Turisti per caso a Mykonos, di Chiara Di Tommaso

 

La gente che conta quest’anno va a Mykonos a fare gli hippy fumando l’origano” recita una delle hit estive italiane del 2018. Che questa gente conti o meno non spetta a noi dirlo, ma in effetti l’isola più famosa delle Cicladi, che ogni estate passa dai 10 ai 200 mila abitanti grazie ai turisti provenienti da tutto il mondo attirati non tanto dalle spiagge bianche e dall’acqua cristallina quanto dalla sfrenata vita notturna, prevede quest’anno di raggiungere il picco dei 2 milioni di visitatori. È interessante vedere com’è cambiato il target che oggi frequenta quella che negli anni ’60 – ’70 era il luogo icona gay d’Europa e la meta favorita di un turismo alternativo.

La prima cosa che salta agli occhi una volta sbarcati è l’insieme di contraddizioni che caratterizzano la cittadina. Per le strade strette, tutte curve, salite e discese tipiche delle isole in cui il principale mezzo di trasporto erano gli asini, ora circolano enormi pullman turistici, i cui autisti sono costretti a esibirsi in manovre paurose, al limite del possibile. Le tradizionali casette bianche sono state svuotate e riempite di negozi che vendono ogni genere di souvenir, girando tra i quali la sera per muoversi bisogna sgomitare. Buona parte delle spiagge è occupata dai locali, ombrelloni di paglia, lettini che sembrano divani, musica a massimo volume dalle quattro di pomeriggio alle sei di mattina.

Foto di Carolina Baldi

Si può dire che agli autoctoni non sia mancata l’intraprendenza di investire al massimo sul turismo, enorme fonte di guadagno per l’isola (settore che costituisce il 20% del PIL nazionale) senza avere però il buon senso di fermarsi davanti all’eccessivo sfruttamento che sta rovinando sia da un punto di vista ambientale che culturale Mykonos, molto più di altre frequentatissime isole che sono riuscite a mantenersi comunque integre. Ne è prova ad esempio il recente ritrovamento al largo dell’isola di un capodoglio morto per aver ingerito un centinaio di sacchetti di plastica (Repubblica ambiente 24/05/18) , come anche la protesta lanciata quest’estate sui social dal pilota britannico Hamilton che si è impegnato per ripulire una spiaggia di Mykonos sommersa dai rifiuti.

Ma nulla ferma la sua fama, anzi un’altra caratteristica che vi contribuisce è la totale assenza di regole, che può essere facilmente confusa con la tanto desiderata libertà che qui cercavano i viaggiatori del secolo scorso. Per qualsiasi cosa è sufficiente pagare, non servono documenti per dimostrare la maggiore età né nei locali, dove gli alcolici vengono venduti a chiunque, né per noleggiare macchine, moto, quod, che vengono lasciati a neopatentati e guidati con tasso alcolemico alterato senza problemi e senza limitazioni. Non esistono tabù, ogni cosa è concessa, dallo spogliarsi mentre si balla sui tavoli al rigettare ciò che si è bevuto sulle scarpe del vicino. D’altra parte, resta ancora viva la vera libertà d’espressione, di vestirsi e non vestirsi come si vuole, di truccarsi e di muoversi come pare e piace, di baciare chi si preferisce, libertà agognata in passato dalla comunità LGBT, in quanto le era negata altrove, oggi invece cercata da tutti, soprattutto giovani, proprio qui. Bisognerebbe chiedersi perché.

Lo stile di vita di chi sceglie Mykonos per le proprie vacanze con amici, di coppia o addirittura in famiglia, ha ritmi sconvolgenti. Recandosi in una delle spiagge preferite dell’isola, Paradise Beach, si scopre che è la più affollata nonchè la peggiore dal punto di vista naturalistico, ma un paradiso di nome e di fatto per la mandria di adolescenti ed ex giovani alla ricerca di se stessi. A tutte le ore, escluse quelle del letargo mattutino, la gente ubriaca corre sulla sabbia, cade in acqua, balla sotto le luci delle discoteche all’aperto, scambia effusioni sui cuscini sotto gli ombrelloni o si apparta dietro agli scogli. Ma soprattutto spende comprando un drink dopo l’altro a prezzi molto elevati, tutt’altro che da Grecia.

Ma ciò che lascia davvero a bocca aperta è la volgarità che domina in questo scenario, dai profilattici usati lasciati sulla spiaggia ai dj che commentano ai microfoni con oscenità che non è qui possibile riportare, molto spesso in italiano, lingua madre della maggior parte dei clienti.

Lungi dal fare moralismi, poiché ognuno è libero di vivere e ancor più di divertirsi come vuole, si deve riconoscere che quello che lì si cerca non è una serata in discoteca o un’ubriacatura in compagnia, ma l’eccesso sfrenato in tutte le direzioni e la fuga incondizionata dalla realtà. Indicativo il fatto che un buon numero di ragazzi nel nostro Paese scelga come destinazione per il proprio viaggio di maturità un luogo simile. Viene spontaneo chiedersi, da cosa scappano? C’è chi risponderebbe dalla scuola, chi dalla famiglia, sicuramente in generale dalle responsabilità e dagli impegni, dai doveri e dai divieti. Si può essere più facilmente felici in un luogo senza regole, dove non si hanno pensieri né problemi se non quello di scegliere in quale locale andare la sera successiva e dove tutti sono lì per il tuo stesso motivo: incontrare nuove persone e perdere il controllo.

Il sociologo Bauman parlerebbe di efficace rimedio a “insicurezza, solitudine, inadeguatezza” attributi fondamentali della “Gioventù Liquida” della società contemporanea da lui teorizzata. E forse sono proprio così, liquidi, o almeno così sembrano mentre ballano, cantano, ridono, bevono, si fondono in un unico corpo in movimento, senza forma, senza nessuna stabilità.

Vox Zerocinquantuno n.26, settembre 2018

In copertina foto di Chiara Di Tommaso

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