Sardine: in arrivo l’onda di piena, ma il futuro è pieno di incognite. Di Matteo Scannavini

Una parte dell’opinione pubblica le glorifica, celebrando il risveglio culturale del paese attraverso la resistenza pacifica nelle piazze. Un’altra le denigra, setacciando i profili dei loro membri in cerca di punti deboli da attaccare. Le sardine sono sulla bocca di tutti, sono la storia dell’ultima settimana e, come minimo, dei prossimi mesi del paese. Ha stupito la spontaneità della loro nascita, capace di radunare dal basso e in pochi giorni un coro silenzioso di migliaia di persone contro la retorica xenofoba e populista di Salvini. È proprio la resistenza all’’ex ministro dell’interno il collante che sembra stringere il banco. Le sardine sono consce di chi sia il proprio avversario politico, ma, allo stesso tempo, sono prive di bandiere. L’essenza apartitica è al momento la loro principale forza in termini di partecipazione ma, sul lungo periodo, rischia di sancirne la condanna, come nel caso di altre iniziative delle società civile negli ultimi decenni, vitali ma effimere. Perché l’onda delle sardine non vada a infrangersi nel vuoto politico, serve che qualcuno risponda alla chiamata e ne incanali la potenza. Eppure, quali che siano gli esiti, il fenomeno delle sardine sta testimoniando l’esistenza culturale di un’altra Italia, altruista, inclusiva, pronta al confronto civile e creativo: non era persa, ma c’è sempre stata, sparsa, e, ora forse, riuscirà a farsi sentire.

Se le sardine esistono bisogna ringraziare Salvini. Una provocazione sì, ma non troppo distante dalla realtà. L’adesione al flash mob di Bologna è stata così forte proprio per l’esistenza di una figura talmente polarizzante da riempire le piazze anche della sua stessa opposizione. Nessun esponente della creatura ibrida in carica al governo sarebbe in grado di radunare numeri vagamente simili. In una certa misura, ha quindi ragione lo stesso Salvini a definire le sardine una piazza “contro” e non “per”. Opporsi raduna masse molto più facilmente che quanto non lo facciano proporre e costruire (citofonare al Movimento 5stelle per informazioni sull’argomento). Sarebbe tuttavia riduttivo banalizzare le 12000 persone in Piazza Maggiore sotto il denominatore di “hater di Salvini”. Il banco delle sardine nasce sì come opposizione alla narrativa che identifica la Lega unica “voce del popolo”, ma gode di una natura costruttiva intrinseca, non nel suo insieme ma nelle sue singole parti: mancherà pure una rappresentanza politica con un progetto unitario, ma i valori di inclusione, di solidarietà, dell’istruzione e del confronto civile di opinioni ci sono, ed esistevano nei nodi del tessuto sociale dei manifestanti da ben prima che arrivasse Salvini. Bologna è la città delle Cucine Popolari di Morgantini e di Cantieri Meticci, la città che riempie piazze e palazzi per la Repubblica delle Idee. Solo per nominare 3 delle numerose realtà del territorio che ben poco hanno da spartire con le predicazioni della Lega.
Se è vero che l’humus culturale di Bologna rappresenta più un’eccezione che una regola rispetto al resto d’Italia, il banco di sardine di Piazza Maggiore va accrescendosi rapidamente, anche al fuori dell’Emilia-Romagna. Dopo la riuscita replica a Modena, la pagina facebook 6000 sardine, al momento l’unico canale ufficiale del movimento, ha pubblicato il calendario delle prossime manifestazioni: le piazze di Sorrento, Palermo, Reggio Emilia, Perugia, Marsala, Rimini, Parma, Firenze, Napoli, Ferrara, Milano e Avellino si popoleranno di sardine nel corso dei prossimi 10 giorni. Moda passeggera da flash mob o inizio del risveglio dell’altro “popolo”? La risposta sarà data dal tempo e il primo importante indizio si avrà solo a fine gennaio, passata la piena dell’onda, con i risultati delle regionali in Emilia.

Guardando alla recente storia d’Italia, senza nemmeno scomodare lo scorso millennio, ci sono diversi precedenti che non fanno ben sperare sul futuro delle sardine: vivaci movimenti come i Girotondi o il Popolo Viola hanno affollato piazze di cittadini della società civile progressista, salvo poi spegnersi in breve tempo. Un destino possibile anche per il banco, la cui energia dev’essere incanalata in fretta nella visione progettuale della classe politica di “sinistra” (nel senso lato e sempre più vago di questo usurato termine) rimasta da troppo tempo sordomuta. I numeri ci sono, i valori anche, e pure le iniziative civili. La traduzione politica ancora no. Considerati i trascorsi e gli attuali soggetti, puntare il proprio gettone su un risveglio dalla paralisi del PD, su una seconda ascesa di Renzi o sui sempre più ridotti pentastellati appare un’ardua scommessa. Eppure, anche nella probabile assenza di interpreti politici di spessore, l’onda delle sardine non sarà stata vana. Il suo merito sta nello star riportando alla luce il volto di un’altra Italia, culturalmente viva, che esisteva e continuerà a esistere anche senza rappresentanti. Nel peggiore dei casi, sarà stata solo una boccata di aria fresca. E, in tempi dove dilagano razzismo e strumentalizzazioni populiste di ogni genere, dove aver studiato diviene causa di infamia e dove Liliana Segre riceve una scorta, ce n’era davvero bisogno.

Vox Zerocinquantuno, 22 novembre 2019

Foto: pagina Facebook 6000 sardine


Matteo Scannavini, 19 anni. Studente di Informatica Umanistica presso l’Università di Pisa

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