Report: il ruolo del giornalismo tra politica e informazione, di Jacopo Bombarda

Report è trasmissione che nel corso della sua ventennale attività sotto la guida del suo volto storico, Milena Gabanelli, si è guadagnata gli strali e le denunce di molti soggetti che non gradivano le sue indagini e i suoi servizi; e parallelamente, anzi proprio per questo motivo, una sempre crescente credibilità, tanto da costruirsi la fama di esempio di giornalismo “che non fa sconti a nessuno”.

In effetti, è difficile dubitare del fatto che Report e dunque la sua redazione abbiano dimostrato, in tanti anni, di non avere protezioni e di non rispondere ad alcun editore più o meno occulto, che non fossero i cittadini/fruitori del servizio pubblico: del resto, tale fama è suffragata da ascolti sempre particolarmente lusinghieri, che altre trasmissioni parimenti valide ma più giovani e meno radicate in un certo tipo di immaginario faticano di più ad avere (si pensi a Presadiretta di Riccardo Iacona).

La libertà perseguita da Milena Gabanelli e dalla sua redazione in un Paese in cui non si può dire che sussista una completa libertà di informazione ha portato Report, come detto, a cozzare spesso e frontalmente contro poteri altrimenti intoccabili.

In particolare, Report è stata per lungo tempo nel mirino delle maggioranze di governo facenti capo a Silvio Berlusconi, che hanno tentato in vari modi di silenziarne la voce e l’attività.

Stando così le cose, a fianco di Report, più o meno convintamente, si è allora schierato il variegato “campo” che si opponeva a Berlusconi, composto da personalità ascrivibili all’area di sinistra o di centrosinistra, e ciò ha finito per far acquisire a Report un patentino di trasmissione “vicina al Pd”.

È del 2011 infatti, all’indomani dell’ennesimo scontro con la coalizione guidata da Silvio Berlusconi allora al suo ultimo anno di governo, l’appello a difesa di Report firmato da tantissimi artisti e intellettuali, fra i primi e più prestigiosi Roberto Benigni.

Ma la nomea di trasmissione collaterale al Partito Democratico si accresceva allorché, all’immediata vigilia delle elezioni politche 2013, la giornalista Sabrina Giannini confezionò un servizio riguardante gli incarichi della moglie del leader dell’IDV Antonio Di Pietro, che proprio allora aveva annunciato che il suo partito non avrebbe appoggiato la coalizione di centrosinistra.

Come andò la vicenda è storia nota ad alcuni: la Giannini, correttamente, intervistò Di Pietro, il quale tentò di fornire una spiegazione in effetti sensata, ossia che la moglie (sposata in seconde nozze), era già un avvocato potente ed importante ben prima del suo matrimonio con lui, e che dunque non avrebbe (anzi, non aveva) alcun bisogno di lui per ottenere alcun incarico.

Ma il povero Di Pietro venne tradito sul più bello dalla lingua italiana, e se ne uscì con il tristemente famoso “mia moglie… non è mia moglie” che pose di fatto fine alla sua avventura politica.

Report, non risparmiò neppure il M5S, che pure solo poco prima aveva inserito Milena Gabanelli fra i suoi candidati alla Presidenza della Repubblica (ottenendo uno stupito rifiuto).

Foto da liberoquotidiano.it

Oggi Milena Gabanelli ha abbandonato, dopo vent’anni, la direzione e la conduzione del programma lasciandole a Sigfrido Ranucci (uno dei suoi più vecchi e validi collaboratori).

Il quale ha fatto partire la nuova stagione del programma trattando vicende di stringente attualità, di grande importanza (ci si ponga la domanda: cosa succederebbe se casi simili capitassero, per fare qualche esempio, in Francia, o in Germania, o in Gran Bretagna?) e di cui in pochissimi parlano.

Il caso Alitalia, la crisi del quotidiano di Confindustria “Il Sole 24Ore”, taciuta da quasi tutti gli organi di informazione, e soprattutto la fallimentare avventura imprenditoriale di Roberto Benigni.

Ciò ha causato la veemente reazione del Pd, molti membri del quale hanno minacciato contromisure a tutti i livelli, sia giudiziario, che politico, ventilando la chiusura del programma.

Roberto Benigni, fra i più autorevoli e convinti firmatari dell’appello nel 2011, ha deciso di querelare la trasmissione, dopo aver rifiutato l’intervista che pure gli era stata chiesta da Report.

Si può concludere, con una certa amarezza, che in Italia quasi nessuno – neppure alcuni fra i cittadini più colti, intellettuali ed apprezzati anche all’estero, oltre che partiti che si richiamano alla democrazia a partire dal nome – ha ancora ben compreso il vero ruolo del giornalismo, riducendolo o trasfigurandolo a servizio di interessi di parte, quasi che il compito di una trasmissione di informazione e di attualità, peraltro facente capo al servizio pubblico fosse aiutare un partito e non catalizzare l’attenzione dei cittadini su vicende ritenute meritevoli di approfondimento.

Vox Zerocinquantuno n 10 aprile 2017


Jacopo Bombarda, classe ’88, laureato in legge.

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