Tutti i motivi del successo di Salvini, di Riccardo Angiolini

Analisi della ribalta leghista in chiave italiana ed europea.

La voce è ormai corsa da alcuni giorni, ribalzata dalle tv, alle radio ai giornali, passando di bocca in bocca a tavola fra familiari, fra amici e colleghi: la Lega si è imposta come primo partito italiano alle ultime elezioni europee. Con il 34,3% dei votanti al proprio fianco, il partito di Matteo Salvini ha nettamente staccato un PD in lieve crescita (al 22,7%) e un tracollante Movimento 5 Stelle di oltre 17 punti.

Le motivazioni addotte dalle opposizioni al governo e dagli stessi pentastellati sono piuttosto deboli. Se da un lato è vero che il partito capitanato da Di Maio ha sofferto del penoso astensionismo meridionale, è vero anche che numerosissimi ex sostenitori hanno deciso di passare alle schiere del “Capitano” Salvini.
Non era un segreto che già all’alba di queste elezioni la Lega si presentasse come primo partito d’Italia e nonostante ciò il risultato da poco ottenuto sembra aver sbigottito il Belpaese da nord a sud. Tale successo è stato, e senza dubbio sarà, a lungo tempo contestato, non relativamente alla sua legittimità quanto alla cascata di critiche, biasimi e malumori nei confronti del capogruppo e dei molti volti al’interno del Carroccio.

L’indignazione tuttavia lascia il tempo che trova, poiché il nugolo di criticismi non sembra scalfire affatto la corazza dei leghisti e del loro leader, che non perdono l’occasione per rispedire e rigirare le numerose accuse ai mittenti. Invece di intestardirsi nei confronti dell’ex schieramento padano bisognerebbe piuttosto interrogarsi sul perché di un così travolgente exploit di successo.
Alla domanda “perché proprio Salvini?” c’è chi risponderebbe senza mezzi termini che il suo apprezzamento è legato alla sua scaltra narrazione populista, a ben organizzate visibilità e attività mediatiche nonché al marasma di promesse che smuovono la pancia dell’elettorato italiano. Seppur con le dovute ragioni, un tale approccio altro non fa che inasprire le posizioni avverse a quelle del popolare ministro, consentendo allo schieramento verde di arroccarsi ancor più nelle proprie posizioni assieme ai suoi proseliti.

Sarebbe invece opportuno chiedersi in maniera autocritica come mai una così ampia maggioranza, comprensiva d’individui di ogni fascia sociale, ha deciso di affidarsi o comunque di mostrar interesse per le proposte di Salvini, pur drastiche o semplicistiche come possono rivelarsi.
La risposta non risiede in un’atavica inadeguatezza nazionale a vivere in democrazia per cui il popolo italiano abbia necessità di una guida forte e sfrontata. Il carisma del “Capitano” ha certamente influito sui fortunati esiti del suo personaggio e del suo partito, ma è stata solo una fra le tante condizionanti che hanno dato sfogo al malcontento popolare. Una tensione carica di risentimento e di impazienti questioni aveva da tempo assalito gran parte degli italiani, da non ricondursi ingiustamente alla Lega di Salvini bensì ai governi precedenti, attuali opposizioni.
Se oggi ci troviamo ad assistere ad un certo scenario politico non possiamo incolpare un singolo o alcuni esponenti di movimenti “pseudo sovversivi”. La rinascita e la prolificazione dei populismi tipicamente di destra in Italia (e nell’intero continente) sono da imputare in primis alle previe gestioni, evidentemente valutate come incapaci nel fronteggiare le sfide a noi contemporanee.
Le proposte di tali schieramenti, per quanto assurde a volte possano apparire, non fanno altro che incanalare lo scontento, le paure e le conferme che un popolo chiede a gran voce. Il mezzo con cui ottenere questi obiettivi, in momenti di esasperazione, viene facilmente tralasciato.

Di conseguenza la miglior maniera per sedare e spegnere incendi politici come quello degli ultimi anni non è quella di soffiare sulla fiamma. Converrebbe piuttosto pensare (e ripensare) col dovuto spirito critico alle proprie proposte, di modo da trovare reali alternative che prevengano un espandersi incontrollato della vampa.
Al termine di questo pensiero è comunque opportuno specificare che, a livello europeo, il peso di Salvini e della Lega sarà piuttosto relativo, e che numero di europarlamentari leghisti sarà solo di due unità superiore a quello dei piddini. In generale la tendenza sovranista del Carroccio non influirà sulle sorti europee più di qualsiasi altra corrente analoga registratasi negli altri stati membri, non vi è dunque che solo un apparente sentore di una svolta indipendentista all’interno dell’Unione.

Allo stesso tempo, esaurite le precedenti e dovute argomentazioni, è necessario che ricordiamo di che mondo siamo figli. Se l’Europa è da anni il continente con la più diffusa ed estesa condizione di benessere al mondo, in praticamente tutti gli ambiti della vita, una ragione c’è. Quella ragione consiste nell’unione nata nel 1951 con la CECA, e con soli sei stati membri. Un sogno visionario che oggi è invece composto da 28 Paesi, diversi e talvolta avversi per Storia e cultura, che uniti nel corso degli anni hanno saputo tener testa e competere con le più grandi potenze economiche. Ognuno di noi deve qualcosa all’UE, cerchiamo soltanto di non dimenticarcelo.

Vox Zerocinquantuno n.34 Giugno 2019

Foto: profilo Instagram Matteo Salvini

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