Test invalsi, la cultura a due velocità. Di Riccardo Angiolini

L’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione ha recentemente reso pubblici i risultati delle omonime prove: le tanto temute e dibattute INVALSI. Durante una seduta parlamentare appositamente dedicata a questo istituto, le autorità competenti in materia d’istruzione hanno presentato un dettagliato resoconto riguardante i risultati conseguiti dagli studenti italiani nell’anno 2019.
Le fasce di scolari prese in esame dalle prove di valutazione nazionale sono state suddivise in base agli anni di frequentazione scolastica, partendo dai più piccoli in fascia 3 per arrivare ai maturandi di fascia 13. Le tre materie proposte alle INVALSI, italiano, matematica ed inglese, sono state valutate con punteggi da un minimo di 1 ad un massimo di 5, eccezion fatta per inglese che prevedeva direttamente i livelli di competenza linguistica (A1, A2, ecc …).
Come di consueto inoltre, prima di fornire una valutazione estesa a tutto il territorio regionale, sono stati valutati i risultati degli studenti suddivisi in macroaree regionali: Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud (Molise, Abruzzo, Campania, Puglia), Sud e Isole (Sicilia, Sardegna, Calabria, Basilicata). Tale ripartizione territoriale è essenziale al fine di individuare il diverso andamento didattico lungo tutto la penisola, purtroppo comunemente soggetto a tangibili differenze.
Dato che alle belle notizie in Italia non siamo più abituati, anche i risultati delle prove INVALSI concorrono a rincarare la dose sulle carenze del sistema amministrativo del Belpaese. Prendendo in considerazione i soli esiti delle prove per la fascia 13, ossia per gli studenti appena diplomatisi, è evidente come per ognuna delle materie esaminate la situazione educazionale presenti delle criticità.
Profondo e preoccupante risulta inoltre il divario dei risultati fra le regioni dell’Italia settentrionale e quelli del Meridione che, seppur con qualche miglioramento rispetto all’annata precedente, non fanno che registrare e rimarcare le due diverse velocità a cui “viaggia” il nostro Paese.
Italiano è la materia che tende a sollevare le medie degli esiti, con “solo” un 35% di studenti che, a livello nazionale, non hanno raggiunto un punteggio sufficiente, ossia 3. Se però nell’area Nord-Ovest questa percentuale si attesta al 22, nell’area Sud e Isole ammonta addirittura al 50: in altre parole, uno studente su due non ha superato la prova di italiano.
Matematica, terrore di milioni di studenti, tende invece ad inasprire la media di insufficienze sul piano nazionale registrando un 42% totale. Ancora una volta però, se il Nord si aggira attorno al 26/27 percento di fallimenti, Centro e le macroaree del Sud si attestano rispettivamente a 43, 55 e 60 percento di insufficienze.
Discorso analogo può farsi per inglese che, per gli studenti di fascia 13, prevedeva una duplice prova di ascolto e lettura. Sconcertanti i risultati nazionali riguardo la conoscenza sulla lingua inglese, passaporto per la comunicazione mondiale: 67 e 49 percento di insufficienze rispetto a listening e reading. Ancora una volta le statistiche puniscono le macroaree del sud Italia, che conoscono distacchi fino a 35 punti percentuali su entrambe le prove rispetto alle regioni del nord.

A seguito di questi infelici dati è doveroso fare una precisazione riguardante la stessa utilità delle prove INVALSI, criticate aspramente da più fronti sin dalla loro introduzione. Sebbene questi test nazionali siano imperniati su esercizi appositamente proposti per verificare conoscenze e nozioni più o meno generali, secondo autori, studiosi e autorità nell’ambito dell’istruzione sarebbero prove realizzate sullo stampo di un modello educativo obsoleto.
Se in molti, fra coloro di competenza, avevano già constatato e provato l’insufficiente resa del metodo educativo tradizionale cosiddetto frontale, secondo gli stessi le INVALSI si baserebbero proprio su questo tipo di didattica considerata antiquata. L’assunzione secondo cui l’istruzione nostrana non abbia saputo stare al passo coi tempi dovrebbe in qualche modo “scagionare” gli studenti esaminati, in quanto non più ricettivi di questo stampo d’educazione scolastica.
Spezzata una lancia in favore dei giovani nelle scuole, non si può comunque ignorare che, benché presi con un pizzico di sano scetticismo, gli esiti delle INVALSI restituiscono uno spaccato preoccupate riguardo l’istruzione italiana. Fatto ancora più penoso dei risultati nazionali, secondo cui più di uno studente su tre non ha passato il test di italiano, è il dover riscontrare il divario sempre più ampio e apparentemente incolmabile fra i livelli di servizi educativi erogati fra nord e sud Italia.

Noi tutti, per i nostri studenti e le future generazioni, dovremmo indignarci nei confronti delle istituzioni e della loro evidente incapacità di adattare il sistema educativo nazionale alle diverse esigenze economico sociali all’interezza del suolo italiano.
Infine, e con un’ulteriore punta di rammarico, dovremmo accorgerci di come stia lentamente svanendo l’interesse generale nei confronti della cultura. È un paradosso che il Paese più ricco al mondo per storia, opere e cultura, debba ospitare un popolo tanto indifferente al suo patrimonio.

Vox Zerocinquantuno n.36 agosto 2019

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