Quando la politica entra in classe, di Chiara Di Tommaso

“Quando spolveri il sacro ripostiglio che chiamiamo memoria, scegli una scopa molto rispettosa e fallo in gran silenzio. Sarà un lavoro pieno di sorprese, oltre all’identità potrebbe darsi che altri interlocutori si presentino. Di quel regno la polvere è solenne, sfidarla non conviene, tu non puoi sopraffarla, invece lei può ammutolire te.

Con queste parole di Emily Dickinson comincia il video realizzato dagli studenti della classe 2^E dell’Istituto Industriale Vittorio Emanuele III di Palermo. Presentata in occasione della Giornata della Memoria, lo scorso 27 Gennaio, l’idea dei ragazzi consiste in una riflessione tra passato e presente, che mette a confronto alcuni eventi di fine anni Trenta con altri accaduti recentemente, tra cui in particolare le Leggi Razziali contro gli ebrei e il Decreto Sicurezza. Idea che, inaspettatamente, ha fatto ha fatto parlare molto di sé e ha mobilitato tanto l’opinione pubblica quanto i nostri politici.

Quello che poteva sembrare un episodio di scarsa rilevanza, un originale progetto scolastico che si sarebbe diffuso solo all’interno della scuola e magari in città, ha scatenato invece il finimondo, tenendo acceso un dibattito che è durato mesi. A riguardo sono intervenuti i Ministri dell’Interno, dell’Istruzione, dei Beni Culturali e la professoressa degli alunni è stata prima oggetto di una sospensione per “omessa vigilanza” da parte dell’ufficio scolastico provinciale, e poi riammessa all’insegnamento grazie alla revoca del provvedimento stesso. L’accaduto ha suscitato fortissime polemiche e ha visto in particolare la partecipazione attivissima di studenti, insegnanti e sindacati, che si sono recati nelle piazze per protestare.

Per denunciare l’ingiustizia subita sia dai ragazzi che dalla professoressa si è fatto appello agli articoli della Costituzione, proclamando l’inviolabile libertà di manifestazione del pensiero e il divieto di censura (art 21 Cost), oltre al libero insegnamento delle arti e delle scienze (art 33 Cost). Gli striscioni appesi davanti alla scuola recitano, proprio in riferimento a questi articoli, che “NON SI TOCCANO” e chiedono una “LIBERA SCUOLA IN LIBERO STATO”, ricordando a tutti che questi diritti fondamentali, oggi più che mai, vanno ripresi e preservati con attenzione. Come ha spiegato la professoressa Dell’Aria le uniche clausole costituzionali che vincolano l’attività scolastica sono il buon costume, che esclude ciò che va contro il senso comune del pudore, e la clausola che vieta la diffamazione e l’offesa, sostenendo che esse non siano state violate dal lavoro, svolto autonomamente, dei ragazzi.

La petizione promossa dal sindacato USB a sostegno della professoressa, ha raccolto più di centomila firme, a dimostrazione non solo della solidarietà ma anche della sensibilità che la società ha sviluppato verso queste tematiche. Il 23 Maggio il Ministro dell’Interno, direttamente citato nel video e quindi direttamente interessato, si è recato a Palermo per incontrare la professoressa Dell’Aria e si è dichiarato contrario alla sanzione adottata contro di lei. Nonostante fino a poco tempo prima avesse incriminato il contenuto del video, si è mostrato clemente con l’insegnante, strumentalizzando a fini politici, per l’ennesima volta, un avvenimento che lo coinvolge. Inoltre si è offerto di tenere lì una conferenza per l’apertura del prossimo anno scolastico per spiegare agli studenti che “difendere i confini è un dovere di padre e di ministro” e non ha nulla a che vedere con quello che fu fatto agli ebrei.

Come dice Salvini: “Tutto è bene, quel che finisce bene”, certo la professoressa tornerà a scuola con i suoi alunni, ma in tutto il trambusto che è stato provocato, resta da non lasciare in secondo piano il video dei ragazzi. Un interessantissimo spunto di riflessione per tutti, espressione di un pensiero critico, che con intelligenza e creatività mette a confronto storia e attualità, e spiega in modo chiaro un possibile, legittimo e libero punto di vista: il loro. Nonostante lo straparlare di molti in nessun passaggio viene paragonato il Ministro leghista a Mussolini o a Hitler, bensì vengono evidenziate le analogie in materia di violazione dei diritti umani all’epoca contro gli ebrei, e oggi contro i migranti.

Un esempio mirabile di come fare formazione a scuola, che per quanto in sé possa essere condivisibile o meno nel contenuto rappresenta uno strumento fondamentale, un’opportunità di crescita, in quello che dovrebbe essere luogo per eccellenza dello scambio di opinioni e della condivisione di idee diverse. Come ha spiegato la professoressa in molte interviste, l’intento non è quello di indirizzare politicamente gli alunni, ma quello profondamente diverso di lasciare loro lo spazio per costruirsi un proprio pensiero e diventare più consapevoli. Quando la politica entra nella scuola, c’è sempre da discutere. Il filo sottile che divide l’indottrinamento dall’insegnamento deve essere sempre rispettato.

Ma il vecchio detto spesso ripetuto “a scuola non si può parlare di politica” andrebbe interpretato in modo meno restrittivo. Alla scuola non può essere relegata la mera funzione di trasmissione delle conoscenze. La scuola deve formare il giovane cittadino, deve fornirgli i mezzi necessari per la formazione di una coscienza politica e di un senso civico, deve renderlo in grado di utilizzare le sue conoscenze per interpretare la realtà che lo circonda, per prendere posizione, per essere membro attivo e consapevole della società di cui è parte.

 

Vox Zerocinquantuno n.34 Giugno 2019

 

Foto: Michele Agueci

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