Scenari teatrali estivi, di Viviana Santoro

Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna. Una montagna fatta di eventi teatrali, disseminati nella nostra penisola durante il periodo estivo, ma concentrati in parte, come ormai di tradizione, in una formicolante cittadina romagnola: Santarcangelo di Romagna. Perché ormai non c’è Santarcangelo senza Festival, quello che dal 1971 (per primo) accoglie manifestazioni di teatro in piazza, richiamando a rapporto artisti italiani e internazionali grazie alla sua consolidatissima “contagiuos energy”. E allora bisogna inseguire il teatro fuori dalle grandi città, nei luoghi in cui la creazione continua oltre la stagione di prosa ormai giunta al termine.
È così che un’atmosfera sospesa e magica ha guidato il festival dal 7 al 16 luglio scorsi, ospitando, tra gli altri, gli artisti del Premio Scenario 2017; premio che, festeggiando quest’anno la sua trentesima edizione, nasce con l’obiettivo di valorizzare i nuovi linguaggi per la ricerca, l’impegno civile e i nuovi spettatori, sostenendo e guidando i giovani artisti (fino ai 35 anni) in un percorso per nulla agevole, soprattutto in un contesto come quello attuale.
E sono proprio le problematiche attuali a essere filtrate dal lavoro di creazione e ricerca maturato dalle quattro compagnie vincitrici, interpreti di una realtà complessa, spesso sfuggente ma sempre più urgente, come se il “nuovo” andasse intercettato non solo nella realizzazione artistica, ma anche nel contesto storico e culturale nel quale siamo immersi.

I Veryferici foto di © DIANE | ilariascarpa_lucatelleschi

Si prenda il caso de I Veryferici, esito teatrale della compagnia bolognese Shebbab Met Project. Bolognese sì, ma solo tangenzialmente: “gruppo eterogeneo di uagliun, vez, bischeri, gombodo, bòsyò, tineri”, i Veryferici si incontrano a Bologna, ma provengono da più parti del globo e, soprattutto, vivono la periferia, “arrivano da fuori”. Del resto, come loro stessi dichiarano, “se non arrivassero da fuori, non sarebbero Veryferici”. Chi arriva in periferia? Chi vive in periferia? Cosa fanno le persone di periferia in una periferia? Si incontrano, mettono in discussione le diverse culture di provenienza, tentano di far emergere le aspirazioni e i sogni, la passione e l’energia, allo stesso tempo espulsi e attratti dal centro “come una falena con la luce”. È così che, nella rielaborazione artistica, al centro finiscono proprio loro, portatori consapevoli e fieri di una specifica condizione di marginalità, tanto da far coincidere il nome dello spettacolo con la loro esperienza quotidiana.

I Veryferici foto di © DIANE | ilariascarpa_lucatelleschi

Esperienza personale, situazione di esclusione, coralità espressiva sono gli ingredienti principali anche di Un eschimese in Amazzonia della compagnia The Baby Walk (Cernusco sul Naviglio).

Foto di Lucia Menegatto,su www.giornale-infolio.it

Se non basta il titolo a denunciare una certa condizione di emarginazione, ci pensano quattro attori che, a mo’ di plotone di esecuzione, si accaniscono contro una persona transgender, ovvero un attore/attrice che sul palco rappresenta innanzitutto la sua esperienza reale, quotidiana, senza infingimenti: lui/lei è quella persona, mentre loro sono il contesto socio-culturale avverso, fatto di incomprensioni, fraintendimenti, luoghi comuni, dichiarazioni di alcuni uomini politici…

Un ripiegamento più intimo caratterizza, invece, altri due esiti scenici: Da dove guardi il mondo? di Valentina Dal Mas (Valdagno) e Bau#2 di Barbara Berti (Bologna), presenze solitarie in un palcoscenico dove figura solo l’essenziale. Una bambina di nove anni, interpretata da Valentina Dal Mas, presenta un deficit nell’apprendimento o, più semplicemente, è una persona speciale. Incapace di scrivere, prova a farlo cercando il suo “punto di allegria” appellandosi spesso a una figura immaginaria collocata simbolicamente in alto: forse un padre o una madre troppo apprensivi, forse un adulto pronto a giudicarla, forse Dio, forse un generico punto di vista che denuncia la prospettiva da cui decidiamo di guardare il mondo, spesso dall’alto verso il basso.
Intimo ma di un intimo che rimanda ai moti subconsci della mente e al rapporto tra questa e la concretezza del corpo è il lavoro cui giunge Barbara Berti, dando forma a una performance che ha origine da un interrogativo: quali processi intercorrono tra pensiero e percezione quando questi si manifestano in uno spazio condiviso? In altre parole, è possibile tramutare il pensiero in gesto ma, soprattutto, il gesto in pensiero in modo che questi agiscano simultaneamente, producendo parole in un flusso ininterrotto (di parole e di azioni) attraverso cui dare voce e nome a questo lavoro sul sé, recependo e assorbendo le reazioni dello stesso spettatore?

Foto da barbaratopi.wordpress.com

Temi profondi e complessi, questi, colti dagli artisti come sfide su cui tornare e da non abbandonare. Perché loro intervengono, si fanno sentire, rielaborano questi argomenti e li condividono. Lo faranno anche in occasione di un altro importante festival estivo, il Bmotion Operaestate, a Bassano del Grappa dal 28 agosto al 2 settembre. E torneranno ancora a farlo proprio a Bologna e Casalecchio di Reno, dove debutteranno con la versione completa dei loro spettacoli nei giorni di sabato 2 e domenica 3 dicembre 2017, rispettivamente presso Teatri di Vita e Teatro Laura Betti.

Vox Zerocinquantuno, n 13 agosto 2017

 

#In copertina: In senso orario Bau#2, foto di © Jan Middendorp |
Un eschimese in Amazzonia | Da dove guardi il mondo? | I Veryferici foto di © DIANE | ilariascarpa_lucatelleschi |


Viviana Santoro, laureata in Italianistica, apprendista insegnante, spettatrice accanita e attrice occasionale, nutre una passione viscerale nei confronti delle parole, nel loro significato in continua evoluzione; quest’interesse l’avvicina all’uso che il teatro fa delle parole e, più in generale, al teatro come linguaggio sperimentale e come strumento didattico.

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