Sofia si veste sempre di nero, di Paolo Cognetti – Recensione di Rosalinda Bruno

Sofia si veste sempre di nero. Perché?

Sofia è una di quelle bambine, ragazze, donne un po’ particolari. Riusciamo ad avere un’idea, nebulosa, del suo carattere grazie ai racconti che la descrivono nei diversi periodi della sua vita. Il romanzo di Paolo Cognetti, composto da dieci racconti autonomi, accompagnano la protagonista lungo trent’anni di storia: dalla nascita problematica e turbolenta, all’infanzia in una famiglia borghese, solo apparentemente normale, ma percorsa da sotterranee tensioni, all’adolescenza tormentata da disturbi psicologici, suoi e di sua madre, alla liberatoria scoperta del sesso e della passione per il teatro, al momento della maturità e dei bilanci.

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La scrittura chiara ed intensa rende il romanzo scorrevole ed avvincente. Emergono dinamiche familiari che sono più che comuni e problemi, non proprio leggeri, legati a periodi della vita rinomatamente difficili. Verrà fuori un ritratto di una donna torbida e inquieta, capace di sopravvivere alle proprie nevrosi e di sfruttare improvvisi attimi di illuminazione fino a trovare, faticosamente, la propria strada. Grazie anche all’aiuto di alcuni personaggi che si faranno pian piano largo nella sua vita, aiutandola ad accettarsi e a riscattarsi.

L’autore spinge alla riflessione proponendo situazioni di vita quotidiana da leggere mettendo in un angolo la superficialità che caratterizza i giorni nostri. Ebbene sì, viene fuori la difficoltà di accettarsi e di capirsi, perché se non c’è dialogo non può esserci nulla. Un libro che parla di disagio, di disagio esistenziale, dell’incapacità di amare, del continuo fuggire da tutto e tutti, ma soprattutto da se stessi.

Sofia si veste sempre di nero mi ha lasciato una sensazione di tristezza, di malinconia, di sofferenza, ma non di disperazione. La vita è una guerra che ci costringe a combattere ogni giorno la nostra battaglia: a volte perdiamo, a volte riusciamo a conquistarci quel poco che ci basta per essere, come afferma Sofia, felici adesso.

Un libro profondo in cui ciascun lettore troverà momenti di bellezza e di dolore, di ansia e di riscatto, che riconoscerà di aver vissuto anche sulla sua stessa pelle.

Perché in fondo siamo tutti un po’ Sofia.

Vox Zerocinquantuno n.13agosto 2017

#In copertina immagine Pixabay


Rosalinda Bruno, laureata in Sociologia e Ricerca Sociale presso l’ Università di Bologna, è impegnata e interessata allo studio dei fenomeni migratori, con un focus sul genere. Collabora con associazioni di donne native e migranti attive sul territorio bolognese e con il Centro interculturale Zonarelli a Bologna.

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