Sotto i portici di Bologna, di Chiara Di Tommaso

Sotto i portici di Bologna

“Si dice che i portici di Bologna
Siano come il letto di un fiume
Pieno di vissuti e di volti ignoti
Di tante frasi e accenti sconosciuti
Di promesse fugaci, di attese sospese
Di cani randagi, di liste delle spese”
C. Grassilli

I portici, che si snodano per tutta Bologna sono sempre stati un simbolo e una caratteristica unica della nostra città. La loro varietà architettonica, estetica e funzionale tanto quanto la loro estensione rendono questo elemento urbano prezioso e fondamentale per i cittadini quanto sorprendente per i visitatori. Talmente intrinseco nella città e nelle nostre abitudini, che a volte lo si dà per scontato, ma è facile riconoscerne la sua essenzialità.

Alla luce del loro valore,  da alcuni mesi il Comune e molte associazioni stanno lavorando ad un progetto importante che si sta concretizzando proprio in questi giorni. Il 12 settembre un fascicolo preliminare è arrivato al Ministero per i Beni e Attività Culturali, il quale ufficializza la candidatura dei portici a Patrimonio dell’Umanità. Infatti entro la fine del mese lo stesso sarà presentato al Centro del Patrimonio Mondiale UNESCO, che valuterà e analizzerà la proposta. Davanti a questa iniziativa, che rappresenta una grande notizia e novità per Bologna, è molto importante per la cittadinanza capirne le motivazioni e il significato.

Sostieni Vox

Innanzitutto bisogna ricordare che l’UNESCO venne istituito dagli stati membri delle Nazioni Unite alla fine della Seconda Guerra Mondiale con determinati e altissimi obiettivi. Si sentiva la necessità di costruire una pace fondata non solo su accordi politici ed economici ma anche sull’educazione, sulle arti e le scienze, e si decise di farlo creando un patrimonio comune e protetto, fondato sulla cooperazione tra stati e la promozione della multiculturalità. Ricevere il titolo di Sito Patrimonio Mondiale significa essere registrati nella World Heritage List, che ha lo scopo di identificare tutti i luoghi naturali e culturali che sono considerati avere una rilevanza particolare secondo specifici criteri. Dei 1121 siti compresi nella lista ad oggi, 55 sono presenti in Italia, che così occupa il primo posto, al pari della Cina, per numero di patrimoni dell’umanità. Per intenderci, se la candidatura venisse accolta i portici di Bologna si troverebbero nella lista accanto al centro storico di Roma, Pompei e ai trulli di Alberobello.

Ma non si tratta solo di un riconoscimento simbolico, di una targa da appendere alle colonne. Essere Patrimonio dell’Umanità significa doversi conformare ad una serie di regole e sviluppare un piano di gestione del bene. Per questo è stata istituita la Cabina Regia, che il Comune ha il compito di coordinare, la quale comprende tutti gli enti e le organizzazioni che contribuiranno al processo di candidatura e al mantenimento e tutela del sito. La planimetria che è stata presentata comprende ben 62 chilometri di portici, distribuiti in tutta la città. I tratti sono stati selezionati da una apposita commissione che ha valutato quali fossero i più particolari e rappresentativi, creando un puzzle di portici diversi e diffusi in tutta l’area del centro e fuori porta.

Molto interessanti sono i criteri di scelta, tra cui l’uso sociale del portico, come luogo di passaggio, di aggregazione, di collegamento tra la strada e i negozi, i ristoranti, i locali, le biblioteche. Molto particolare ed originale anche l’idea di scegliere non solo i portici antichi del centro ma anche alcuni situati nelle periferie della città. In questo modo il senso e il valore dato al portico non si limita solo al bene architettonico storico, ma include anche le sue evoluzioni moderne e testimonia come questo elemento abbia accompagnato, se pur trasformandosi e adattandosi ai tempi, la storia bolognese fino ad oggi. I portici fuori dalla cerchia dei viali costituiscono 20 chilometri in tutto ed è su questi che sono valsi maggiormente i criteri di socialità e funzione. Infine bisogna dire che fondamentale è stato il coinvolgimento da parte delle istituzioni della cittadinanza. È stato lanciato infatti un censimento dei portici periferici tramite i social, per il quale gli utenti hanno potuto proporre e segnalare tratti magari meno conosciuti. Il Comune ha anche organizzato una settimana, dal 23 al 27 settembre, in cui i cittadini potranno incontrare i responsabili del piano di gestione per avere informazioni e dare suggerimenti.

Ma la strada per diventare Patrimonio dell’Umanità è ancora lunga, i primi risultati si avranno a Natale, ma ulteriore materiale dovrà essere fornito al Centro UNESCO a Febbraio 2020 e il verdetto sarà probabilmente noto ad inizio 2021. In attesa che il lungo percorso si compia, tutta la città continuerà, come sempre, a camminare sotto ai portici, riparandosi dal sole e dalla pioggia, e tra due anni farà lo stesso, ma magari con una consapevolezza diversa.

Vox Zerocinquantuno, 23 settembre 2019

Foto: Nicolò Samuele Grieco

(66)

Share

Lascia un commento