Storie di madri assenti al Biografilm festival: Moonlight & L’ora di religione, di Fabio Bersani

 

Quest’anno per la tredicesima edizione del Biografilm, la “cinefila” Bologna ci ha regalato delle notti davvero ricche di emozioni su pellicola. È stato particolarmente complicato decidere su quali film concentrarsi nel vasto palinsesto del festival, ma la scelta alla fine è ricaduta su “Moonlight”, uno dei film più discussi ad Hollywood, e su “L’ora di religione”, sicuramente meno noto ma non per questo di minor qualità, vincitore del David di Donatello del 2003.

Locandina del film

Apparentemente le due trame si sviluppano su due filoni spazio-tempo differenti e con tematiche che sono agli antipodi tra loro.
Il premio oscar Moonlight racconta, nell’arco di una ventina d’anni, la vita di un ragazzo di Liberty city che cerca il suo posto nel mondo, dall’altro lato il vincitore del David si sviluppa in un lasso temporale di 48 ore. Ma le somiglianze non sono nelle tempistiche bensì nelle tematiche.
Uno è il filo conduttore principale tra i film: gli affetti familiari.
Per affetti familiari si intende qui il rapporto dei protagonisti con le proprie madri. Piccolo, in Moonlight, si trova a dover gestire sin da bambino un rapporto travagliato con la madre a causa della dipendenza di quest’ultima verso le droghe; nella pellicola di Bellocchio Ernesto (il Sergio Castellitto) viene risucchiato in un ciclone di eventi legati alla possibile canonizzazione della madre e a tutti gli interessi degli altri familiari che ruotano attorno a questo sacro evento, cose dalle quali vorrebbe astenersi dato lo scarso rapporto che lo legava a lei quando era in vita.

Locandina del film

Nonostante le diversità dei due film i rapporti tra protagonista e rispettiva genitrice riportano delle similitudini: l’una per problemi di dipendenza, l’altra per mancanza di personalità, entrambe le madri dimostrano la loro incapacità di adempiere al ruolo di genitore. Ernesto e Piccolo tuttavia hanno trovato in altre forme (chi nell’arte, chi negli amici) un modo per crescere e vivere la propria adolescenza anche senza il sostegno della figura materna.
Ma una madre anche se assente per molti anni non sparisce mai del tutto, questo a riprova del fatto che il legame madre-figlio sebbene vacillante tende a permanere nel tempo. Ne L’ora di religione torna nella vita di Ernesto addirittura anche dopo la morte, a causa dell’evento della sua canonizzazione ed irrompe così nella quotidianità del figlio.

I due film si muovono a specchio, distanze e vicinanze tra madri e figli si rincorrono per sfociare in abissi di indifferenza e sofferenza, lunghi una vita e anche più. Due relazioni che riescono però ad arrivare ad una sorta di redenzione con il perdono dei figli che in modi diversi riescono a mettere la parola fine alle sofferenze arrecate dalle proprie madri. Un parallelismo quello tra il film di Hollywood e quello di produzione nostrana che è ben più profondo della trama che si sviluppa tra Roma e Liberty City, un rapporto che vale la pena sviscerare e per cui vale la pena vedere i film.

Vox Zerocinquantuno n 12, luglio 2017


#In copertina foto da Moonlight.movie

#Foto n 1 nel testo da Plus.google.com

#Foto n 2 nel testo da Allesoverfilm.nl


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film.

(51)

Share

Lascia un commento