Un “Cafè World” al centro interculturale Zonarelli di Bologna, di Riccardo Angiolini

Il progetto Next Generation per sensibilizzare le nuove generazioni di immigrati.

Sebbene la percezione generale del numero di immigrati in Italia sia piuttosto alterata, al giorno d’oggi la popolazione non originaria dello stivale rappresenta circa il 10% della popolazione totale. Soltanto a Bologna invece, meta decisamente gettonata da chi giunge sul suolo italiano in cerca di nuovi orizzonti, tale dato incrementa di qualche punto percentuale attestandosi al 17% circa.
Il contesto migratorio felsineo risulta essere inoltre estremamente variegato: sono difatti numerosissime comunità di immigrati presenti sul territorio, divise e organizzate in proprie associazioni. Com’è facile immaginare, l’integrazione e i rapporti col tessuto sociale italiano e fra le stesse microsocietà etniche non sono né semplici né immediati. Differenze culturale e diversi livelli di integrazione non favoriscono certo un’omogeneità di richieste e una fluidità nelle comunicazioni col potere cittadino, anche se esistono realtà urbane che tentano di semplificare tali scampi.

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Il centro interculturale Zonarelli è una, se non il più importante, fra queste attività operanti a Bologna. Dagli anni ’90 ha frequenti e duraturi contatti con le comunità di immigrati, coadiuvando i diversi fronti di voci e necessità che giungono dai gruppi di stranieri.
L’operato del centro spazia su vari fronti anche se, come afferma il direttore Fulvio Amelii, lo scopo finale di tutti gli incontri e di tutti gli interventi è quello di aprire una via intermedia di comunicazione con le istituzioni favorendo l’integrazione sociale, culturale e civile degli immigrati. Forse questa sintetica presentazione non rende abbastanza onore, o perlomeno l’idea, di ciò che accade all’interno del centro, per questo presenteremo un incontro svoltosi in tal sede venerdì scorso.

Si presenta col nome di World Cafè uno della serie di eventi ospitati al Zonarelli: l’idea è proprio quella di un caffè o di una bevanda presa in compagnia mentre si dibattono alcune tematiche chiave. La particolarità di questo incontro, aperto ai giovani fino ai 27 anni, è quello di rivolgersi alle seconde generazioni di immigrati che, pur vivendo in Italia da tempi più o meno lunghi, devono fare i conti con la propria identità culturale.
L’esempio migliore per comprendere a pieno le sfumature di questo tema si incarna in uno degli organizzatori dell’evento: Alì Tanveer. Egli, ragazzo pakistano di 29 anni residente in Italia da 24, si è trovato a un certo punto della propria vita a dover convivere con le due versioni di sé che in lui coabitavano: l’Alì italiano comune, integrato alla perfezione nel tessuto sociale del Paese, e l’Alì visto come straniero a causa dei suoi tratti somatici, delle sue origini.

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La sua esperienza gli ha permesso di empatizzare maggiormente con tutti i giovani che si ritrovano a vivere in situazioni analoghe, sospesi nel limbo dell’appartenenza, e assieme all’associazione Next Generation si è proposto come guida di questi incontri facenti parte di un più ampio progetto nazionale. Finanziato dal fondo FAMI del Ministero degli Interni, tale iniziativa si articola fra una manciata di città italiane, dove si riuniranno periodicamente gruppi di giovani immigrati, e non, per trattare insieme questi delicati argomenti.
Il progetto si concluderà col gemellaggio reciproco di alcune città fra loro, ad esempio Bologna, Napoli e Padova, grazie al quali si tenterà di identificare alcuni punti e necessità comuni da proporre come possibile materiale su cui le istituzioni dovrebbero focalizzarsi. La finalità ultima dell’iniziativa è quella di educare le nuove generazioni ad essere cittadini attivi e partecipanti, capaci di comprendere la realtà che li circonda e di aiutare a loro volta quelli che verranno dopo di loro e che, presumibilmente, potrebbero fronteggiare le medesime problematiche.

I partecipanti dell’incontro in questione, svoltosi con tre diversi tavoli di conversazione, erano per la maggior parte giovani di origini non italiane, alcuni palesemente integrati nel sistema di costumi locale ed altri più legati alle proprie origini o con qualche difficoltà linguistica. Riuniti assieme di fronte a qualcosa da bere, grazie all’aiuto di alcuni moderatori, hanno trattato (e tratteranno in futuro) le tematiche di cittadinanza attiva, comunicazione e identità. Infine hanno messo assieme idee ed opinioni emerse dal confronto.
Per aiutarli e guidarli in questo processo, oltre al disponibile Alì, ha presenziato una personalità di spicco nel mondo accademico bolognese, l’ex professore universitario Gustavo Gozzi. Autore di numerosi studi e pubblicazioni sul multiculturalismo, sul diritto internazionale e sulla storia del diritti umani a confronto fra le civiltà, ha aperto l’incontro con un’interessante digressione sulla natura storica, sociale e politica dei temi successivamente trattati.

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Una serie di eventi che dunque, grazie alla collaborazione e alla partecipazione di validi fronti, cerca di snocciolare discorsi e proposte riguardo l’importante tema dell’integrazione, coinvolgendo direttamente coloro che dovranno occuparsene in futuro: i giovani. Un’iniziativa sociale utile, attuale e di crescente rilevanza che, come è accaduto al centro Zonarelli, può cominciare “banalmente” anche con un caffè in compagnia.

Vox Zerocinquantuno, 30 settembre 2019

Foto: Alì Tanveer e Gustavo Gozzi (Angiolini)

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