Split, personalità multiple in chiave horror, di Alessandro Romano

Film sul disturbo da personalità multipla, uscito nel 2016 e diretto da M. Night Shyamalan. Il termine “split” deriva dall’inglese divisione/separazione ed è un chiaro riferimento alla scissione dell’io in diverse entità.
La pellicola si apre con il rapimento di tre ragazze, le quali in poco tempo si accorgono che i rapitori sono più d’uno anche se incarnati dal medesimo uomo.
Parallelamente vediamo la battaglia di una psichiatra per vedere riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale la possibilità di studiare il Disturbo Dissociativo dell’Identità in chiave evolutiva. Come se il processo di disgregazione del sé potesse portare l’individuo a guarire da problematiche apparentemente incurabili, come la cecità o il diabete.
Nel film si ipotizza che una personalità possa essere allergica alle punture d’ape o avere il colesterolo alto e le altre no.
Nella realtà sono stati riscontrati casi in cui nello stessa persona albergassero personalità di età diverse (come un bambino di pochi di anni all’interno di un adulto) o che una di queste parlasse esclusivamente una lingua straniera o ancora, che le diverse personalità avessero quozienti intellettivi differenti.
La pellicola è costata soli 9 milioni di dollari ne ha incassati ben 150 in tutto il mondo.
Le ambientazioni sono anguste, quasi claustrofobiche, che fanno da specchio alle prigioni mentali del protagonista.
Il film infatti, si svolge quasi interamente in uno scantinato e gioca molto sui primi piani.
James Mcavoy giganteggia e ci presenta tutte le diverse personalità di una mente contorta. La scena in cui si manifesta per la prima volta Dennis -la personalità dominante- vale quasi interamente il prezzo del biglietto.
Sono splendidi anche i faccia-a-faccia tra il paziente e la dottoressa in cui quest’ultima parla in maniera differente ad ognuna della personalità che si manifestano o addirittura lo fa utilizzando il voi, come se si rivolgesse a un “gruppo” di persone.
Il regista, arrivato al successo con Il Sesto Senso, autore di altre pellicole di successo come Sings e The Village è solito giocare con le contaminazioni, inserendo all’interno di problematiche reali elementi fantastici.
Lo studio del disturbo dissociativo d’identità è ancora in stato evolutivo, e il film, seppur con toni fantascientifici, prova a tracciare delle possibilità d’indagine, come il fatto che si possa ad arrivare a cambiare “la chimica del proprio corpo col pensiero” o che invece di avere una personalità che “prende la luce” rispetto alle altre, di averne due che si manifestano contemporaneamente, come nel caso di una ragazza che poteva “scrivere con entrambe le mani con calligrafie diverse su cosa separate nello stesso momento.”
Sebbene il disturbo dissociativo sia una patologia gravissima, è innegabile il fascino che possa trasmette all’interno di una storia di fantasia e in questo senso, Split non delude affatto le aspettative.

Vox Zerocinquantuno n 9, aprile 2017


Alessandro Romano ha conseguito la laurea in Sociologia presso la Facoltà di “Scienze Politiche” di Bologna. Dopo un breve periodo di lavoro in Irlanda torna in Italia e si laurea al Corso Magistrale di “Scienze del Lavoro” all’Università degli Studi di Milano con la tesi: “Mercato del Lavoro e Immigrazione: un confronto tra Italia e Spagna negli anni della crisi economica globale”.

(32)

Share

Lascia un commento