Sotto il velo l’identità, di Lella Di Marco

L’immigrazione presenta, anche in termini personali, un costo spesso altissimo. Ci riferiamo a quanto, nelle scorse settimane, ha riempito le cronache nere dei giornali e della tv, in Italia.

Di fatto non è stata una novità e chi si occupa di migrazione lo sa perchè conosce bene i problemi soprattutto dei cosidetti migranti di “seconda generazione”, ma non era mai successo che tanti casi emergessero contemporaneamente tanto da far discutere e costringere a prendere posizione istituzioni, intellettuali, associazioni di donne, gruppi e associazioni musulmani, imam e centri culturali islamici.

Ciascuno reagisce come può con gli strumenti culturali e politici di cui dispone tenendo fede ai principi che vuole difendere.

Andando con ordine. Bologna ha aperto la cronaca nera con la quattordicenne di Borgo Panigale, picchiata e seviziata dai genitori perché rifiutava di indossare il velo. E’ stata punita con un gesto esemplare, taglio integrale dei capelli e costretta a spiegare il tutto ai docenti, ai compagni, al preside. Reazione immediata con intervento del giudice dei minori, allontanamento dalla famiglia e sistemazione in una comunità.

A catena altri casi a Pavia, Napoli, Modena, Bassano del Grappa CON RIFIUTO DEL VELO E DI MATRIMONIO IMPOSTO.

COSA SUCCEDE ? Chi della comunità islamica ha preso parola in difesa delle ragazze che in piena adolescenza, già difficile di per sé, vogliono essere come le loro coetanee, e per giunta in una società in continua trasformazione? Chi si sta sforzando di capire realmente che cosa significhi l’identità soggettiva in una realtà in transizione? Le posizioni ufficiali sono state di pura difesa dellISLAM, in quanto sinonimo di pace, non violenza e indicare i problemi drammatici emersi, come appartenenti esclusivamente a quelle famiglie siano esse marocchine, pakistane, bangla, egiziane Si sono fatti paragoni con le punte di pensiero e costumi avanzati in Paesi di provenienza islamica, alle donne laureate e alle scrittrici, come segno di emancipazione delle donne, puntando anche a colloquiare con la città, aprendo le porte della moschea a tutti i cittadini  e cittadine anche non

Foto da Il Resto del Carlino

musulmane.

A Bologna, ad esempio, lapertura della moschea di Pallavicini ha avuto molto successo e ha destato curiosità fra lesposizione di libri, visita dei locali del luogo di culto e di studio, spiegazioni sul significato di quel luogoche per i musulmani va oltre la preghiera è stato di grande interesse, come il gustare cibi arabi, assistere alla cerimonia del tè, alle prove di calligrafia araba, di decorazione del corpo con l’enne’ o alla preghiera collettiva degli uomini, inginocchiati rivolti alla mecca e o alle spiegazioni a cura di giovani studenti musulmani . Grande attrazione, ovviamente, in quella sede LA

PROVA DEL VELO” l’angolo gestito da una spigliata giovane, di origine marocchina , studentessa di scienze politiche a Pavia che illustrava il senso del velo per le donne musulmane, il suo orgoglio nellindossarlo, il suo tranquillo rapporto di amicizia e stima con i coetanei, intanto che mostrava i diversi colori e i modi di indossarlo di quel pezzetto di stoffa, oggetto di sfida. Modo di indossarlo indubbiamente da quello delle mamme-nonne-zie, forse più disinvolto per loro però vogliose di lanciare un messaggio tranquillo magari per svelare la loro IDENTITAe il bisogno di affermarla e rivendicarla . Senza drammi e conflitti.

Dall’imposizione del velo ai matrimoni imposti e combinati, dalle rigidità educative  alla chiusura-isolamento integralismo religioso dei genitori, il problema non è religioso ma profondamente culturale. Non appartiene soltanto alle figlie femmine ma anche ai figli maschi. Il disagio lo vivono tutti e tutte, solo che si manifesta in modi diversi ed anche le scelte sul corpo delle donne sono particolari e mirate. Sono scommesse politiche che, da sempre, tutti i governi fanno per affermare il loro potere e le politiche di esclusione di controllo e di patriarcato. Sulle ragazze e sulle donne il malessere si sconta in termini di autolesionismo fra depressioni anoressia, bulimiasenza creare disordine sociale. Come del resto avviene, da sempre, anche con le adolescenti. Ragazze o donne autoctone, con il disagio vissuto dentro le pareti domestiche. Invisibile e inascoltato.

OCCASIONE PER LOCCIDENTE

Non esiste un occidente salvifico, come i problemi emersi non riguardano soltanto i-le migranti musulmani ma tutta l’intera comunità del nostro Paese. A cominciare dai tragici fatti di cronaca, il mondo politico occidentale dovrà capirne lenorme portata politica e cogliere loccasione per comprendere lOriente che non ha mai compreso, anzi temuto e rifiutato, andare oltre la paura del cambiamento e accettarne la trasformazione necessaria. Ma prima occorre conoscere, stare in posizione dascolto, accettare l’alterità senza pregiudizi né atteggiamenti mentali manichei o di possedere lunico modello giusto di vita, convinti che luso del velo sia sinonimo di sottomissione totale e assenza di pensiero, nelle donne musulmane.

Nei mondi dellIslam le donne stanno crescendo come consapevolezza di sé e dei propri diritti. Pensano, scrivono, si organizzano, scendono in campo, non vogliono la libertà come merce di scambio, a noi occidentali non chiedono crociate per la loro libertà né una lettura della loro condizione con le categorie di decifrazione occidentali. Non rinunciano al sogno di non assimilazione al modello occidentale ma chiedono un confronto e il riconoscimento del valore di quanto hanno messo in campo a partire dalla loro capacità di relazioni e dal loro saper realizzare MEDIAZIONI SENZA ARMI.

Vox Zerocinquantuno n 10, Maggio 2017


Lella Di Marco, ASS.ANNASSIM DONNE NATIVE E MIGRANTI DELLE DUE SPONDE DEL MEDITERRANEO. Attiva al Centro Interculturale  M.Zonarelli Bologna

 

 

(59)

Share

Lascia un commento