Sebastião Salgado e la ricerca dell’umanità di Isabelle Puntel

Guarda la luce e ammira la sua bellezza. Chiudi gli occhi e osserva. Quello che hai appena visto non c’è più e quello che vedrai non c’è ancoranonostante Leonardo da Vinci sia morto prima della nascita della fotografia questa frase ben ritrae il significato profondo di questa arte. La luce è l’elemento principale della fotografia, senza il quale, diverrebbe impossibile immortalare una immagine.

(Foto da soldebarcelona-es)
(Foto da soldebarcelona-es)

Nel percorso evolutivo di questa forma espressiva, sin dalla sua nascita nel 1829 con Joseph Niépce fino doggi, si sono susseguiti importanti nomi che segnarono altrettanti fatti storici come: Iain Macmillan con la foto dei Beatles che attraversano la strada sulla copertina dell’album Abbey Road, Arthur Sasse con la foto di Einstein con la lingua di fuori, Il bacio di Times Square di Alfred Eisenstaedt ed infine la vincitrice del premio Pulitzer Nick Ut con la foto di guerra nel sud del Vietnam in cui una ragazzina, Kim Phuc, strappa i suoi vestiti che stavano prendendo fuoco dopo un attacco aereo. Tra questi nomi che hanno fatto, e tuttora continuano a fare la storia, ricordiamo il brasiliano Sebastião Salgado.

Salgado è economista, foto-giornalista e uno degli esponenti più importanti di quella che viene denominata fotografia umanista. Allo stesso tempo egli è anche il creatore di unaccesa polemica, in quanto le sue fotografie sono state spesso descritte da alcuni come estetica della miseria”.

Entrato nel mondo della fotografia quasi per caso durante un viaggio in Africa (grazie ad una macchina fotografica prestatagli dalla moglie) a servizio dell“Organizzazione del Caffe” a Londra, questo documentarista della condizione umana e dotato di una estetica realista così peculiare, ha cominciato la sua carriera di fotografo come fotogiornalista.

Ha lavorato per lagenzia Magnum Photos, fondata dopo la Seconda Guerra Mondiale dai leggendari Frank Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour. Proprio in tal periodo è riuscito ad innalzare la sua popolarità grazie a quellincredibile ed unica sequenza fotografica che ritrae lassassinio del presidente Reagan nel 1981.

(foto-da-stampsy-com)
(foto-da-stampsy-com)

Ma il suo destino si riveló quello di trasmettere la sua preoccupazione riguardo la condizione umana in generale. Il difensore dell’estetica realistica, grazie alla vittoria di numerosissimi premi in ambito fotografico, puó essere annoverato a pieno titolo fra i piú grandi fotografi del XX secolo. Forse, si può affermare che la sua tipologia di estetica faccia parte della fotografia post-moderna, quella che prova a mostrare la crisi del reale”.

La sua opera visuale di denuncia e testimonianza dei problemi, riguardante la globalizzazione e la liberalizzazione dei mercati nei paesi del terzo mondo, é riuscita a fondare un dibattito a proposito di una nuova narrativa fotografica che sta fra il giornalismo e l’arte.

Nonostante il foto-giornalismo sia nato nella prima metà del novecento come illustrazione dei mezzi di comunicazione relativi alla carta stampata, esso è divenuto attività di produzione fotografica vincolata allinformazione. A poco a poco, tale fotografia giornalistica ha sviluppato un nuovo filone che spazia da semplice informazione fino a pura espressività; questa eloquenza visuale” continuò a guadagnare terreno e ad aprire la nuova strada del foto-giornalismo, dal quale è sorto ciò che oggi noi conosciamo come fotografia umanista.

Il messaggio ricercato – che Salgado trasmette attraverso le sue immagini in bianco e nero sulla situazione estrema che vive una parte della popolazione mondiale – stupisce per la sua bellezza, il che genera un paradosso; da un lato esiste una sensibilità estetica ed umanitaria, dallaltro Salgado rappresenta il più grande esponente di un movimento che si avventura nella ricerca di una estetica dentro la miseria. È indiscutibile che la tematica che Sebastião ha sviluppato durante il suo lavoro sia quella di cogliere la condizione umana, indipendentemente dal suo contesto, luogo o tempo.

Attraverso una tecnica fotografica purista Salgado sembra catturare ciò che esiste di più essenzialmente umano allinterno delle persone ritratte. La lettura delle sue immagini sembra semplice, nonostante esse rappresentino una complessità di elementi capaci di obbligare il fruitore ad immaginare ciò che si cela di invisibile allinterno delle sue fotografie. È come se tornasse visibile ciò che in apparenza è invisibile: la condizione umana.

(Foto da mentelocale)
(Foto da mentelocale)

L’ultimo lavoro di Sebastião Salgado, che lha portato a visitare 30 paesi in 8 anni è intitolato Genesis: una giornata alla ricerca del pianeta come è esistito, a partire dalla sua formazione e dal suo sviluppo, prima che la vita moderna accelerasse e ci allontanasse dal nucleo essenziale.

Riprendendo le parole di sua moglie Lélia Wanick Salgado, curatrice della mostra Genesis, si può dire che la mostra è una ricerca dei paesaggi terrestri e acquatici finora inesplorati, un viaggio in direzione degli animali e dei gruppi umani che sono riusciti a sfuggire alle trasformazioni imposte dal mondo contemporaneo.

Genesis comprova che il nostro pianeta ancora possiede immense e remote regioni dove la natura regna immacolata e con silenziosa maestosità.

Queste meraviglie sono state trovate nei circoli polari e nelle foreste tropicali, nelle savane e nei torridi deserti, in montagne ghiacciate e nelle isole deserte, luoghi a volte eccessivamente gelidi o al contrario caldissimi, dove solo le più resistenti forme di vita si sono preservate. Altri luoghi sono sede di animali o di popoli antenati la cui sopravvivenza dipende fondamentalmente dallisolamento in cui vivono.

L’insieme forma un magnifico mosaico della natura in tutta la sua grandezza originale.

È questa bellezza nascosta, difesa, protetta che Genesis desidera condividere, facendo un tributo a questo nostro fragile pianeta che abbiamo il dovere di proteggere.

Oggi la mostra “Genesis” è a Forlì fino al 29 Gennaio di 2017.

Per altre informazioni visitare la pagina della mostra http://www.mostrasalgadoforli.it/info.html .

Vox Zerocinquantuno n6, Gennaio 2017


Isabelle Puntel, italobrasiliana laureata in Cinema all’Alma Mater di Bologna, giornalista, fotografa e attrice. Trasportata dalla curiosità ama incontrare diversi mondi e culture per accettare sempre i cambiamenti che la vita le porta.

 

 

 

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