“Questo governo non s’ha da fare”, di Riccardo Angiolini, Andrea Volpe, Francesco Rosati

Problematiche ed incertezze di un Paese in stallo

Da ormai due mesi gli italiani attendono di sapere, a seguito delle elezioni del 4 marzo, chi occuperà la sede di Palazzo Chigi: difatti non è ancora stato individuato il nuovo Presidente del Consiglio né tantomeno l’effettiva composizione del nuovo esecutivo. Questo stallo istituzionale non è dovuto soltanto a ragioni di carattere politico ma anche ad una legge elettorale imperfetta, e rischia di sfociare in una vera e propria crisi di governo.

Com’è ormai ben noto, i vincitori di questa tornata elettorale sono il Movimento Cinque Stelle (circa 32% sia in Camera che in Senato) e la coalizione di centrodestra (circa 37% sia in Camera che in Senato). I primi, guidati da Luigi Di Maio, possono fregiarsi di essere il primo partito per numero di votanti; mentre all’interno della coalizione i più votati sono stati i leghisti, che con Salvini hanno raggiunto il loro massimo storico superando persino Forza Italia di Berlusconi. Molto più deludenti gli esiti per la coalizione di centrosinistra capeggiata dal Pd dell’ormai ex segretario Renzi, che ha vissuto questi risultati come una sorta di Caporetto.
L’eredità di queste elezioni è un paese spaccato in più parti, nessuna delle quali può vantare la maggioranza necessaria per governare autonomamente. Con il sistema proporzionale proposto dal “Rosatellum 2.0”, macchinoso e, come appena constatato, inefficace, non si è potuta raggiungere alcuna maggioranza predominante tanto in Camera quanto in Senato. Inoltre la forte identità individualistica dei partiti vincitori non favorisce di certo la collaborazione e le alleanze fra i due schieramenti, e nonostante entrambi i leader si siano inizialmente dichiarati aperti al dialogo per un compromesso, ora lo scenario appare decisamente più complesso e contorto. Non hanno aiutato i due giri di consultazioni col Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma hanno anzi evidenziato due incompatibilità che paiono insanabili: i diversi interessi dei partiti ed il veto posto dai Cinque Stelle su Berlusconi.

Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni alle consultazioni in Quirinale (Foto de “Il Corriere della Sera”)

La figura dell’ex Cavaliere risulta tutt’oggi estremamente ingombrante e proietta una lunga ombra sui piani futuri per questo governo. Il leader di Forza Italia, nonostante l’età e gli infiniti problemi giudiziari, sembra voler essere a tutti i costi protagonista di questa fase di costruzione procedendo inarrestabile (ed inarrestato). L’opzione di un’alleanza fra il partito di Di Maio e la coalizione rappresentata da Salvini, accreditata all’inizio come la più probabile, pare debba sfumare proprio a causa di questa personalità ancora così preponderante sullo scenario politico italiano. Sono perciò sorti spontanei alcuni dubbi relativi ad un’ipotetica, nonché clamorosa, rottura della Lega nei confronti di Forza Italia. Tuttavia una risoluzione così drastica appare decisamente improbabile, poiché rompendo con il secondo partito più influente della coalizione Salvini si esporrebbe al rischio di perdere fin troppi consensi fra gli elettori, per non parlare dell’appoggio e dei voti fra le sue stesse fila. Questo ovviamente è un grande rischio che l’esponente dei leghisti, forse, non può permettersi di prendere.

A smorzare ulteriormente gli entusiasmi su questa ipotesi sono le dichiarazioni del partito di Di Maio fatte negli ultimi tempi. I Cinque Stelle si sarebbero infatti mostrati accondiscendenti ad un appoggio esterno di Forza Italia purché non partecipi attivamente alla creazione del nuovo governo.
La domanda che ora gli italiani si pongono è: quali provvedimenti si prenderanno se quest’alleanza non dovesse vedere la luce?

 

La stretta di mano fra il capo di Stato Sergio Mattarella ed il presidente della camera Roberto Fico (Foto di “LaPress” per “TGCom24”)

Purtroppo non esistono risposte certe a questo quesito, però negli ultimi giorni sono circolate diverse speculazioni in merito, prima fra tutte la remota possibilità di un accordo fra Pd e Cinque Stelle. Infatti Mattarella, dopo il fallimento del mandato esplorativo alla presidentessa del Senato Alberti Casellati, ha affidato il medesimo compito al presidente della Camera Fico, in modo da trovare punti in comune tra le due controparti. Nonostante questo provvedimento appaia difficile da realizzare a causa delle antipatie dei Cinque Stelle nei confronti del Pd e di Renzi in particolare, e sebbene il segretario reggente Maurizio Martina abbia tracciato una linea politica prettamente di opposizione, ci sono altre correnti di pensiero all’interno del Partito Democratico. Come ha recentemente affermato l’esponente di centrosinistra Sandra Zampa, la soluzione potrebbe risiedere in un appoggio esterno, favorendo così la nascita di un governo completamente Cinque Stelle, provvedimento che lo stesso Martina non si è ancora premurato di smentire.
Se invece non si trovasse alcuna soluzione a questa crisi di governo, le ultime ed uniche alternative sarebbero la formazione di un esecutivo di tipo tecnico, come quello di Monti nel 2011, o un ritorno anticipato alle urne. Inutile dire che, sebbene queste risoluzioni appaiano sempre più concrete, fanno tremare i polsi non solo ai partiti ma anche all’elettorato.

A questo importante appuntamento con la politica italiana, in numerosissimi fra noi giovani ci siamo ritrovati a votare per la prima volta. Non è stato facile confrontarsi con un mondo che appare sempre più distante da quello dei comuni cittadini: tra leggi elettorali incomprensibili e promesse irrealizzabili, questa situazione di stallo non può che nuocere al nostro Paese ed al nostro futuro. Ciò che è emerso da questi risultati è una concezione di politica sempre più miseramente legata ad interessi partitici e non al vero bene dell’Italia. La precarietà dell’attuale condizione in cui ci troviamo è la causa per cui sempre più persone, giovani o meno, si allontanano dal mondo della politica dopo aver visto appassire le proprie speranze.
Giunti a questo punto, la soluzione più auspicabile per l’avvenire è una presa di coscienza da parte dei leader dei due schieramenti vincitori, finalizzata ad una conseguente alleanza di governo. In un’ottica di questo tipo non solo si potrebbero lasciar da parte personalismi deleteri, ma verrebbe effettivamente rispettata la volontà popolare emersa dall’esito delle elezioni. L’unica certezza condivisibile, a prescindere da ogni orientamento, è che urge formare un governo plenipotenziario il prima possibile, in modo da garantire finalmente la stabilità tanto anelata.

Vox Zerocinquantuno n.22, Maggio 2018

 

 

In copertina foto da Wikipedia


Riccardo Angiolini, Andrea Volpe, Francesco Rosati, studenti del Liceo Leonardo Da Vinci di Casalecchio di Reno (BO).

Share