Si balla…o si studia, di Chiara Di Tommaso

Le discoteche sono per definizione luogo di assembramento. Se la pista è vuota, nessuno balla. Se il locale è pieno, se si sta tanto stretti che i corpi si confondono, allora quella si che è una festa. Dopo le affollate notti di Ferragosto, è scoppiato un forte dibattito, sia tra l’opinione pubblica che in politica, sulle discoteche, dibattito che si è concluso con un decreto del governo, firmato dal Ministro della Salute, che ha decretato la chiusura fino ai primi di settembre di tutti i locali di questo genere. Stop alla movida incontrollata, stop alle serate, stop ai comportamenti irresponsabili dei giovani, si leggeva già da tempo su alcuni giornali. Dall’altra parte il mondo che gestisce e che lavora in questi posti si è adirato, tentando addirittura il ricorso al Tar, che si è però rivelato inutile. Guidati dal loro sindacato (Silb) hanno protestato, espresso forti preoccupazioni dal punto di vista economico per una stagione iniziata tardissimo e così bruscamente interrotta, e lamentato l’essere stati scelti ingiustamente come “capro espiatorio” per spiegare la recente crescita dei contagi, come spiega il presidente Silb Indino. Quello che viene da chiedersi, a questo punto, è perché mai sia stato scelto di aprire le discoteche. Anche ammessa la migliore volontà dei gestori e il loro impegno nel rispettare e far rispettare le norme anti-contagio, si tratta di luoghi che “perdono di senso” se gli si affianca il concetto di distanziamento sociale. Quella del 16 agosto, è probabilmente una decisione tardiva, che poteva essere presa a priori, visto che le conseguenze erano del tutto prevedibili. Decisione che doveva essere accompagnata da essenziali misure di sostegno economico per chi lavora in queste attività, e che ovviamente dovranno seguire anche quest’ultimo decreto, come giustamente chiedono a gran voce coloro che sono stati toccati dal dpcm. Tuttavia bisogna stare molto attenti a non esagerare dall’altro lato. La demonizzazione dei locali da ballo, e di conseguenza, spesso e volentieri, dei ragazzi, è inutile, esagerata e superficiale. Se il numero dei casi è ricominciato a salire, la colpa non è di certo attribuibile solo ai “ballerini”, né agli under 30, come in molti hanno insinuato. I numeri delle ultime settimane sono preoccupanti, ed è necessario stare estremamente attenti per evitare la tanto temuta seconda ondata autunnale. La chiusura delle discoteche, nonostante gli effetti negativi che produrrà, quali perdita di posti lavoro, riduzione degli incassi, rischio di fallimenti, può essere vista come un primo passo di prevenzione per tornare verso un clima di maggiore cautela e allarme, che è stato in parte dimenticato dalla meritata quiete e leggerezza estiva. D’altra parte settembre sarà un mese cruciale per la ripresa del nostro paese, che avrà come priorità assoluta la riapertura delle scuole, che sono state troppo a lungo sacrificate dalle circostanze e dalle scelte prese fin dai primi giorni di emergenza. Già serpeggia l’idea che il tanto atteso ritorno dietro ai banchi possa essere rinviato. Il consulente del governo Ricciardi in questi stessi giorni ha dichiarato che se la curva epidemica non viene contenuta, tali traguardi quali le scuole e le elezioni regionali potrebbero “essere a rischio”. La ministra dell’Istruzione Azzolina invece risponde a questi dubbi sostenendo che le aule sono pronte, le mascherine ci sono e che sarà garantito tanto il distanziamento quanto le lezioni in presenza. Non è discutibile quanto sia fondamentale che bambini e ragazzi possano tornare a frequentare la scuola insieme ai loro insegnanti, e deve essere quindi impegno di tutti fare sì che che il 14 settembre ci siano le condizioni necessarie.

 

In un clima di tale incertezza, non è mai facile trarre conclusioni univoche. Questioni controverse quali la chiusura delle discoteche sono all’ordine del giorno, e ogni scelta presa sembra non essere priva di contraddizioni ed effetti collaterali. I più giovani, sono in questi giorni al centro del dibattito pubblico: da una parte chi li accusa di essere untori, dall’altra chi li definisce le vittime più vulnerabili della situazione, difendendone i diritti di svago e di istruzione. Quel che è sicuro è che il loro presente e futuro è nelle mani di chi prenderà le prossime decisioni.

Vox Zerocinquantuno, 21 agosto 2020

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