Ti regalo tutta la mia puzza! Ovvero il gesto di due folli, di Viviana Santoro

Non un titolo provocatorio, ma una delle battute più significative dello spettacolo teatrale Delirio Bizzarro, debuttato lo scorso 22 ottobre all’Arena del Sole in occasione di VIE Festival, che dal 2005 ha l’obiettivo di intercettare «il delinearsi di nuove identità e soggettività nell’ambito dello spettacolo dal vivo». Due personaggi (e personcine) in miniatura si contendono uno spazio scenico dai contorni spigolosi e irregolari, un po’ come se due figure caricaturizzate a mo’ d’arte fiamminga fossero state appiccicate a un quadro astratto di Kandinskij. Ma questa stravaganza visiva nasce in risposta ad una follia drammaturgica più grande, poiché sono i protagonisti stessi della scena ad essere affetti da una pazzia più o meno dichiarata: Mimmino (Giuseppe Carullo), infatti, incontra Sofia (Cristiana Minasi) nel Centro Diurno di Salute Mentale “il Castello”; c’è poi un terzo, silenzioso e atteso personaggio, tale dottor Allone, che Sofia chiama spesso al telefono ma che non si palesa mai e di cui non si saprà mai nulla. O quasi. Infatti, lungi da essere un inafferrabile Godot o il frutto d’un’invenzione, lo psichiatra Matteo Allone esiste e attualmente dirige il Centro di Salute Mentale Camelot di Messina.

Foto Gianmarco Vetrano da Carullominasi.wordpress
Foto Gianmarco Vetrano da Carullominasi.wordpress

Così si scopre che proprio in tale struttura, «luogo d’incontro tra artisti e pazienti, medici e ricercatori del mondo accademico e della cultura», i due attori (lei siciliana, lui calabrese) hanno trovato brulicante materia per elaborare un testo originale, esito di un sinergico lavoro d’ensemble che ha per oggetto la follia e tutta l’ambiguità che questa parola si porta dietro. L’affondo etimologico conduce a quel latino fòllis e alla leggerezza del significato originario di pallone pieno di vento per giocare, termine che è andato poi a sovrapporsi semanticamente, in epoca alto-medievale, all’insanus degli antichi e, quindi, a colui che non è sano (di mente).

Ma chi è il “sano”? Cosa lo distingue dal “malato certificato”? Insomma, che fine ha fatto il dottor Allone? Qui non c’è definizione cui appigliarsi, qui ognuno deve fare i conti con la propria esperienza, personale e socio-culturale. Perlomeno questo è l’orizzonte di senso nel quale i due attori si muovono, un confine nel quale il categorizzare costituisce un’operazione del tutto arbitraria e artificiosa. Pericolosa. In questa scelta si respira tanto teatro contemporaneo: la volontà di lavorare gomito a gomito con realtà delicate, socialmente emarginate; di realizzare uno spettacolo a partire da storie di vita vissuta, dal dialogo incessante con necessità che chiedono di emergere. Anche per questo esistono il teatro-carcere alla Armando Punzo e compagnie che lavorano (o che si misurano almeno una volta nella loro esperienza artistica) con tossicodipendenti, con immigrati, con minori a rischio, con i risvegliati dal coma, con gli utenti dei Centri di Salute Mentale e via dicendo. Nell’intento più o meno comune di sviscerare l’universalità della debolezza e fragilità umana, di sfumare le differenze.

Eppure, il connubio Carullo-Minasi sfiora la perfezione di un’intimità delicata e dolce che difficilmente altre compagnie raggiungono. Questa non è una frase fatta: è sufficiente assistere a uno dei loro spettacoli per entrare in un’atmosfera raccolta e incantata. Magnetica. Ci si sente

Foto Gianmarco Vetrano da Carullominasi.wordpress
Foto Gianmarco Vetrano da Carullominasi.wordpress

accolti nella vita privata di due persone (sarebbe un errore parlare di personaggi) che non hanno alcun problema a mostrare tutto di se stesse, che si fanno portavoce di riflessioni spesso aberranti, che superano la vergogna del proprio corpo con gesti d’affetto. Come quello di scambiarsi le calze indossate per mesi senza mai lavarle, per non acuire il disagio vissuto da chi se l’è fatta addosso sul palco. E sta forse tutta qui, in questo palleggiarsi con leggerezza risate e confessioni imbarazzanti, la natura profonda della follia umana.

Vincitrice, con Delirio Bizzarro, del premio Forever Young 15/16, la compagnia Carullo-Minasi indaga sempre la sostanza della malattia anzi, meglio, delle malattie: come quella che si insinua spesso nelle relazioni di coppia, concretizzatasi nello spettacolo Due passi sono, vincitore del Premio Scenario per Ustica 2011. Delirio Bizzarro sarà in tournèe il 21-22 gennaio 2017 al Tan Teatro, Napoli; 28 gennaio 2017 Casa Babylon, Salerno; 3-5 febbraio 2017 Teatro Vittorio Emanuele, Messina.

Vox Zerocinquantuno n 4 novembre 2016


Viviana Santoro, laureanda in Italianistica, apprendista insegnante, spettatrice accanita e attrice occasionale, nutre una passione viscerale nei confronti delle parole, nel loro significato in continua evoluzione; quest’interesse l’avvicina all’uso che il teatro fa delle parole e, più in generale, al teatro come linguaggio sperimentale e come strumento didattico.

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