Roberto di Marco presentato al Vag 61 di Bologna, di Riccardo Angiolini

Esperienza culturale, spunto di riflessione sulle realtà di sinistra nostrane

Al Vag 61di Bologna nella serata del 23 ottobre scorso, appena fuori porta San Donato in via Paolo Fabbri 110, ha avuto luogo un incontro riguardante la figura dello scrittore e poeta palermitano Roberto di Marco, uno dei fondatori del gruppo 63 e militante della nuova sinistra antagonista. 

L’evento è stato organizzato all’interno del centro di documentazione dei movimenti Lorusso -Giuliani sito in quel locale, per presentare le riviste politiche degli anni 70-90 della biblioteca dello scrittore, donati dalla moglie e dalla figlia.
Nonostante le premesse, l’incontro si è concentrato piuttosto sulla biografia di Roberto, sulla sua posizione politica, sui risvolti del suo pensiero marxista e altri dettagli legati ad una figura tanto singolare, commemorata e resa in maniera più nitida soprattutto grazie alla moglie Lella e al tributo video della figlia Maria Rosa, entrambe residenti a Bologna. Questo punto in particolare è stato di rilevante interesse e capace di regalare tanti spunti di riflessione.

Foto Angiolini

Insomma: un’iniziativa certamente non convenzionale, caratterizzata da una fortissima matrice umana e politica che, com’è facile immaginare, si rivolge ad una vecchia sinistra che ha sempre distinto in maniera assai viva questa città.

Non sono difatti un segreto gli epiteti riservati a Bologna riguardo il suo orientamento politico: fra tutti, “la Rossa” è certamente il più celebre. Un’antica urbe di origini romane, contesa fra le signorie locali, i poteri d’oltralpe e lo Stato pontificio, ma della quale gli orgogliosi cittadini non hanno mai visto di buon occhio il potere autoritario. Magari, proprio per questa eredità storica, nuclei della sinistra socialista, comunista ed anarchica hanno sempre trovato un terreno fertile all’interno delle sue mura.
Nel dopoguerra soprattutto, in seguito alle tenaci resistenze partigiane che riguardarono l’intera regione, Bologna divenne centro vivo e fiorente per le correnti di pensiero non soltanto antifasciste, ma legate all’universo del Comunismo. Dai più rigorosi e fedeli marxisti per arrivare ai filosovietici, agli Stalinisti e ai Maoisti, tutti accomunati dal concetto di opposizione all’autorità capitalistica e lotta operaia. Un calderone di menti, idee ed agitazione che faceva della giustizia sociale il suo punto cardine.

Fondamentali allo sviluppo e alla diffusione di questa mentalità furono le ricorrenze, gli incontri di comunità e i centri sociali autogestiti, luoghi adibiti all’organizzazione di proposte ed eventi socialmente utili che, nella realtà dei fatti, si colorarono di una tinta politica ben definita. Il rosso vivo delle sinistre, spesso e volentieri quelle extraparlamentari, delle quali erano rappresentanti e motivati portatori i giovani, vero motore e linfa di questi centri. Data la forte connotazione politica, talvolta ben orientata verso un ramo specifico ideologico ben definito, divennero oltretutto i gangli della diffusione di questa cultura alternativa, dov’era possibile assistere a incontri o seminari, partecipare a conferenze, consultare riviste e giornali di parte, o ancora (e forse più importante) libri e saggistiche non reperibili altrimenti.
Volendo adoperare un termine oramai accolto con forte accezione negativa, si potrebbe dire che erano il fulcro attivo della dottrina di sinistra, fautori della propaganda, dell’azione sociale e, si passi l’espressione, dell’”indottrinamento” delle nuove leve.
Il mondo dell’estrema sinistra conobbe tuttavia uno sfaldamento, attorno al ventennio fra anni Ottanta e Novanta, che mise in luce le insanabili discrepanze ideologiche che impedivano una concreta conciliazione e organizzazione fra le diverse parti. Un po’ per la disgregazione delle varie “scuole di pensiero”, un po’ per lo strapotere del mondo capitalista, quest’ala politica un tempo così vivace ha finito per perdere gran parte della sua vecchia spinta, e la senilità pare aver calmato le sue agitazioni.

