Sala Borsa: bambini, libri e integrazione, di Giacomo Bianco

In un Paese sempre più multiculturale che tuttavia fa fatica ad accettare la nuova realtà che sta cambiando, come testimoniano sia le polemiche scoppiate sullo Ius Soli che l’atteggiamento d’insofferenza verso l’accoglienza dei migranti che sbarcano sulle nostre coste, la Sala Borsa Ragazzi di Bologna offre una delle più vaste raccolte di libri per ragazzi in lingua straniera per rispondere all’esigenza dei cittadini stranieri, e dei loro figli.
Siamo una biblioteca pubblica comunale che deve soddisfare i bisogni culturali espressi e inespressi di tutti i cittadini che abitano sul suo territorio e visto che Bologna, come altre città italiane, è cambiata dal punto di vista culturale, anche noi abbiamo deciso di modificare i nostri metodi in base a questo cambiamento. Gran parte dei bambini ha un genitore che parla una lingua diversa dall’italiano o ha comunque nel suo patrimonio culturale linguistico una lingua madre diversa dalla nostra”.

Così esordisce Enrica Menarbin, una delle responsabili del progetto Un libro nella tua lingua madre che insieme ad Antonella Saracino, ci ha guidato nel nostro tour tra gli ambienti della struttura. Dunque la biblioteca ha la missione di servire la città e di cercare di rappresentare tutte le comunità linguistiche dando loro opportunità di leggere i testi nelle proprie lingue.
Parlando con lei ci accorgiamo come, dopo tanti anni a contatto con il diverso o con realtà culturali altre, consideri la parola “integrazione” superata. “Non riesco a definire un bambino cinese se è nato al Sant’Orsola e frequenta la materna a Bologna: è questo il momento in cui le cose stanno cambiando o debbano per forza cambiare nella nostra percezione – Ribadisce il concetto Enrica- ma noi, inteso come società italiana in generale, facciamo fatica a “stare dietro”a questa nuova realtà e non sempre la accettiamo.”
Il fatto di avere libri in tante lingue significa proprio dare evidenza della realtà eterogenea di questa città: l’obiettivo è che gli scaffali della biblioteca siano lo specchio della Bologna di adesso e della nuova realtà culturale.

Ma in Sala Borsa Ragazzi non ci si limita solo alla raccolta e all’esposizione dei testi in lingua madre diversa dall’italiana, ma si effettuano anche letture, come quelle bilingui, alle quali i bambini partecipano entusiasti e numerosi. Non si tratta di una mera traduzione dalla lingua straniera all’italiano, cosa che, come dice Antonella Saracino (che si dedica proprio a queste attività di lettura) annoierebbe il bambino, ma della lettura di un testo in due lingue, che può essere italiano e inglese, italiano e arabo, italiano e giapponese, è così via con altri binomi.“Si legge in lingua italiana e in un’altra lingua diversa contemporaneamente: per esempio si fa la lettura di una favola, per lo più famosa, con voce narrante in italiano e i dialoghi in un’altra lingua; ma si può anche alternare l’ordine. Oppure il testo in italiano e il ritornello nell’altra lingua madre.”
La scelta del libro adatto per fare questo tipo di lettura non è un lavoro facile. Ci spiega Antonella come si debba scegliere un libro fortemente scandito da una struttura molto precisa in cui si possa inserire questo tipo di alternanza. Scegliendo una favola famosa si agevola il compito perché il bambino conosce già la narrazione e, in questo caso, la lingua straniera può essere usata appunto nel ritornello che si ripete continuamente.
Nulla è lasciato al caso, ci sono anche delle prove dove si cerca di costruire questa alternanza in maniera sia che funzioni ma anche che le due lingue siano equilibrate, per dare lo stesso valore alle lingue in questione e quindi alle culture che esprimono. Non esiste una lingua che si presta bene a questo tipo di lettura: “In queste letture l’inglese potrebbe sembrare la più gettonata, anche solo per il fatto che i genitori siano più sensibili a questa lingua e spingano i propri figli ad impararla, ma non è così. In realtà spesso ne vengono usate anche di molto lontane dalla nostra cultura, d’altronde i bambini sono attratti dalla sonorità di qualsiasi lingua.”

Il nostro giro si conclude con una visita alla Sala Bebè presentata dalle responsabili, almeno per quanto riguarda le dimensioni e i servizi offerti, come una rarità nel panorama delle biblioteche comunali. È molto ampia e, come il resto degli ambienti della Sezione, è ricchissima di libri in lingua straniera: dalle più note a quelle di cui è difficile anche solo pronunciarne il nome.

“Questa identità composita per noi va proposta come ricchezza culturale: le diverse lingue madri presenti a Bologna devono essere ricchezza non solo per la singola famiglia ma per l’intera collettività… e noi questo proviamo a fare.” Quando i bambini mostrano ad altri coetanei con orgoglio la propria lingua d’origine che invece sono restii a parlare all’interno delle mura domestiche e quando i genitori stranieri di questi bambini si emozionano stringendo tra le mani in un luogo pubblico, come la biblioteca comunale della città che li ha ospitati, il testo di una fiaba nella propria lingua che magari la madre lesse loro molti anni prima, si capisce come i risultati del progetto siano già stati raggiunti.
Vanto e orgoglio per i bimbi con lingua madre diversa dall’italiano, arricchimento e curiosità per quelli italiani che partecipano numerosi alle attività bilingui e, infine, riconoscimento per le famiglie della propria lingua in un “luogo altro” rispetto a quello della loro casa e della loro comunità di origine come un patrimonio collettivo: questo è il manifesto del progetto della Sala Borsa Ragazzi. L’emozione e la naturalezza con cui Enrica e Antonella ne parlano in un momento così difficile per il nostro Paese dove sembra si siano persi di vista termini come tolleranza, accoglienza e integrazione, rappresentano la lezione di civiltà che la Sala Borsa di Bologna ci ha impartito quella torrida mattina d’estate .
L’augurio è quello di poter dire un giorno, senza paura di essere smentiti, quello che le responsabili della biblioteca ci hanno ripetuto spesso durante la nostra chiacchierata: “Integrazione? Parola superata”.

Vox Zerocinquantuno, n 14 settembre 2017


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

 

 

 

 

 

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