Se quello nel vostro cassetto non fosse proprio un sogno? Di Elisa Benni

 

Una piccola e remota cittadina svizzera dove si narra Goethe abbia pernottato di ritorno dall’Italia per colpa di un guasto.

Un’epidemia di rabbia silvestre diffusasi tra le volpi del luogo che di notte specialmente invadono le strade della cittadina.

Un nuovo prelato confinato in quella cittadina a seguito di uno spiacevole incidente che, nel tentativo di conoscere i propri parrocchiani, scopre che ognuno di loro cova velleità letterarie poco espresse e mai realizzate.

Queste sono le premesse del nuovo romanzo di Paolo Maurensig, scrittore friulano con svariati romanzi di successo già all’attivo come per esempio Canone inverso da cui è stato tratto un intenso film diretto da Ricky Tognazzi.

Come già in Vukovlad e ne La variante di Lünenburg, Maurensig affronta l’eterno conflitto fra bene e male muovendosi alle soglie del soprannaturale, in un nebbioso altrove dove bontà e cattiveria si intrecciano e si confondono.

Questa volta il mostro si presenta sotto le accattivanti spoglie di un editore blasonato di Lucerna in cui tutto “pecca di eccesso” dal “riso sgangherato” al “gesto teatrale”, dai capelli impomatati e tinti, pettinati all’indietro ad una sorta di sorriso perenne disegnato in volto dalle labbra girate all’insù, dai denti davanti grossi e separati da un significativo diastema per finire con la voce “rotonda, impostata, senza asperità, senza picchi” ma che cela un “sottofondo di sospiri e lamenti”. A ben guardare però è evidente che sia un diavolo debole e in difficoltà che zoppica e porta la parrucca e che cerca benefici immediati: una casa in usufrutto, qualcuno che gli offra pranzi, colazioni e cene.

Questa umanizzazione della figura del maligno non è nuova a Paolo Mauresig, come D’ALTRONDE non lo è per la tradizione letteraria in generale basti pensare al Woland protagonista del capolavoro di Michail Bulgakov Il maestro e Margherita.

Il parroco ha però riconosciuto nell’invasione delle volpi rabide un segno premonitore e riconosce in tutte le caratteristiche del nuovo arrivato la figura del maligno.

Il diavolo dal canto suo si accorge immediatamente che il prelato lo ha smascherato e che dovrà osteggiarlo; parallelamente vede però che anche nell’animo del paladino del bene si cela qualche ombra.

La vicenda quindi si dipana non fra bianco e nero ma fra diverse tonalità di grigio e porta in superficie tutte le più becere attitudini umane legate all’ambizione: vanagloria, invidia, egoismo e narcisismo.

La struttura del romanzo aiuta ad allontanare il racconto dal reale e contemporaneamente a dare esplicitamente al lettore la possibilità di scegliere se credere o meno a quanto legge. Per fare ciò, magistralmente Maurensig è ricorso all’artificio delle scatole cinesi: la vicenda viene presentata come un racconto orale del protagonista ad un aspirante scrittore che collabora con la casa editrice dello zio il quale, volendo preservare il proprio equilibrio mentale liberandosi del peso che tale racconto comporta, ha deciso di metterlo per iscritto e inviarlo in forma anonima ad un famoso scrittore.

Questo espediente rende i contorni della vicenda raccontata ancora più sbiaditi rafforzando l’idea di una via intermedia fra l’onirico e il folle, fra il magico e l’occulto.

A mantenere in equilibrio tutti questi diversi aspetti della vicenda e dei personaggi senza rischiare di rendere il tutto macchinoso e poco scorrevole, interviene il classico sistema narrativo di Maurensig, sistema che trae origine dal gioco degli scacchi come da lui stesso confermato in un’intervista a Alfredo Radiconcini per Rai Cultura.

Proprio quegli scacchi che, oltre ad essere fonte di ispirazione, sono spesso protagonisti dei romanzi di questo autore, primo fra tutti nel suo bestseller La variante di Lünenburg. Anche dove il gioco non viene citato o non viene effettivamente svolta nessuna partita, i protagonisti si muovono come se fossero loro stessi i pedoni sulla scacchiera in un susseguirsi di mosse interconnesse che portano all’esito finale.

Il dualismo regna sovrano nella produzione di Paolo Maurensig e quello dipinto nel romanzo, applicato al mondo della letteratura, ne è solamente l’ultimo, magistrale, esempio e, come sempre, lascia un velo di inquietudine, di conflitto, nell’animo del lettore.

Vox Zerocinquantuno n.20, Marzo 2018

In copertina foto da Paginatre.it

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