Sapore di mare sotto le due torri, di Riccardo Angiolini

Il presidio di Mediterranea e la voce di Alessandro Bergonzoni riguardo le vicende dei 49 migranti.

Giorni agitati, come scossi dalle onde di un mare in tempesta, hanno caratterizzato la transizione al nuovo anno. Non hanno fatto in tempo ad attenuarsi le polemiche sulla nuova riforma economica che, pressoché immediatamente, si sono accese quelle riguardo alle navi ONG Sea Watch e Sea Eye.

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Le due imbarcazioni si trovano in balia del Mediterraneo da quasi venti giorni oramai, con un carico pari a 49 vite umane, migranti recuperati fra le acque speranzosi di approdare in Europa. 
Voci di protesta si sono alzate da ogni fronte, tanto favorevoli quanto ostili allo sbarco, attraversando l’intero crinale mediatico europeo. Uno scenario che sta mettendo in luce i limiti diplomatici dell’Unione, caratterizzata da tante singole volontà desiderose di mostrare i muscoli.

Questo braccio di ferro non ha lasciato indifferente l’urbe felsinea, e i freddi venti salmastri che imperversano sul Mediterraneo sono giunti anche a Bologna. Passeggiando per Piazza di Porta Ravegnana, all’ombra delle due torri, da lunedì scorso si trova un presidio organizzato apposta per la vicenda. Sotto la guida dell’autore e attore teatrale Alessandro Bergonzoni, un gruppo di manifestanti si è riunito per sensibilizzare i passanti riguardo alla drammatica situazione a cui i 49 migranti sono costretti.

L’idea è partita dallo stesso Bergonzoni, che ha coinvolto altre figure del mondo artistico come Ezio Bosso e lo scrittore Marcello Fois, realizzata sotto l’egida dell’associazione Mediterranea in collaborazione col Labas.

L’idea di questa “veglia”, come la definisce Alessandro, è quella di mostrare in modo concreto che “loro” sono presenti, che le vite e le anime umane tirate in ballo nella vicenda sono reali, non soltanto numeri da riportare al telegiornale. L’obiettivo primo del presidio è dunque di sensibilizzare e rendere partecipi i cittadini riguardo ciò che sta accadendo, non rappresenta un diretto scontro politico, né col Comune né tantomeno con le alte cariche dello Stato.
 Nonostante queste premesse, l’intervento delle autorità municipali (Digos e vigili urbani) ha fatto sgomberare il piccolo allestimento nella giornata di martedì, a causa del mancato preavviso e della necessaria autorizzazione a proseguire la manifestazione. E sebbene non vi sia stato alcun tipo di scontro fra manifestanti e forze dell’ordine, la misura messa in atto dalla municipalità stride piuttosto amaramente in questo contesto: quanto può valere un preavviso burocratico se messo a confronto con una situazione di urgenza ed emergenza umanitaria?

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Nel bel mezzo di avvenimenti che paiono oramai surreali, l’importanza di un gesto tangibile risiede nella trasposizione dei fatti nella realtà quotidiana, nel vivo della propria giornata, e non soltanto mediati tramite uno schermo. La scelta dell’ubicazione, inoltre, è tutt’altro che casuale: un crocevia di mezzi e persone, fra turisti, studenti universitari, lavoratori e gente comune.

Anche rispetto a questo punto Alessandro, con una punta di rammarico, ha constatato come avrebbe sperato in una maggiore partecipazione, in un maggior interesse collettivo. E sebbene in questi giorni di protesta abbiano presenziato diverse personalità e rappresentanze di diverse realtà cittadine vicino alla tematica, la risposta “cittadino-comune”, citando un suo gioco di parole, non è stata improntata con particolare entusiasmo. Tuttavia, come precisa e ribadisce l’attore bolognese però, ognuno di noi, di fronte a questi fatti, reagisce, condivide e manifesta in maniera differente.

Foto:Bianco

Assistere a tali dimostrazioni, pur portate avanti da un piccolo nucleo di esponenti, non può che rinforzare l’idea di collettività, di partecipazione alla vita pubblica e politica in maniera civile e costruttiva. Osservare passanti qualsiasi, dai giovani studenti agli anziani col berretto calato sul viso, fermarsi a dialogare coi manifestanti, scambiare qualche parola o una semplice stretta di mano rappresenta di per sé uno spettacolo a cui non capita spesso di assistere. Il collante civile che dovrebbe unirci tutti, come individui e come cittadini, e che sembra perdere progressivamente di forza, rinsalda la propria tenacia proprio grazie a iniziative di questo genere, volte a coinvolgere, a rendere consapevoli che il “noi” può fare tanto per aiutare chi vive situazioni di disagio.

È evidente come la politica odierna tenda a sopprimere tali sentimenti, o meglio, tenda ad indirizzarli in un contesto sempre più chiuso e riservato a chi sta dentro determinati confini. E l’effetto del carisma, del pugno di ferro del leader popolare o dello Stato forte, stanno costringendo 49 persone, “anime e corpi che prescindono da una patria” per dirla come Bergonzoni, ad un’agonia che dura da settimane.

Le vicende della Sea Watch e della Sea Eye, così come le dimostrazioni di Porta Ravegnana, dovrebbero dunque farci riflettere sulla piega che sta prendendo la politica italiana, sul significato materiale che ormai ha assunto un termine, almeno in via teorica, così nobile. In un contesto dove la propaganda si fonda su vicende che di umano hanno solo i protagonisti, l’importanza di prendere posizione risulta essenziale. L’augurio di Alessandro Bergonzoni riassume in maniera piuttosto eloquente questo desiderio, questa necessità: “spero che questi numeri non siano infiniti ma irripetibili, che tutto ciò non si ripeta più”.

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