Salvador Dalì a Bologna: un’esperienza coinvolgente in un mondo surreale di Simone Barbieri

Salvador Dalì, questo sconosciuto. Mi ha sempre affascinato il mondo surreale e onirico dipinto da tale personaggio ed ho provato ad avvicinarmi al suo pensiero attraverso la mostra Dalì Experience. Experience appunto. Questa mostra, organizzata da Co-fine Art e attiva a Bologna sino al 7 maggio 2017 presso Palazzo Belloni in Via Barberia 19, ha lo scopo di avvicinare anche chi non è propriamente un cultore dell’arte surrealista e lo fa attraverso schermi, proiettori, audioguide intensive e interattività che favoriscono uno scambio con le opere e con il pensiero dell’artista spagnolo.
Compito arduo, ma comunque da sperimentare per apprendere al meglio.

La lumaca e l'angelo, Bronzo,1984, e San Giorgio e il drago, bronzo1984. (Foto di Simone Barbieri)
La lumaca e l’angelo, Bronzo,1984, e San Giorgio e il drago, bronzo1984. (Foto di Simone Barbieri)

La mostra si apre con una stanza non troppo grande dove proiettori mostrano, su ogni parete, occhi enormi caratteristici della scenografia utilizzata da Alfred Hitchcok nel film Io ti salverò, dove, appunto, Dalì fu incaricato di rappresentare il sogno del protagonista. Lo spettatore viene così immerso in una sensazione di paranoia persistente e opprimente, caratteristica del pensiero dell’artista catalano, che la mostra cerca di rappresentare al meglio anche attraverso audioguide intensive e mirate.
Esse infatti sono presenti in due varianti: quella in lingua italiana e quella “paranoica”, caratterizzata da racconti in lingua madre degli oggetti in mostra e suoni che cercano di far percepire al meglio allo spettatore le sensazioni scaturite dalla vista delle opere.

La mostra continua in una stanza dove è possibile osservare due statue di elefanti: quello “spaziale” e quello “trionfante”. Il secondo, rappresentato con gambe sottili e molto slanciato, vuole siboleggiare la spinta e la fiducia di ogni individuo verso il futuro, pensiero caratteristico di Dalì nonostante il suo parallelo senso di cupezza e paranoia persistente nel presente.

Tale positività è osservabile anche dal soggetto a cavalcioni dell’ animale, intento a suonare una tromba, simbolo di gioia e di trionfo.

Elefante trionfante, bronzo-1975 e elefante sapziale, bronzo 1980. (Foto di Simone Barbieri)
Elefante trionfante, bronzo-1975 e elefante sapziale, bronzo 1980. (Foto di Simone Barbieri)

Alle pareti della stanza sono presenti disegni dell’autore raffiguranti scene raccontate nelle fiabe di La Fontaine, autore del XVII secolo, che Dalì rappresenta al meglio facendo immergere lo spettatore in un mondo di sogni e di realtà sconosciute che vedono gli animali come protagonisti. L’audioguida narra allo spettatore la favola rappresentata, permettondogli la completa immedesimazione nella vicenda e la comprensione della morale del racconto.

Il surrealismo, movimento artistico che ha l’intento di rappresentare la manifestazione naturale del pensiero, senza l’interferenza della ragione o del giudizio, viene raccontato al meglio nella mostra di Palazzo Belloni che spinge lo spettatore ad immergersi completamente nella fiolosofia del maggior esponente del movimento.
Dalì concepiva le sue opere attraverso la tecnica paranoico-critica: mediante lo stadio paranoico della sua mente riusciva a concepire un nuovo significato delle cose che osservava, un aspetto differente degli oggetti presi in considerazione.
Molte altre statue sono presenti nelle stanze successive come La Lumaca e l’Angelo – che rappresenta lo scorrere lento del tempo ed è stata concepita dall’autore dopo l’incontro con Sigmund Freud, padre della psicoanalisi – Persistenza della Memoria – che trae spunto dalla tela più famosa dell’artista in cui il tempo è visto come molle, fluido, dipendente dalla situazione mentale di chi lo osserva – e litografie raffiguranti i personaggi di Alice nel paese delle meraviglie e del Decameron di Boccaccio, opere che hanno affascinato molto l’artista spagnolo.

Venere spaziale e sala interattiva, bronzo 1984 (Foto di Simone Barberi)
Venere spaziale e sala interattiva, bronzo 1984 (Foto di Simone Barbieri)

Proseguendo all’interno della mostra si incontra l’opera Mae West Lips Sofa, divano costruito da Dalì per omaggiare le labbra dell’attrice Mae West. Da notare come in quest’opera il metodo critico dell’autore sia ribaltato: il pensiero paranoico di Dalì spingeva l’artista a vedere figure diverse in oggetti comuni, mentre in questo caso l’opera trae spunto dall’immagine delle labbra della donna da cui l’autore ricava un oggetto di uso funzionale.
Il pensiero paranoico di Dalì si può osservare al meglio anche nell’opera Venere Spaziale; omaggiando la bellezza femminile l’artista rappresenta la donna spaccata in due, come a simboleggiare l’avanzata del tempo che distrugge il corpo della Venere. Il tocco dell’arista sta però nell’uovo, che vuole rappresentare la prosecuzione del genere umano e quindi la positività per il futuro.

Nell’ultima stanza, caratterizzata da specchi alle pareti e schermi raffiguranti figure in movimento, è possibile osservare i Nove Paesaggi daliniani da cui traspare la sensazione di vuoto e disagio della mente dell’artista. Dalì rappresentava i suoi pensieri attraverso disegni e sculture eseguite di scatto, di getto, senza ragionamenti eccessivi, tecnica che riesce ad esprimere al meglio il pensiero del movimento surrealista.
Forse la mancanza di dipinti può dare l’impressione che la mostra risulti vuota, ma così non è, sicuramente grazie alle numerose sculture presenti e all’interattività della mostra che permette un’ immersione completa nella mente dell’artista attraverso l’utilizzo della tecnologia, di luci e di suoni.

Vox Zerocinquantuno n6, Gennaio 2017


Simone Barbieri appassionato di arte, specialmente musica, fotografia e letteratura; diplomato in un Istituto Tecnico Commerciale, studente Dams a Bologna.
Scrittore e fotografo per passione, grande lettore e amante del jazz. Suona il basso elettico da 10 anni, contrabbasso e sassofono da autodidatta.


Persistenza della memoria. Bronzo 1980. (Foto di Simone Barberi)
Persistenza della memoria. Bronzo 1980. (Foto di Simone Barberi)

DALÌ EXPERIENCE

200 opere provenienti dalla collezione “The Dalì Universe”

mostra curata dal gruppo Loop

Palazzo Belloni

via Barberia 19, Bologna

www.daliexperience.it

www.thedaliuniverse.com

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