: “tutto qui?”. E ti sembra così tanto tutto sbagliato. Te ne esci a mani vuote e di quello che pensavi essere amore non rimane più nulla se non i rimpianti.


Così all’improvviso sente una grande nostalgia di Niente, che è in grado di riportare la principessa sempre alla realtà, parlandole da quel “buco nel cuore” nel quale possono trovarsi anche se lontani: “È importante che il tuo futuro marito ti porti in dono tutte le cose che non-fa. Così non le farete insieme. E spero che saranno davvero tantissime.”
Qualcosa torna così dal Cavalier Niente, ma forse sarà troppo tardi per il finale felice che tutti speravamo. La scelta rimane sempre quella, quella che ci mostra il Cavalier Niente, quella da cui Qualcosa di Troppo era scappata, ma poi ci è dovuta tornare.


Il Cavalier Niente che ci insegna l’arte di imparare ad annoiarci, di sdraiaci su un prato a guardare le nuvole a forma di unicorno, a “non fare” o forse a fare ancora di più. Ci insegna ad accettare di vivere nel silenzio con noi stessi, che solo se hai il coraggio di guardarlo quel buco nel cuore sarà possibile continuare a vivere, o forse iniziare. Quando succede “qualcosa di così brutto” ti sembra di essere solo, che potresti anche sparire, anzi forse sei già sparito. E quel buco sembra allargarsi solo a pensarci. E non è bello sentirsi dire dal Cavalier Niente che esageri. Cosa ne sa lui? Che ti ordina di smettere di guardare il tuo buco, che ti ordina di andarci dentro, vedere com’è e farne un passaggio segreto.

Sopporta il buco, ripeto. Quando succedono cose troppo brutte ci mettiamo un po’ ad accettarle, tanto che all’inizio non ci sembrano nemmeno vere. E mentre la testa prende tempo per capirle, il cuore ci diventa un pezzo di groviera. Quindi non lo odiare il tuo buco, accarezzalo ogni tanto. Altrimenti non passerà mai.

Vox Zerocinquantuno n 8, marzo 2017

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