Sicario: Day of the Soldado, di Fabio Bersani

Oltre il confine tra Stati Uniti e Messico

Il 18 ottobre è previsto l’arrivo nelle sale italiane del film Sicario: Day of the Soldado, il sequel della pellicola del 2015, Sicario.

La regia, nonostante la produzione made in USA, parla italiano con Stefano Sollima dietro la cinepresa. Nel cast si rivedono negli stessi panni del primo lungometraggio Benicio del Toro e Josh Brolin, sempre intenti a debellare gli Stati Uniti d’America dal narcotraffico proveniente dal Messico.

Dopo una serie di attentati suicidi in territorio statunitense per mano dei cartelli della droga messicani il governo americano decide di ingaggiare l’agente della CIA Matt Graver (Josh Brolin) per porre fine ai traffici di droga tra i due Paesi. Il piano elaborato dall’ufficio governativo americano è quello di destabilizzare il mercato della droga facendo scoppiare una guerra tra i vari cartelli messicani, per farlo Graver dovrà sporcarsi le mani per attuare un piano ben oltre i limiti imposti dalle leggi.

Il film di Sollima alterna momenti di vita ordinaria a situazioni cariche di adrenalina, tra esplosioni e spietate esecuzioni. La scelta del regista di lasciare ampio spazio alle scene di vita quotidiana dei personaggi è fortemente motivata dalla volontà di ricercare un effetto di verosimiglianza nella narrazione della sua storia.

Il regista romano tratta un argomento di forte attualità ormai onnipresente nei media e nelle discussioni pubbliche americane, quello dell’immigrazione. Nel film viene espressamente dichiarato che un americano su quattro ha discendenze o parenti messicani, nonostante la forte repressione da parte degli Stati Uniti verso chi prova a varcare la frontiera in cerca di un futuro migliore. Una tematica non banale e difficilmente trattabile in un Paese che parla di costruire muri (alcuni già presenti nelle inquadrature di Sollima) per eliminare questo problema sociale.

Il narcotraffico, secondo il quadro che emerge dalla pellicola, non è un problema di per sé, ma assume una connotazione negativa in quanto portatore del fenomeno migratorio tra Messico e USA.

La pellicola è ad alto tasso adrenalinico, a tratti anche politicamente scorretta. I personaggi sono ideati per muoversi tra diverse sfumature senza mai prendere una netta posizione tra il bene ed il male, a cavallo tra due mondi, come quella sottile linea di confine che separa milioni di messicani dall’agognato american dream.

Attraverso le scelte è costruita anche la storia di un giovane cittadino statunitense di famiglia messicana. Quella che a primo impatto sembra essere una narrazione banale, nasconde in realtà il racconto di una vita vissuta da milioni di messicani oltreconfine, a cavallo tra un futuro migliore e un sentimento di repressione insito in sé.

In Soldado si rivede la narrazione cruenta tipica dei lavori di Sollima, il regista italiano vuole lasciare poco spazio all’immaginazione, regalando emozioni contrastanti al pubblico con colpi di scena ripetitivi fino alla fine del film.

Soldado è un film d’azione ma presenta diverse tematiche che vivono silenti nella società americana di oggi, tematiche mai risolte che vivono latenti pronte ad esplodere in veri e propri problemi sociali in un’America che preferisce reprimere, lasciando poco spazio all’integrazione. Una lavoro di critica sociale mascherato da effetti speciali ed efferati delitti, per raccontare con la finzione una realtà che è presente quotidianamente nelle grandi periferie americane ma che troppo spesso si vuole ignorare.

Vox Zerocinquantuno n.27, ottobre 2018


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film

In copertina foto da time.com

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