Rosso Istanbul, di Ferzan Ozpetek. Recensione di Rosalinda Bruno

Lui. Lei. Due storie che si intrecciano. Una città: la meravigliosa Istanbul. Rossa all’alba e al tramonto, con le sue meravigliose cupole bianche e blu, i palazzi gioiello, le moschee, le candele, i bazar colorati, i profumi delle spezie, il calore della gente, il fuoco della rivoluzione.

Tra caffè e hamam, amori irrisolti e tradimenti svelati, nostalgia e passione, i destini di un regista turco e di una donna inesorabilmente si sfiorano e, alla fine, convergono.

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Rosso Istanbul è un romanzo autobiografico; il regista ritrova le sue origini in uno dei viaggi di ritorno a casa, dove si reca a trovare la madre e dove sono rimasti anche i suoi fratelli e amici di infanzia. Il suo viaggio ad Istanbul si sfiora con quello di una seconda protagonista, Anna, in viaggio di lavoro e piacere con il marito e un’altra coppia più giovane. La permanenza di Anna nella città verrà segnata da un evento che ne stravolgerà completamente la vita di ordinaria moglie quarantenne in carriera. Come Ferzan ritorna indietro nel tempo alla sua infanzia e adolescenza, al rapporto col padre ormai scomparso, alla donna che è stata sua madre, alla complicata affermazione della sua sessualità, così Anna si ritrova catapultata in una città a lei sconosciuta e denudata di tutte le sue certezze, della sua routine, dei suoi obiettivi, e Istanbul diventa per lei un forzato quanto bramato ritorno a se stessa.

Consapevolezza, dolore, nostalgia e amore.

Il romanzo è scritto in parte in prima persona e in parte in terza. La vicissitudini di Ozpetek e quelle dell’altra protagonista del romanzo si intrecceranno, ma le vicende di Anna sono raccontate da una voce esterna, il ché contribuisce ad aumentare la curiosità e il mistero sul chi sia a raccontare le peripezie dell’altro protagonista. Meraviglioso ritratto di vite, storie che si muovono parallele, luoghi che cambiano ma che, in alcuni dettagli, mantengono la loro autenticità. L’elemento fondante di questo racconto sono i momenti di sorpresa dei personaggi che continuano a sorprendersi dei propri pensieri e delle proprie azioni.

Rosso Istanbul è uno di quei romanzi che anche a distanza di tempo riprenderai e rileggerai con piacere. Perché è un canto di amore che ognuno di noi vorrebbe fare alla propria terra natia, alle proprie origini. È un inno alla nostalgia di quello che eravamo, che ci sembra per certi versi sempre migliore di quello che siamo diventati.

Vox Zerocinquantuno n.9, aprile 2017


Rosalinda Bruno, laureata in Sociologia e Ricerca Sociale presso l’ Università di Bologna, è impegnata e interessata allo studio dei fenomeni migratori, con un focus sul genere. Collabora con associazioni di donne native e migranti attive sul territorio bolognese e con il Centro interculturale Zonarelli a Bologna.

 

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