Questione di equità, di Chiara Di Tommaso

Tante le polemiche sul caso dell’esclusione dei bambini stranieri dalla mensa scolastica di Lodi .

Chi dice: Non sono razzista, ma… è un razzista ma non lo sa” canta con brillante ironia Willie Peyote, ed è proprio con questa frase che inizia una delle dichiarazioni di Sara Casanova, sindaco di Lodi, al Corriere della Sera. La cittadina lombarda, di cui non si parlava dai gloriosi tempi di Napoleone, è tornata ad attirare l’attenzione internazionale a causa dei recenti avvenimenti che hanno scosso l’opinione pubblica italiana e non solo. La scelta della giunta comunale di varare un nuovo “Regolamento per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate” che prevede l’obbligo per i cittadini extracomunitari di presentare oltre all’attestato ISEE una certificazione di proprietà prodotta dal paese di provenienza e autenticata dal consolato italiano, ha provocato danni e gravi difficoltà per le famiglie straniere residenti nella cittadina. I primi effetti si sono visti nelle scuole, dove i bambini, che fino all’anno prima usufruivano dei servizi di mensa e scuolabus grazie alle agevolazioni economiche, si sono ritrovati improvvisamente esclusi a causa dell’insostenibilità dei costi interi del servizio.

Quella che potrebbe infatti sembrare una piccola modifica normativa, una semplice pratica burocratica in più, rappresenta per queste persone un ostacolo insormontabile. I paesi d’origine, soprattutto dell’Africa, Asia e Sud America, spesso non sono dotati di istituzioni in grado di fornire queste certificazioni o si trovano in situazioni di guerra e instabilità politica che non permettono minimamente di seguire queste pratiche. Non potendo di fatto rispettare la richiesta del nuovo regolamento, le famiglie sono state collocate nella fascia di reddito più alta per “mancanza di documentazione”, fascia alla quale, ovviamente, non appartengono e della quale non riescono a sostenere le spese. Per questo motivo più di trecento bambini delle scuole di Lodi sono stati obbligati a tornare a casa per pranzo, che significa essere accompagnati e ripresi dai genitori quattro volte al giorno, o a portarsi qualcosa al sacco da mangiare, costretti addirittura a stare in un’altra stanza per rispettare le norme igieniche.

È facile capire perché questa situazione sia subito diventata caso nazionale. Gli scandalosi effetti, scontati sulla pelle dei più piccoli, hanno suscitato una forte reazione della popolazione locale che si è presto diffusa in tutto il territorio. A partire dalle manifestazioni in piazza, molto partecipate e colorate, fino alla fondazione di un apposito organo il “Coordinamento Uguali Doveri”, costituito da più di quarantacinque associazioni (Emergency, Cgil, Arci, Caritas, Acli…) che ha lanciato una raccolta fondi, raggiungendo quota 140.000 in poche settimane. È partito anche un processo giudiziario contro il Comune accusato di discriminazione, promosso da ASGI (Associazione per Studi Giuridici sull’Immigrazione) che ha l’obiettivo di far rimuovere la nuova normativa. Oltre a ciò sono state moltissime le voci che si sono fatte sentire, di dissenso per le scelte della giunta e di solidarietà verso le famiglie e i loro bambini. Come il sindaco di Casalgrande (RE) che ha scritto un’appassionata lettera alla collega lombarda in cui spiega perché questo provvedimento “limita di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini” quando invece secondo la Costituzione è compito delle leggi rimuovere questo tipo di ostacoli. Anche la stampa estera denuncia i fatti di Lodi: “Italy’s tough line on immigrants reaches a school cafeteria sottolinea un articolo del New York Times, e con altre parole The Guardian definisce questo uno dei primi drammatici effetti della “Salvini’s Italy”. Anche la Chiesa si è subito schierata, tra i primi interventi quello del Vescovo Maurizio Malvestiti, che ha chiesto al Comune di cambiare la decisione presa e alla Caritas di intervenire a sostegno di queste famiglie. La sindaca Casanova, circondata da tutte le parti, si è difesa, come sempre si fa, facendo appello a qualcosa di superiore: Ho solo applicato la legge, e con le stesse parole la sostengono il Ministro competente Bossetti e il vicepremier Salvini.

Ma è la storia per prima ad aver dimostrato che non sempre basta applicare la legge, perchè non sempre essa risulta, nei suoi effetti, essere giusta. La sindaca leghista insiste: Difendo il principio di equità probabilmente ignorando la definizione di questa parola che il dizionario definisce “Virtù che consente l’attribuzione o il riconoscimento di ciò che spetta al singolo in base a una interpretazione umana e non letterale della giustizia”. Quando la protesta scatenatosi nei suoi confronti parte proprio dall’ interpretazione non umana di questa legge, per la cui applicazione non sono state considerate, o sono state volutamente ignorate, le conseguenze di esclusione e segregazione subite dai bambini.

Grazie alla risposta viva e alla mobilitazione di massa, gli scolari di Lodi sono tornati a mangiare tutti insieme, le donazioni infatti permettono, almeno per un po’, di coprire i costi della mensa al posto delle famiglie. Ma non può sicuramente essere una soluzione definitiva, l’impegno e la generosità dei cittadini non bastano per sostenere un sistema che garantisca a tutti gli stessi diritti, quale dovrebbe essere quello italiano.

C’è da dire che questa storia è solo un tassello di un quadro molto ampio più, come spiega il numero dedicato dell’Espresso Buonisti un cazzo (21 Ottobre 2018). È solo uno degli esempi di solidarietà e azione collettiva, basti pensare ai fatti di Riace, all’Operazione Mediterranea con la nuova Nave Jonio, e a moltissime altre realtà che stanno crescendo e prendendo forma, spesso nell’ombra. Gli avvenimenti di questo ultimo periodo hanno reso evidente che si sta muovendo qualcosa: si tratta di una forza che parte dal basso, dai singoli e dalle piccole associazioni, una forza del tutto autonoma e che agisce al di fuori delle istituzioni. Una forza che non è rappresentata né al governo né in parlamento e che non ha un partito di riferimento. Eppure è una forza politica, perché si sta occupando attivamente dei più gravi problemi e delle più grandi sfide del Paese.

Vox Zerocinquantuno n.28, novembre 2018


In copertina foto da: tpi.it

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