Ci si chiede dunque, nello scenario odierno, che ruolo abbiano centri sociali autogestiti come il Vag. Rappresentano ancora un raccordo fra un determinato tipo di cultura e la popolazione? La risposta a questa domanda non può che essere affermativa, dato che le iniziative e la partecipazione non mancano, specialmente a livello studentesco. Tuttavia non si può ignorare come il “pathos” politico riguardante questi centri sembri decisamente scemato, forse in maniera irrimediabile
Si potrebbe contestare dicendo che, passeggiando fra le vie di Bologna, è quasi impossibile non incappare il slogan scritti sui muri, in striscioni, in ragazzi che fanno volantinaggio e che dirigono ai passanti un messaggio o un invito legato a questa ideologia. Le bacheche delle aule universitarie strabordano di manifesti riguardanti eventi o iniziative che, spaziando da conferenze a tema a presunte mobilitazioni ed occupazioni, sono testimonianza cartacea che gli istinti della sinistra extraparlamentare fremono ancora. Ma è davvero questa la riprova che questo pensiero viva ancora, che sia capace di spingere così tante persone ad agire? E stavolta, prima di rispondere, dovremmo pensarci attentamente.
Più che una presenza vivente e tangibile, oramai questa corrente lascia udire soltanto echi, ormai fievoli, di un passato che non ha saputo rinnovarsi. Come allo stesso incontro al Vag hanno testimoniato alcuni amici di Roberto di Marco, gli studiosi e politologi Emanuele Montagna e Franco Soldani, per i quali la scissione politica di quella vecchia sinistra è avvenuta anche a causa di una mancata modernizzazione dei suoi ideali e delle sue dinamiche. Lo stesso filone marxista, tanto caro allo scrittore siciliano, non è stato capace di adattarsi e porsi in maniera pratica di fronte all’attualità. O per meglio dire, la maggior parte dei suoi seguaci non hanno saputo muoversi in una nuova, e sconosciuta, direzione.

Tutto ciò non sta però a significare che, in futuro, non potrebbero venire spunti ed idee che svecchieranno i concetti propugnati da questa sinistra. Il reale ruolo odierno assunto dai centri sociali è proprio questo: proporre alla gioventù insoddisfatta, oltre che sempre validi riferimenti culturali, una valvola di informazione alternativa che li spinga a riflettere, a pensare a soluzioni, per l’appunto, alternative.
Forse i tempi delle ribellione e delle agitazioni non torneranno (o forse sì?), ma è sicuramente giusto che esistano luoghi ed eventi come questi che allarghino i propri orizzonti personali riguardo a certe tematiche, a certe ideologie.
“Io non scrivo per niente e per nessuno!” sentenziò Roberto di Marco durante una conferenza tenutasi proprio a Bologna riguardo al suo libro: “La terza ondata”. Questa forte asserzione, proposta dalla figlia nel tributo video da lei preparato, serviva a rispondere ad una domanda particolarmente spinosa, a proposito del pubblico a cui era rivolto il suo lavoro. E probabilmente, a maggior ragione per uno scrittore d’avanguardia, non poteva esistere risposta migliore, in tutta la sua brutale esuberanza.
Le nuove idee e le intuizioni rivoluzionarie non nascono da uno studio, da una ricerca riguardo a chi le andrà ad ascoltare. A quel punto le idee marcirebbero in stereotipi, e gli ascoltatori in pubblico ammaestrato. L’istinto del nuovo viene da sé, che sia in seguito a studio o ad una causale epifania non fa differenza, poiché a quel punto è già maturo per essere proposto con coraggio, privi della certezza matematica che venga capito e accolto.

La matrice ideologica e politica dei centri sociali resta perciò, com’è giusto e naturale che sia, condivisibile o meno, accettata o rifiutata ma è chiaro che, finché questi propongano temi che facciano riflettere piuttosto che indottrinare, continueranno ancora a ricoprire un ruolo non trascurabile all’interno della società. Di giovani che pensano, in fondo, se ne avverte veramente l’urgenza.

Vox Zerocinquantuno n.28, ottobre 2018


Altri libri e documenti politici sul 68 della biblioteca dello scrittore sono stati donati:

-al CENTRO DI DOCUMENTAZIONE MARCO PEZZI A BOLOGNA

-ALLA BIBLIOTECA TASSINARI DI FERRARA

mentre LA MAGGIOR PARTE DEI TESTI DI LETTERATURA ITALIANA E STRANIERA I CLASSICI DI POLITICA ED ECONOMIA, MANOSCRITTI E CARTEGGIO SONO IN FASE DI CATALOGAZIONE E ANDRANNO A COSTITUIRE IL FONDO DI MARCO ALLA BIBLIOTECA UNIVERSITARIA BOLOGNESE

(20)

Share

Lascia un commento