Salvini, analisi di un consenso virale. Di Matteo Scannavini

Salvini vince, lungo tutto lo stivale. Amato e odiato, mette bocca su tutto ed è sulla bocca di tutti come protagonista di un’attivissima dicotomia narrativa: da capitano degli italiani a bersaglio della stampa di sinistra e della magistratura. Da leader di un partito che aveva preso il 17% alle elezioni, è oggi di fatto il volto globale del governo italiano, nonché il politico europeo più seguito sui social.

Deve parte di questo successo proprio alle piattaforme web, che sfrutta al meglio grazie alle personali doti di comunicatore e all’accurato lavoro del team di propaganda alle sue spalle. Ma lo deve anche all’opposizione, che non solo non trova strumenti per fermarlo, ma ne fomenta anzi il consenso attaccandolo con le sole argomentazione buoniste. Perché dunque è cresciuto esponenzialmente il suo favore elettorale e quanto ancora potrà durare?

Per cominciare, Salvini spopola grazie all’onnipresenza mediatica: via Facebook, Instagram e Twitter, espone costantemente i suoi sostenitori ad un’intensissima produzione di messaggi e dirette video, accomunati da una precisa linea comunicativa: post brevi e dal tono informale. La sua forza sta proprio nella disintermediazione, si pone al pubblico di amici come uomo comune, che condivide momenti di quotidianità (i pasti su tutti) e di colloquialità in mezzo ad altri italiani, delle diverse regioni a seconda di dove siano più imminenti le votazioni. Tratta ogni tema di tendenza, sconfinando spesso oltre la politica, con particolare attenzioni agli episodi di microcriminalità, che denuncia con indosso divise delle forze alle ordine.

All’ombra della sua ultra-esposizione vi è il lavoro del suo abile team d’immagine, diretto dallo spin doctor Luca Morisi, e di supporti internazionali. Lo scorso autunno Alex Orlowski, uno dei primi hacker italiani e fondatore della Water on Mars, rilasciò più interviste riguardo la Bestia di Salvini, un algoritmo in grado di analizzare i commenti e gli indici di gradimento dei post e persino di suggerire i successivi argomenti d’interesse da proporre. Sull’effettiva esistenza e sui poteri di questo software, si discute e si specula tutt’ora. Indiscrezioni a parte, va tuttavia notato come la popolarità virale di Salvini sia sì reale ma anche amplificata dalla percezione ingannevole ed alterabile dei social. La sua schiera di follower (oltre 3 milioni di like su Facebook) comprende infatti anche una parte di opposizione che segue le sue dichiarazioni. Inoltre, come mostrato da Orlowsky, gli hashtag leghisti si diffondono anche grazie ad account finti e al sostegno di gruppi statunitensi facenti capo, non stupisce, ad Alana Mastangelo, esponente italo-americana della NRA, la lobby delle armi.

Qualunque sia la verità dietro questa strategia di propaganda, la certezza è che funziona. Anche se ingigantito sul web, il consenso al leader del carroccio è forte, così com’è altrettanto vero il contrario. L’opposizione infatti abbonda, ma la sua azione è completamente inefficace. In primis sul piano politico, che vede un PD disgregato, paralizzato, incapace di proporre iniziative concrete, se non a livello locale (vedi l’opposizione dei sindaci al dl sicurezza). Le altre forme di contestazione si limitano ad argomentazioni moraliste, che, pur fondate, non smuovono di certo un salviniano dalle proprie posizioni. Dato l’attuale momento storico culturale del paese, che sta gradualmente sdoganando il razzismo in nome del buon senso, non smuovono quell’elettore neanche uno, né cento, né mille morti nel Mediterraneo. Non lo smuovono le manifestazioni contro l’odio e il razzismo, e nemmeno Saviano, che racconta gli orrori delle prigioni libiche dichiarandosi esponente della resistenza.

L’effetto sortito è piuttosto il contrario e si riduce a sollevare folle di utenti che si abbattono con complicità e ferocia sui così detti moralisti pidioti, in un vero e proprio squadrismo da tastiera (fortunatamente solo da tastiera). Constatato che il buonismo non basta, ci sarebbero comunque tanti argomenti da opporre a Salvini: i 49 milioni bruciati dal suo partito, le tante promesse elettorali acchiappavoti non esaudite o la profonda incoerenza ideologica del passaggio da Lega Nord a Lega, con cambio di platea e nemico oltre che di nome. Ma ancora più che con queste critiche, l’opposizione dovrebbe ripartire da idee proprie, volti nuovi e programmi, costruendo se stessa prima di ragionare su come distruggere l’avversario. Questo processo di rigenerazione, come suggeriscono le polemiche contro Salvini per aver mangiato nutella, sembra richiedere ancora molto tempo.

Per ora, il super ministro continuerà a sorridere ai tormentati giornalisti “di sinistra”, così come ai subalterni alleati di governo, rassicurandoli sulla stabilità del contratto mentre li umilia ai seggi elettorali in coalizione col centrodestra. È pronto ad incassare il miglior risultato del partito alle europee, dove, probabilmente, toccherà il proprio apice: in assenza di una opposizione strutturata, l’inasprimento fiscale a cui l’Italia sembra promessa sposa resta per lui l’unico vero pericolo, che potrebbe trasformare l’amore cieco di parte del popolo in disillusione e furia.

Vox Zerocinquantuno n.31, marzo 2019

Foto: Pagina Facebook Matteo Salvini 


Matteo Scannavini, 18 anni, studente. Coltiva la passione per la scrittura e la recitazione realizzando sceneggiature ed interpretando ruoli in cortometraggi prodotti insieme ad amici.

 

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