Salvini / Saviano: storia di un contrasto dove tutti perdono. Di Riccardo Angiolini

Sono circa tre mesi che l’Italia è guidata dall’esecutivo gialloverde formato da Lega e Cinque Stelle, e bisogna constatare che in questo breve lasso di tempo sono piovuti opinioni e dissensi da innumerevoli fronti. Si direbbe una situazione tipicamente italiana, dove l’opposizione difficilmente si risparmia dal dispensare critiche. Tuttavia i provvedimenti presi dal nuovo Governo non hanno lasciato indifferenti anche le altre potenze europee ed internazionali.
Nel bel mezzo di questo vero e proprio fuoco incrociato si è accesa la fiamma di un ulteriore conflitto, ancora una volta all’interno dei nostri confini. Lo scontro vede opporsi il Ministro degli Interni Matteo Salvini e lo scrittore napoletano Roberto Saviano, che da oltre un mese sono impegnati in un ardente botta e risposta senza alcuna esclusione di colpi.

Tutto ha inizio quando, il 21 giugno scorso, il leader della Lega aveva rilasciato dichiarazioni inerenti alla legittimità della scorta di Saviano, che ricordiamo essere seguito e protetto dal lontano 2006. Le parole del ministro, che hanno spiazzato e colto a bruciapelo l’opinione italiana, non hanno dovuto attendere molto per una risposta. L’autore partenopeo, che dopo aver denunciato apertamente alcuni crimini del clan dei Casalesi aveva iniziato a ricevere minacce di morte, non accetta di buon grado quella che, a suo parere, gli stava velatamente lanciando Salvini.
Immediatamente compare un video di Saviano che, dando al rivale del “buffone”, controbatte alla dichiarazione del ministro in modo più che mai pungente. Non solo ridicolizza la proposta del leghista, affermando di non essere affatto spaventato da quella patetica azione di propaganda politica, ma ricorda alcuni trascorsi della Lega legati a contatti con la ‘Ndrangheta. A questo proposito infierisce ulteriormente, usando un’espressione coniata da Gaetano Salvemini e definendo Salvini “Ministro della Mala Vita”.
Nel giro di poco il confronto si allarga, finendo per coinvolgere il presidente francese Macron e il ministro del lavoro Di Maio, ma alla fine l’ultima parola tocca proprio a Salvini. Il politico afferma in conclusione di non dar troppo peso alle parole dei “chiacchieroni” e di preferire i fatti. Constatazione che, tuttavia, non archivia affatto la vicenda.

In un clima così inasprito da queste spiacevoli circostanze, si aggiunge un ulteriore scenario di interesse comune: la situazione migranti. La posizione di Salvini non è mai stata e non è tutt’ora un segreto riguardo a questo spinoso argomento, come dimostrano le recenti svolte della politica estera adottata dal nostro Paese. Anche in questo caso Saviano non ha esitato ad esprimere il proprio dissenso. Un dissenso che, a giudicare dai numerosi post su Facebook e Instagram, è più vicino al disgusto vero e proprio. Ancora una volta al centro del suo mirino vi è lui, Matteo Salvini, che viene continuamente appellato, biasimato e criticato piuttosto duramente dallo scrittore partenopeo.
In diverse occasioni il confronto fra i due si è riacceso, ad esempio in seguito ad una foto di Saviano che, in segno di solidarietà nei confronti dei migranti, indossava la maglietta rossa di Libera, rossa come “l’emorragia della società”. A questa sfilata di proteste Salvini ha risposto a sua volta con un selfie, qui è il caso di dirlo, piuttosto infelice, mentre lo si vede indossare una maglietta riportante la goliardica espressione “Vietato svoltare a Sinistra”. Nonostante la questione migranti non possa ovviamente ridursi ad un mero capriccio fra destra e sinistra, l’intenzione del ministro è chiara: ricordare ai contestatori che è sua ferma intenzione proseguire dritto per il percorso intrapreso.

