Rosanna Chiessi: la poliedrica collezionista che portò le avanguardie in Emilia-Romagna, di Roberta Antonaci.

Al Mambo, fino al 16 settembre 2018, è in corso la mostra intitolata Rosanna Chiessi: Pari&Dispari, ospitata nella Project Room del museo. Sono esposte opere dei maggiori artisti delle avanguardie internazionali, ognuno dei quali è entrato in contatto con la particolare figura di Chiessi o l’ha direttamente omaggiata con un’opera a lei dedicata.

Due cenni su questo personaggio a cui si deve la conoscenza di gruppi e movimenti artistici italiani e non. Rosanna Chiessi studia e vive a Reggio Emilia, dove fonda nel 1962 la Galleria d’arte il Portico. Qui ospita importanti esponenti del Novecento italiano, nomi come Guttuso, Carlo Levi o Ernesto Treccani. Sempre a Reggio Emilia fonda, nel 1971 la casa editrice Pari&Dispari, con la quale pubblica numerose edizioni grafiche che sono diffuse e apprezzate a livello internazionale.

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L’interesse di Chiessi si concentra, a livello di produzione artistica, sull’importanza del gesto, e quindi dell’arte performativa: oltre ad essere gallerista ed editrice, si fa anche promotrice e organizzatrice di happening ed eventi performativi. Per citarne uno, il festival Tendenze d’arte internazionale del 1977. Un altro movimento che attrae la protagonista della mostra in corso è Fluxus, che è proprio lei a portare in Italia per la prima volta. La corrente artistica ha come protagonista Joseph Beuys (in mostra il suo Giaccone firmato del 1984), punta di spicco dell’arte d’avanguardia in generale, sperimentatore, innovatore che ha fatto molto parlare di sé e della sua opera davvero anticonformista. La passione di Chiessi per l’arte non ha confini delimitati a un solo genere, ma spazia molto, alimentata dal fermento culturale del secolo scorso. Quel periodo ha mandato in frantumi qualsiasi canone o preconcetto sull’arte, e ogni movimento o personaggio del mondo culturale ha provato a suo modo a sperimentare qualcosa di nuovo. Tutto questo è stato portato dalla collezionista in Italia, ed è stato condiviso con il suo territorio. È per questo motivo che oggi Bologna vuol renderle omaggio così, ricordandola attraverso l’opera degli artisti che lei ha coinvolto, che l’hanno seguita e hanno creato qualcosa con e per lei.

La mostra è organizzata in un’unica sala, in cui sono esposte non solo opere ma anche dediche di ogni genere, ironiche e affettuose e, in linea con una certa intimità che l’esposizione trasmette al suo pubblico, oggetti più o meno personali degli artisti. Ad esempio su un tavolo sono messe in una teca un paio di scarpe macchiate di vernice di più colori. Proprio di fronte a esse è esposta una tela di Shozo Shimamoto, Certosa-11 – Capri (2008): le scarpe sono quelle dell’artista, quelle usate durante la realizzazione dell’opera.

Qualche fotografia, molte opere: la mostra fa conoscere Rosanna attraverso gli artisti che l’hanno circondata, attraverso l’arte che l’ha appassionata. E la cosa più bella è che è stato suo grande desiderio, realizzato, quello di appassionare anche la sua città, la sua regione e la sua nazione, ad un fermento culturale che ancora si sente vivo in questa esposizione, all’interno della fucina artistica del Mambo.

Vox Zerocinquantuno n.24, luglio 2018

Foto Giorgi Bianchi | comune Bologna


Roberta Antonaci ha conseguito la laurea triennale in DAMS arte e la magistrale in Semiotica presso l’Università di Bologna. Esperta di arte, applica le teorie della comunicazione al fine di leggere anche le più recenti forme di espressione artistica a partire dai loro aspetti formali, e a questi dedica la sua ricerca sul campo, esplorando mostre ed eventi legati al tema.

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