Quando il Graffito e il tatuaggio s’incontrano, di Isabelle Puntel

Le opere d’arte urbane come i graffiti e i tatuaggi sono pratiche di manifestazione artistica molto comuni nelle grandi città, nonostante molte persone tutt’oggi le considerino poco più che esternazioni vandaliche ad opera di soggetti ai margini della società. Entrambe queste espressioni si servono del corpo umano in modo profondissimo, tant’è che il tatuaggio mira alla trasformazione e alla comunicazione personale mentre il graffito, sempre attraverso il corpo adorna, colora, cambia le città di tutto il mondo.

Sin da tempo immemore l’uomo esprime attraverso la trasformazione di sé e del mondo che lo circonda sentimenti di protesta, di ribellione, di disagio, d’arte, di manifestazioni di potere e fama. Talvolta si tenta di realizzare una diversa visione di se stessi per mezzo del culto dell’immagine, come se fosse necessaria una costante trasformazione culturale ideologica ed estetica. Il corpo è il nostro biglietto da visita al mondo; attraverso di esso costruiamo la nostra identità personale e comunichiamo al prossimo per mezzo degli strumenti più vari, tra cui appunto graffiti e tatuaggi.

Al 1904 risale la prima rivista che tratta di graffiti e di graffiti nei bagni pubblici, che illustravano e raccontavano parole e frasi di ribellione popolare: Anthropophyteia era il suo nome. Durante la seconda guerra mondiale appare poi quella grande ondata di odio razzista nei confronti degli ebrei (e non solo) che imbratta i muri delle città tedesche e segna un’epoca che distorce completamente l’idea contemporanea del graffito. Successivamente a questo periodo, negli anni ’60 e ‘70, gli studenti newyorkesi recuperano il percorso evolutivo verso il graffito utilizzando la tecnica dello stencil e inondando la città di questi dipinti. Il nuovo graffito comincia a svilupparsi a New York e Philadelphia alla fine degli anni ’70, dove diversi artisti vedono nelle carrozze ferroviarie l’opportunità di manifestare arte e divulgare le proprie identità.

Con la nascita delle bombolette spray sorge il vero e proprio graffito che ha il potere di affascinare migliaia di giovani sparsi in tutto il mondo. La maggior parte dei graffitari si espandono nel mondo attratti e influenzati dallo stile americano, a causa anche della diffusione del movimento Hip-Hop che contamina le periferie urbane con attacchi creativi. Al giorno d’oggi anche la scena europea crea una identità che influenza altre culture. Attraverso le loro opere e i loro artisti progressisti rappresentano concetti e livelli di pensiero diversi, come l’utilizzazione di icone e logotipi, innovazioni nella creazione dei personaggi e sculture; insomma un nuovo trattamento all’arte.

Uno dei primi strumenti manipolati dall’uomo per esprimere i propri desideri è stato il corpo, e il tatuaggio è un modo per rappresentare questa personalità. Quest’arte funziona come un risveglio dei sensi, stimola e intensifica le zone corporali, moltiplica la sensazione di potere e sovranità di sé.

Traspare la sensazione di dolore, desiderio, piacere e bellezza e al contempo confina il soggetto in una categoria di persone ben delineata: tale scelta comporta che questa persona faccia parte di un gruppo, quasi una “tribù”. Attualmente il tatuaggio “abbandona” lo status di ghettizzazione culturale per unire moda ad estetica, per un desiderio di rimanere nella ricerca dell’autoaffermazione, dalla libertà di trasformarsi d’accordo con i propri gusti, credenze e stili.

Ancora oggi non è ben chiara l’origine del tatuaggio; chi ritiene che questa pratica abbia un legame con l’antico Egitto e all’abitudine di inserire tinta nel corpo per mezzo di una lisca di pesce e tinture a base vegetale. Otzi, l’uomo proveniente dai ghiacci nonché primo ominide scoperto, trovato nella regione delle Alpi presentava più di 50 segni di tatuaggi sparsi per tutto il corpo, effettuati più di 7300 anni orsono.

Le storie di queste forme d’arte si incrociano, l’estetica urbana si allea al corpo per conquistare riconoscimento artistico e terminare la marginalizzazione dei gruppi nella società contemporanea. L’uomo non è mai stato soddisfatto né del proprio corpo né tantomeno dei suoi luoghi di vita quotidiana e per questo talvolta tenta di mutare entrambi, anche drasticamente. In tal modo il tatuaggio smette di rimanere confinato nella sfera privata e sfonda le barriere della socialità, manifestando quella mai repressa necessità di soddisfazione imperante dell’Io: Io posso, Io ho, Io voglio.

Parimenti, nella storia del graffito il corpo sostenne la ricostruzione dell’immagine urbana, per mezzo della quale gli artisti tramutarono la città trasmettendo una varietà di colori, personaggi, concetti e comunicando costantemente in tutto il mondo.

Nonostante la globalizzazione e l’abbattimento di numerosi pregiudizi, tuttora ancora persiste un’ambiguità che circonda pratiche come il tatuaggio e i graffiti, da un lato accettate e catalogate, seppure a certe condizioni, dall’altro ancora oggetto di sospetto, divieti, privazioni. Proprio a causa di ciò emerge l’esigenza di superare concetti e parametri prestabiliti e mostrare come tali forme d’arte contemporanea siano in realtà fra le più alte forme di comunicazione.

Il tatuaggio e il graffito sono arti che percorrono un lungo e tortuoso percorso all’interno della storia umana attraverso i secoli, segnata da miti, misteri, tabù, e infine s’intersecano l’una nell’altra come appartenessero alla stessa tribù sia il corpo tatuato dell’artista sia lo schizzo geniale sul muro.

Il percorso storico di queste due forme d’arte associato allo stile di vita post-moderno assume dei connotati decisamente diversi rispetto al passato: l’arte sta nelle vie, l’arte sta nelle persone.

voxzerocinquantuno n.9, aprile 2017


 Isabelle Puntel, italobrasiliana laureata in Cinema all’Alma Mater di Bologna, giornalista, fotografa e attrice. Trasportata dalla curiosità ama incontrare diversi mondi e culture per accettare sempre i cambiamenti che la vita le porta.

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