“Sopra Bologna Affollata”: Valeriano Grasso racconta la bellezza di una verticalità narcisista. Di Chiara Pirani

Di solito, per invitarci a immaginare qualcosa di bello, ci chiedono di chiudere gli occhi. Questa volta, invece, lo spettacolo è sopra di noi, o meglio Sopra Bologna Affollata. Il fotografo Valeriano Grasso, laureato in Filosofia e studente di Scienze Filosofiche all’Università di Bologna, ci stupisce con una nuova raccolta, che mostra la nostra città da un altro punto di vista.

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“Tutto è nato, casualmente, dall’aver comprato una Fujifilm, dall’essermi perso nei vari scatti dei fotografi Adams e Ritts, che si concentravano sull’ambiente, sui paesaggi e sulle architetture e, soprattutto, dalla casualità che proprio quel giorno, una domenica, ho deciso di uscire di casa per fare un po’ di foto, e c’erano solo ammassi di gente. Ma, d’altra parte, questa raccolta è stata anche una scelta, perché da molto tempo, quando vado a visitare le città, tendo a spostare lo sguardo verso l’alto, in particolare per le città che già conosco sul piano orizzontale, specialmente quando sono affollate. Ho sperimentato lo sguardo verso l’alto a Milano,Londra, Roma, Praga, Bologna e nella mia città natale, Vittoria.”

E così, in una domenica affollata che sa di nostalgico in questo periodo di quarantena, l’occhio e la fotocamera si volgono verso l’alto, giocando con prospettive, colori e architetture.

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“Mi sono chiesto: “Perché non portare all’attenzione delle persone la bellezza dell’architettura che si può vedere solo alzando gli occhi, quando la città è affollata?”. Da qui, poi, la scelta di posizionare le foto in maniera simmetrica e con un’alterazione dei colori, per creare un gioco geometrico simile a un’eterotopiafoucaultiana: due spazi che, come in uno specchio, rappresentano la versione reale e non reale della città, per mostrare alle persone che, oltre alla visione tradizionalistica e classica dei palazzi di Bologna, calati in epoche storiche ben precise, c’è anche la spinta delle culture che passano attraverso Bologna, quelle più giovani, a tratti psichedeliche, metafisiche o punk.”

Bologna, colta e immortalata in un modo nuovo e particolare, diventa quindi plasmata a immagine e somiglianza di una perfezione narcisisticamente intesa.

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“Nel momento stesso in cui sono venuto a vivere in questa città, Bologna è diventata parte integrante di me, ed è stata una cosa che mi è capitata solo qui, e in nessuna delle altre città in cui ho vissuto (Tarquinia, Londra, Ibiza), che ho imparato ad apprezzare solo in un secondo momento. La raccolta, che appunto vuole mostrare la bellezza architettonica di Bologna, è come se fosse un atto di narcisismo, di egocentrismo, è come voler dire al fruitore: “Guarda quanto è bello il posto in cui vivo: anche nel momento in cui è affollato, posso vedere bellezze sopra la gente”. In questa raccolta, dunque, c’è un racconto di “Narciso che si specchia”, un racconto che è valorizzazione ed esaltazione della città in cui vivo a città d’arte (e non solo di cultura, come è conosciuta maggiormente).”

E quando l’occhio dell’artista-turista è ottimo, una buona fotocamera e una magistrale cura dei dettagli fanno il resto.

“Ho lavorato innanzitutto con la mia Fujifilm, che con il Led reclinabile mi permette di fare foto dal basso all’alto avendo il pieno controllo della scena attraverso il dispositivo. Pensai a una modifica dei colori durante lo scatto. Da lì, l’alterazione cromatica digitale, selezionando per ogni palazzo un colore che potesse vestirlo bene, ma ciò non vuol dire che io abbia usato mere similitudini tra i colori, anzi, ho utilizzato anche il contrasto, appunto per contrastare la visione della “Bologna tradizionalista e città di cultura” con la “Bologna psichedelica della culturamoderna che entra e che si riversa all’interno.”

Ringraziando Valeriano, gli chiediamo infine di descrivere la sua raccolta con una parola.

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Immersione. C’è un passo dell’Eneide che dice: Immerse la testa nelle nubi”, e la trovo molto vicina a ciò che intendo quando mi riferisco alla mia raccolta. È una caduta, ma verso l’alto, un’immersione che paradossalmente segue una verticalità sopra la Bologna affollata, un innalzamento: si tratta di un’immersione narcisistica nello specchio dei tetti bolognesi”.

Oggi, al tempo del Covid-19, il messaggio veicolato da “Sopra Bologna Affollata” si scontra con la crudezza della realtà, che ci mostra una città, la nostra, vuota, spogliata, deserta, non più investita da quegli occhi che tanto l’hanno ammirata, giorno dopo giorno, in tutta la sua straordinaria magnificenza.

Sopra Bologna Affollata sembra proprio un invito alla riscoperta della nostra città: quando questa situazione di difficoltà sarà passata, sarà bene imparare a guardarla anche “verso l’alto”, per immergersi ancor di più nella sua eccelsa bellezza.

Vox Zerocinquantuno, 10 aprile 2020

Ph. Valeriano Grasso

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