Referendum costituzionale: le ragioni dell’esito di Jacopo Bombarda

A un mese dal referendum costituzionale, è possibile senza pretese da esperti proporre una lettura di alcune ragioni che ne hanno determinato l’esito.

Il sentimento “anti-elite”: si sta diffondendo sempre più, fra gli elettorati dei Paesi cd. “sviluppati”, un sentimento qualificabile come “anti-elite” o, per restare entro i confini nazionali, “anti-casta”. Matteo Renzi si è sempre impegnato parecchio nell’offrire di sé l’immagine di colui che avrebbe scardinato, anzi “asfaltato”, le caste che “da decenni paralizzano il Paese”: eppure, proprio lui è attualmente percepito come il principale esempio di politico legato più al Palazzo che a ciò che accade fuori.

Matteo Renzi, l'ex Presidente del Consiglio (foto dal sito del Partito Comunista)
Matteo Renzi, l’ex Presidente del Consiglio (foto dal sito del Partito Comunista)

La personalizzazione: l’ex Presidente del Consiglio sapeva bene di dover lavare un “peccato originale” non da poco, per una figura propostasi all’attenzione del Paese alla sua maniera. Doveva, cioè, conquistarsi una legittimazione popolare tramite un voto che riguardasse il più possibile la sua persona e, di conseguenza, l’operato del suo governo. Sottovalutando colpevolmente i segnali che emergevano in realtà da tanti settori, geografici e sociali del Paese, ha così condizionato la sua permanenza al Governo alla vittoria dei sì.

La televisione: Matteo Renzi ha condotto quasi del tutto la sua campagna in TV, partecipando quotidianamente alle trasmissioni più disparate, senza trascurare alcuna fascia oraria e rete televisiva. Rispetto alle posizioni del sì totalmente rappresentate da Renzi, le posizioni del No, in TV, sono state così rappresentate dalla parte migliore del vasto fronte dei contrari. Professori e intellettuali di chiarissima fama si sono spesi in prima persona, rivelando tutti un’inaspettata capacità di dominare il mezzo televisivo e risultando molto più convincenti delle loro controparti schierate per il Sì.

Il partito” VS “l’accozzaglia”: il PD ha rivelato di non essere più un partito “radicato” e “strutturato”. Sui famosi “territori” la campagna referendaria non è stata condotta con la necessaria intensità. I toni aspri e sprezzanti utilizzati nei confronti dei dubbiosi (oltre che degli avversari) hanno eroso il margine di consenso. Le tecniche di persuasione utilizzate da alcuni ras locali non hanno sortito effetto, facendo fare in compenso una pessima figura al partito. Cosicché i suoi elettori non hanno sostenuto compattamente il sì. Dall’altra parte, l’”accozzaglia” ha tratto la sua forza proprio dal non essere un fronte omogeneo e organico: ciascuna delle componenti (Lega, M5S, Sinistra PD, Sinistra non PD, e altri) ha lavorato senza occuparsi delle altre, occupandosi solo, e con successo, di compattare e portare al voto i “suoi”. Solo gli elettori di Forza Italia hanno mostrato un voto “mobile”, a causa delle note vicende che oggi la riguardano. Il risultato è sotto i nostri occhi.

Alla fine, il merito: siamo infine sicuri che gli italiani abbiano votato senza capire il senso della riforma? È probabile, in effetti, che in pochi abbiano letto e compreso tutto il nuovo art. 70. Ed è altrettanto probabile che però il senso della riforma sia stato compreso e non condiviso. Che si sia capito che la riduzione dei costi era solo simbolica, tutt’al più qualcosa di propagandistico il “taglio delle poltrone”, che il “superamento del bicameralismo paritario” veniva realizzato in modo confuso e contraddittorio. Il tutto però da scontarsi con una sostanziale compressione del diritto di voto e dunque degli spazi di democrazia, con il benestare delle (tristemente) famose “elites”.

Vox Zerocinquantuno n6, Gennaio 2017


Jacopo Bombarda, classe ’88, laureato in legge.

 

(40)

Share

Lascia un commento