Strage di Bologna: memoria e verità dopo 38 anni. Di Maria Laura Giolivo.

Euna mattina di piena estate, di unestate che si impone con un caldo soffocante ormai da qualche giorno e Bologna come ogni mattina si risveglia. Riemerge dalle tenebre come una città ormai quasi totalmente svuotata dei suoi abitanti per lo più partiti per le vacanze.

La giovane e vitale città italiana per eccellenza, però, questa mattina si risveglia con un senso di frustrazione e di rabbia. Sì perché, non è un giorno qualunque, è il 2 agosto.

Sono passati ormai 38 anni dalla quella nefasta mattina del 1980 in cui le lancette dellorologio della stazione centrale smisero di battere alle ore 10,25 e con loro anche il cuore di 85 persone, vittime della più spaventosa strage della nostra storia repubblicana.

85 morti e 200 feriti: tutti civili. Nessun obiettivo preciso, non un agguato ma di una strage “nera” di cui ancora a distanza di 38 anni molte, anzi troppe, domande rimangono senza risposte.

 

Non si conoscono, infatti, ancora i mandanti di una strage che ha riconosciuto come esecutori materiali i Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari dispirazione neofascista) Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e, allepoca lancora minorenne, Luigi Ciavardini ma che vede implicati nomi altisonanti come Licio Gelli il maestro venerabiledella P2, condannato per depistaggio, Francesco Pazienza ex faccendiere e agente segreto italiano insieme al generale Pietro Musumeci, il colonnello Giuseppe Belmonte riconosciuti colpevoli dalla corte dAssise di Roma e il generale, capo del Sismi, Giuseppe Santovito morto nel 1984 prima della sentenza di primo grado.

Le indagini riconducono la strage ad ambienti massonici e neofascisti che volevano mettere in moto un movimento separatista che si ricollegasse agli ideali anticomunisti e antiateisti che a partire dalla Sicilia avrebbe dovuto estendersi poi in tutta Italia.

Euna Bologna che non dimentica quella che si sveglia ogni 2 agosto da 38 anni a questa parte, una Bologna che chiede e pretende verità e risposte ad una strage che lha lacerata e scossa nel profondo.

Euna Bologna che non dimentica il silenzio assordante delle centinaia di persone assiepate lungo il tragitto da via Indipendenza a via Irnerio [] il silenzio rispettoso di chi stava zitto ma, dentro di sé, urlava per il dolorecome avrà modo di dichiarare a La Stampa Agide Melloni, allepoca conducente dellautobus 37. Autobus che quel giorno invece che compiere lusuale corsa venne utilizzato fino a notte fonda per trasportare i corpi delle vittime allobitorio dellospedale Maggiore prima e a quello dellospedale Malpighi poi.

L’Associazione familiari delle vittime, nella figura del suo presidente Paolo Bolognesi, parla di atti ancora oggi tenuti segreti “per la protezione di cui hanno goduto personaggi e strutture” mentre Leonardo Grassi che lavora alla desecretazione degli atti si interroga sull’opportunità di farla gestire ai servizi segreti che negli anni passati hanno messo in atto un autentico depistaggio.

Il Presidente della Camera Fico, invece, promette che lo stato d’ora in poi ci sarà e, nel sostenere che i fascismi oggi possono essere di diversi tipi e vadano tutti ugualmente combattuti, dichiara che solo quando sarà emersa tutta la verità potremmo veramente definirci uno Paese unito.

I bolognesi più anziani che hanno vissuto e compreso appieno la strage non possono e non vogliono dimenticare lo scenario apocalittico di piazza Medaglie dOro, Bologna vuole mantenere viva una memoria storica necessaria per continuare a chiedere giustizia e verità.

Eimportante coltivare la memoria di questi eventi soprattutto per trasmettere alle nuove generazioni, che non hanno avuto modo di vivere personalmente determinati avvenimenti, la conoscenza storica necessaria per avere la capacità di riconoscere i mutamenti pericolosi della società che possono portare a derive estreme sia di destra che di sinistra.

Il ricordo della strage non può e non deve essere una sterile ricorrenza celebrata con una commemorazione da utilizzare come vetrina per la sfilata commossa dei politici di turno.

Bologna chiede verità e giustizia per le sue vittime e lo chiede il prima possibile poiché ha già atteso troppi anni per averla.

Nel frattempo, invano saranno morti quelle 85 vittime se questo vile attentato smetterà di evocare a tutti noi la necessità di condannare e combattere duramente posizioni politiche estremiste che sono pronte a sacrificare persino vite umane per i propri obiettivi.

Invano avranno perso la vita quelle persone se gli italiani non saranno unanimi nel biasimare e combattere una politica del “terrore” che vuole eludere le pratiche democratiche, sia essa di uno schieramento o di un altro.

 

Vox Zerocinquantuno n.25, agosto 2018


In copertina foto da Lettera43.it

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