Ritorno di fiamma, di Chiara Di Tommaso

 

“La storia si ripete”, borbotta mia nonna con un sorriso malinconico. Rivede in me, che torno a casa all’alba, i suoi figli che facevano esattamente la stessa cosa trent’anni prima. Stessa isola, stesso mare, stessi ritmi: cambiano solo i protagonisti. Storie diverse di persone diverse, ma che in qualche modo, in alcuni aspetti, ritornano, ciclicamente si ripresentano. Così mi chiedo, e la Storia si ripete? Quella maiuscola, che sta ad indicare in un certo senso l’insieme di tutte le storie, di tutte le vite, dei cambiamenti e sconvolgimenti che si sono susseguiti nei secoli.
Gli otto anni di studio della Storia da dietro ai banchi di scuola, grazie ad alcuni professori e alle loro iniziative più che ai manuali, mi hanno dato la conferma su ciò che si sa da sempre per sentito dire. Scontato quanto vero, studiare il passato è fondamentale per comprendere il presente. Innanzitutto perché ciò che è già stato fatto, anche se da altri, va a costituire l’esperienza, o come la definisce Oscar Wilde “il nome che gli uomini danno ai loro errori”. In più vi è davvero una corrispondenza tra gli eventi, un ripetersi dovuto non a chi sa quale misteriosa provvidenza, ma piuttosto al saldissimo principio di causa-effetto, che assicura e scandisce una catena di avvenimenti e delle loro quasi sempre necessarie conseguenze. In questo tipo di discorso bisogna però tutelare quella che è l’unicità dei fenomeni e la loro irripetibilità. Nulla tornerà identico a come è già accaduto e per questo non è possibile agire su esso allo stesso modo.

Ultimamente si parla spesso di una “ricomparsa di sentimenti fascisti”. Non si tratta delle solite, anche se più frequenti, azioni di folli nostalgici, che imbrattano i muri di svastiche e sbandierano le loro idee estremiste, ma soprattutto della rinata e cieca intolleranza che si è diffusa tra la gente.
L’ultimo numero dell’Espresso parla di una “Nazitalia”, citando episodi di cronaca quali manifestazioni, aggressioni, violenze, riportando interviste a persone che parlano di “difendere la patria a calci e pugni” e facendo riferimento ai partiti quali Lega e Forza Italia e alle loro campagne xenofobe.
Su la Repubblica si legge di ronde auto organizzate per la “sicurezza delle strade” con il supporto di Forza Nuova.
Sui Social troneggia la rabbia e gli attacchi verbali sono pane quotidiano, ogni occasione è buona per insultare il nuovo capro espiatorio. Proprio in questi giorni gli utenti si sono scatenati contro un parroco toscano per aver postato una foto con dei ragazzi migranti ospiti della sua parrocchia  che aveva portato in piscina per un pomeriggio di svago insieme. Per questo é stato anche definito ‘prete anti-italiano’ da Matteo Salvini stesso.
Qualche mese fa davanti alla mia scuola, il Liceo Righi di Bologna, si sono presentati quattro ragazzi con uno striscione che dettava “RESISTENZA ETNICA”. Sbigottita davanti a quelle parole e davanti all’ignoranza di quei miei coetanei, mi sono chiesta come fosse ancora possibile una cosa del genere, ancora oggi, proprio lì davanti ai miei occhi.
Insomma, questo “risorgere dalle ceneri” di forze che non erano mai state del tutto sepolte è inaccettabile ma spiegabile. Se si guarda indietro si può vedere quanto è stato facile in passato cadere nella trappola. Situazioni di forte disagio sociale ed economico della popolazione, come quella del primo dopo guerra per la Germania, sono campi fertili per la propaganda che strumentalizza l’instabilità e l’insicurezza comune contro uno pseudo nemico da combattere insieme. Come avevano attecchito le leggi razziali e l’antisemitismo, oggi si ritorna indietro a sparlare di “mantenere l’integrità del popolo italiano” e della crisi economica vengono facilmente incolpati i migranti.
Bisogna stare attenti a chiamare le cose con gli stessi nomi, perché è evidente che dopo quasi cent’anni la Storia non si ripete “uguale”, come diceva mia nonna, ma è anche necessario aprire gli occhi e  drizzare le orecchie, perché le analogie con una delle peggiori fasi del nostro recente passato sono moltissime.

Vox Zerocinquantuno, n 14 settembre 2017

 

 

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