L’ultima e clamorosa svolta che hanno preso le vicende risale al 19 luglio scorso, quando il confronto mediatico fra i due si è aggravato a tal punto da tirare in ballo la giustizia. È nuovamente Roberto Saviano a riaprire le ostilità col rivale, dedicandogli un post su Instagram veramente forte, tanto nelle immagini quanto nelle parole. Abbinate alla fotografia di alcuni migranti morti in mare, infatti, vi sono alcune frasi rivolte direttamente a Salvini, ormai identificato come “Ministro della Mala Vita”: “[…]da papà, quanta eccitazione prova a vedere morire bimbi innocenti in mare? […] l’odio che ha seminato la travolgerà.”
Sono provocazioni veramente aspre, che più che reali accuse ricordano un iracondo Fra Cristoforo che punta il dito verso Don Rodrigo.
Come in precedenza la risposta di Salvini non è altrettanto eloquente, ma più che mai concreta. La promessa di una “carezza” allo scrittore napoletano prende forma nella querela che da qualche tempo era stata minacciata, e stavolta con carta intestata del Quirinale. L’accusa sarebbe quella di diffamazione, ma ciò che lascia davvero a bocca aperta è in coinvolgimento di un intero apparato amministrativo in quella che, fino a questo punto, era parsa più che altro una scaramuccia di opinioni. La reazione di Salvini assume invece un peso davvero rilevante, che esula dal contesto mediatico e social e che denota una particolare insofferenza del ministro (e chissà, forse dell’intero organico governativo) nei confronti dell’opposizione.

Al di là delle preferenze e dello schieramento politico è innegabilmente preoccupante come, in un Paese democratico dove la libertà d’espressione è un diritto fondamentale, uno scrittore venga querelato per aver espresso un pensiero critico. Certamente Saviano non si è risparmiato nei toni e nelle affermazioni, sfiorando persino la sfera più personale del ministro Salvini, ma è davvero necessario chiamare in causa la giustizia? Il fatto risulta ancora più rilevante vista la provenienza del provvedimento, ossia i piani più alti della politica, che in questo momento hanno questioni ben più importanti di cui occuparsi.
Se l’obiettivo di questa risoluzione era quello di far calare il sipario sulla vicenda, l’effetto sortito è stato l’esatto opposto. Il polverone mediatico scatenato da queste due figure non è affatto scemato, tutt’al più è destinato a crescere finché non verrà fatta luce su quest’ultimo risvolto. O perlomeno finché, seppure appaia improbabile, uno dei due farà un passo indietro.

Ci si spinge infine a chiedersi fino a che punto sia utile portare avanti questa “tenzone” tutt’altro che poetica. Il sacrosanto diritto di esprimere un pensiero divergente o di muovere una critica nei confronti delle istituzioni non è da discutersi, così come la legittima possibilità di difendersi dalle accuse e rispondere alle contestazioni. Tuttavia, come in questo caso, una situazione del genere rischia di scadere, oltre che nel personale, nel ridicolo e nel futile.
Il duello mediatico Salvini – Saviano si è infatti svolto principalmente sui social network, spostandosi solo in seguito su carta stampata o testate online che ne riportavano lo sviluppo. Il susseguirsi di post pubblici su piattaforme ad altissima visibilità ha fatto sì che tante persone, magari informate in maniera insufficiente sugli argomenti di discussione, prendessero posizione e si schierassero con uno dei due “portabandiera” del contrasto.
Questa partecipazione così superficiale, così sterile e priva di reali benefici ha come unica conseguenza quella di creare disinformazione, di fomentare l’odio per persone con opinioni differenti e di demonizzare ulteriormente soggetti che nulla c’entrano in ciò che è accaduto. Impostare la propria opinione critica basandosi sulle simpatie ed antipatie che inevitabilmente abbiamo è estremamente rischioso, ma purtroppo sempre più frequente. Quando il problema assume le sembianze di una persona o di un gruppo di individui è facile perdere di vista la realtà oggettiva che compone il problema, impedendo di fatto un’analisi critica e razionale della situazione.

Perseguendo nella loro battaglia mediatica, tanto Matteo Salvini quanto Roberto Saviano si assumono una grande responsabilità nei confronti della popolazione e della sua capacità di porsi di fronte alle problematiche sociali. Ancor più se le armi che persistono ad incrociare sono hashtag, dimostrazioni di disprezzo reciproco e querele.
Fin quando si martellerà in questo modo sulle divisioni che lacerano il nostro Paese, evitando un dialogo quantomeno civile, le nostre ferite continueranno a sanguinare senza alcuna possibilità di rimarginarsi. Il confronto rappresenta la migliore possibilità di sutura, ma parole ostili non possono fungere da punti, semmai da coltellate. È triste ma necessario a dirsi, ma in queste circostanze le parole spese sembrano essere state anch’esse abbandonate alle salate acque del Mediterraneo.

 

Vox Zerocinquantuno, n.25 Agosto 2018


Foto in copertina da Huffingtonpost

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