Un giovane agronomo in Mozambico fra speranze e delusioni, di Aurora Vancini

Riccardo Borgia, giovane laureato in agraria specializzato in agricoltura tropicale e con un fervente desiderio di impegnarsi nel sociale, ha tenuto l’ultimo intervento della rassegna “Un incontro al mese”, organizzata da Mario Pinotti presso l’Istituto Parri di Bologna, dedicata al tema dei rapporti Italia e Africa.
Parlare delle mie esperienze, io che ho sette o otto anni più di voi, a ragazzi che hanno meno di vent’anni è la cosa che mi emoziona di più e mi ha indotto ad accettare con convinzione l’invito di Mario Pinotti. So che vivete un momento cruciale della vostra vita, in cui le scelte che state per compiere saranno decisive, e per questo non vorrei dipingervi un mondo troppo sconsolante né suggerire scelte sbagliate. Insomma, mi sento molto responsabilizzato per quello che sto per dire.” È con queste parole che il giovane relatore ha aperto il suo racconto.

Una volta conclusi gli studi Riccardo si è rivolto alla cooperazione internazionale, un firmamento di grandi agenzie e organizzazioni non governative; tutti questi enti si prefiggono l’obiettivo di creare reddito nelle regioni più povere del pianeta per scoraggiare l’emigrazione. Riccardo è dunque partito per il Mozambico per conto di una ong svizzera; a differenze di altre esperienze di volontariato che aveva fatto in precedenza, questo era un vero lavoro e avrebbe dovuto cavarsela da solo, scontrandosi con una realtà ben diversa dalle sue aspettative. Il suo mandato consisteva nell’insegnare tecniche di coltivazione e conservazione volte a migliorare e a aumentare la produzione.
Uno dei problemi più grandi che affliggono gli africani e li spingono a emigrare dal continente è l’insufficiente produzione agricola. Le cause di ciò sono molteplici: clima, guerre, dittature ma va comunque specificato che un 30-40% della produzione agricola viene perduto a causa dell’inadeguatezza delle pratiche ordinarie di coltivazione.
L’evidenza di questi problemi persuase il giovane collaboratore che fosse facile trasmettere ai contadini africani nuovi suggerimenti ma non fu affatto così. Essi erano riluttanti ad accogliere i suoi consigli, proponendogli pratiche tramandate da generazioni. Riccardo capì che non si trattava solo di un rifiuto causato dall’ignoranza ma di una vera e propria resistenza culturale, cultura rivelatrice di un modo di pensare che deriva da condizioni di vita al limite della sussistenza. Insomma, i contadini africani, abituati all’incertezza, preferiscono “l’uovo oggi che la gallina domani”.

Un altro limite allo sviluppo della produzione è senz’altro costituito dal sistema scolastico, fondato sulla memorizzazione passiva dei contenuti. A questo si aggiungono anche altri problemi correlati come l’analfabetismo (e la cultura orale.)

L’assenza di una cultura dell’innovazione e una mentalità legata alla sussistenza sono fattori sfruttati dalle multinazionali per acquistare terreni a basso costo dai contadini africani che, ammaliati da “alti stipendi”, vengono ridotti essenzialmente a salariati e sfruttati senza scrupoli; questi saranno poi costretti ad acquistare quello che prima producevano sul mercato, a prezzi elevati. Ancora una volta ritorna la filosofia dell’uovo oggi migliore della gallina del domani.

Confesso che sono rientrato in Italia molto deluso, ero troppo desideroso di portare benefici immediatamente visibili”. A distanza di un mese dal suo rientro, tuttavia Riccardo ha riflettuto in termini più distaccati capendo che il problema prioritario sia aiutare i locali a conseguire la necessaria autonomia: è inutile introdurre il trattore in un contesto dove mancano gli elementi in cui esso possa dimostrare la propria efficacia.
Eppure le organizzazioni internazionali hanno ancora difficoltà a mettere in pratica questo approccio perché il sistema vigente le obbliga a spendere abbondanti finanziamenti in tempi rapidissimi, portando ad aggredire emergenze immediate, senza pensare a risultati a lungo termine ed è per questo motivo che l’africano vede il bianco come “una vacca da mungere”.
Nonostante tutti questi limiti l’Africa sta crescendo: si diffonde sempre di più fra i giovani istruiti una volontà di autonomia, fatta di apertura verso l’Occidente e di valorizzazione degli aspetti più importanti della loro tradizione.

Vox Zerocinquantuno n 15, ottobre 2017

 

In copertina un gruppo di agricoltori del Mozambico da: Icei.it (Agricoltura sostenibile e sicurezza alimentare)


Aurora Vancini, 18 anni, studentessa all’ultimo anno di liceo linguistico IIS Archimede di S. Giovanni in Persiceto. Ha partecipato a un progetto di alternanza scuola-lavoro presso l’Istituto Parri di Bologna. Attualmente sta partecipando al “Giardino delle Imprese” presso la Fondazione Golinelli di Bologna.

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