Ready player one: nostalgia canaglia, di Fabio Bersani

 

Che a Spielberg piacesse la fantascienza non era certo un segreto, ma con Ready player one ci ha dimostrato di essere un vero e proprio nostalgico.

Il film, a metà tra fantascienza e società distopica, racconta della deriva presa dalle relazioni sociali in un mondo dove la tecnologia permea il quotidiano. Tra droni e realtà aumentata sembra proprio di guardare il futuro con gli stessi occhi che vedono oggi i primi visori per giochi virtuali e l’uso di robot comandati da remoto.

La pellicola narra di una folle corsa videoludica per ottenere l’eredità del creatore del gioco, premio da guadagnarsi acquisendo le 3 chiavi poste alla fine di 3 diverse missioni. Milioni di giocatori in OASIS partecipano con l’obiettivo di diventare milionari ed ottenere in eredità la proprietà dell’infrastruttura digitale del gioco.

Il film si fa piacere per la capacità di far sorridere lo spettatore e per tenere alta l’attenzione del pubblico offrendo vere e proprie dediche al glorioso passato cinematografico e videoludico.

Il tema fantascientifico è un tema molto caro al regista di Cincinnati, basti ricordare alcuni dei suoi grandi classici come E.T., Minority report e La guerra dei mondi. In Ready player one però qualcosa cambia: Spielberg raggruppa in un unico film alcuni dei simboli più amati dai fan del genere degli ultimi 40 anni.

Se vedere il protagonista montare su di una DeLorean DMC-12 CHE riporta indietro nel futuro ripensando alla trilogia di Zemeckis, le console Atari, King Kong e il Gigante di ferro danno il colpo di grazia. È impossibile non provare un minimo di nostalgia rivedendo sul grande schermo alcuni degli elementi simbolo dell’infanzia di intere generazioni.

Se l’elemento che accompagna il pubblico durante tutto il film è la nostalgia, lo stesso vale anche per la regia. Nella sbalorditiva rievocazione dell’hotel Overlook dove i protagonisti si imbattono per cercare la seconda chiave, c’è tutta la volontà di ricordare l’amico del regista, Stanley Kubrick. Si tratta in effetti di vera e propria dedica al regista di New York. I due si conobbero nei primi anni 80 negli studios quando Kubrick iniziò a girare Shining e Spielberg I predatori dell’arca perduta, da qui il significato di una citazione che è molto più significativa ed intima di quello che il film può lasciare trasparire.

L’ambientazione è tipica dello scenario distopico degli anni della guerra fredda, con forti richiami a condizioni di estrema povertà ed inquinamento ambientale (tema oggi più attuale che mai). Gli esseri umani vivono in grandi container e abitazioni anonime, senza troppe interazioni con il mondo esterno, sempre meno ospitale. L’unica via di fuga alla quotidianità è la realtà virtuale, da qui l’importanza di OASIS, non solo un gioco, ma un vero e propria realtà per milioni di utenti.

Un film di fantascienza, di finzione, una storia ambientata in un improbabile futuro prossimo, ma anche uno spunto di riflessione sul nostro domani.

Un film fatto di ricordi, adrenalina ed amicizia. In un mondo dove tutti vivono isolati nella propria realtà virtuale Spielberg ci mostra come esista ancora una speranza per l’essere umano: le relazioni sociali.

Vox Zerocinquantuno n.22, Maggio 2018

In copertina foto da


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film

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