L’esempio di Thrashed Dolomites, di Riccardo Angiolini

Un progetto di sostenibilità territoriale da prendere d’esempio.

Il 2020 non è stato davvero un anno semplice per il nostro Paese il cui l’afflusso turistico (soprattutto internazionale) è stato immancabilmente colpito dall’emergenza sanitaria dettata dal Covid 19. D’altro canto, sebbene il settore sia stato pesantemente minato dalla pandemia, gli italiani hanno avuto l’opportunità di rivalutare mete e bellezze interne alla penisola. In quanto a riscoperta poi è la montagna l’ambiente ad averne maggiormente beneficiato.

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Il turismo montano infatti è stato oggetto di rinnovato interesse dalle Alpi agli Appennini, presi d’assalto da molti italiani che, per godere di una boccata d’aria pulita a pochi passi da casa, li hanno scelti come meta delle proprie vacanze. E quando si parla di montagna in Italia è impossibile non citare le Dolomiti, catena di rilievi compresa fra Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli caratterizzati da una straordinaria e unica bellezza.

Numerose cime delle Dolomiti rientrano non a caso fra i patrimoni dell’umanità Unesco ed è chiaro come questa nomea abbia permesso a tali territori di riprendersi e prosperare anche in tempi duri come questi. Alcuni di questi luoghi in particolare sono stati prediletti per la loro accessibilità e per i prezzi più concorrenziali (di base non certo esigui sulle Dolomiti), come ad esempio la Val di Fassa. Da una tale concentrazione di presenze e interesse ne derivano però anche alcuni lati negativi, specialmente in virtù della delicatezza di questo incredibile quanto fragile ecosistema.

A queste problematiche si è dedicato Gabriele Burgin: venticinquenne bolognese, designer del prodotto e irriducibile appassionato di montagna. Il suo amore per l’arrampicata e il suo forte legame coi territori adiacenti alle Dolomiti lo spingono ogni anno a trascorrere molto tempo in queste zone e, di conseguenza, anche a notare gli effetti di un turismo inconsapevole e incontrollato. Nonostante gli scorci mozzafiato di cui si può godere nell’area dolomitica non è raro imbattersi in rifiuti e residui dell’attività umana sparsi lungo percorsi alpini e vallate. Uno scempio e una totale mancanza di rispetto per questi luoghi incantati che già sono costretti a soffrire a causa dei recenti e sempre più pressanti cambiamenti climatici. Di fronte a tale tendenza Gabriele, deluso anche dalle scarso interesse a tal riguardo dalle amministrazioni locali, ha deciso di prendere l’iniziativa.

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Da egli è infatti nato il progetto Thrashed Dolomites, realizzato assieme a pochi cari e proseguito grazie al coinvolgimento di amici e volontari. L’iniziativa di Gabriele consiste essenzialmente nell’adibire un “campo base” all’imbocco delle mete turistiche sulle Dolomiti più battute, fornito di tutto punto per provvederne alla pulizia: sacchi della spazzatura e guanti di plastica adatti a raccogliere ogni genere di rifiuto che si incontri. Questo genere di attività non è rivolto soltanto a coloro che spontaneamente aderiscono al progetto e ne prendono parte, ma a tutti i turisti e passanti in procinto di avventurarsi per qualche via montana. Il senso di quelle che sono state ribattezzate col nome di “Giornate della Raccolta” è dunque coinvolgere e sensibilizzare tutti coloro che in un modo o nel’altro scelgono di godere della montagna. Un momento di condivisione di passione e amore per un territorio che tanto offre ma che, proprio per questo motivo, merita di essere trattato con rispetto e consapevolezza.

“Con Trashed Dolomites cerco di dare un mio contributo a queste terre, a queste montagne che mi hanno dato tanto: sono come delle barriere coralline di sei milioni di anni e meritano di essere vissute e trattate col massimo rispetto.”
Sono queste le parole di Gabriele sul perché di questo progetto, così semplice e immediato come idea ma così importante e profondo nel significato. Dopo Passo Sella, val S.Nicolò, Val di Mello e Piccole Dolomiti il viaggio dei ragazzi di Thrashed Dolomites è giunto fino a Passo Pordoi, valico alpino a 2239 metri in Val di Fassa a metà fra Veneto e Trentino, alla cui Giornata della raccolta abbiamo partecipato anche noi. Gli obiettivi futuri però non mancano e non riguardano solo le Dolomiti: Finale Ligure e l’Abetone sono i prossimi, ma gli organizzatori di Thrashed Dolomites non escludono di presenziare anche sull’Appennino emiliano. Una progettualità che trascende dunque confini e regioni per concentrarsi sul vero cuore dell’iniziativa: la montagna e la sua tutela.

Gabriele e i ragazzi di Thrashed Dolomites, in tempi dove garanzie e assistenza da parte delle amministrazioni paiono sempre più necessari, ci forniscono un validissimo esempio opposto. Problemi, criticità e minacce esistono e incombono costantemente, alle volte però il miglior modo per sconfiggerli non è appellarsi a qualcuno più grande di noi nell’attesa che qualcosa cambi, ma cominciare a fare qualcosa per fronteggiarli. Coraggio, iniziativa e intraprendenza sono le parole che meglio descrivono l’operato di Thrashed Dolomites, una realtà giovane e attiva che, oltre a mostrare la linfa vitale delle nuove generazioni italiane, ci dimostra quanto sia fondamentale battersi per le proprie passioni e per il bene comune.

“… Perché la spazzatura è di alcuni, ma la montagna è di tutti: tutti ne godiamo e per questo motivo tutti dobbiamo prendercene cura, anche se ciò significa raccogliere rifiuti lasciati da altri.”

 Vox Zerocinquantuno, 22 settembre 2020

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