Un verde fiore in via Irnerio, di Matteo Scannavini

C’è aria di novità in via Irnerio e ha il profumo della canapa. Davide Tahirovic, imprenditore triestino-napoletano, ha scelto Bologna per lanciare la sua nuova attività, il Jamaica Canapa Store, atto alla vendita di una vasta gamma di prodotti derivati dalla pianta della cannabis sativa. Il nome suggerisce già molto, ma non basta a descrivere il progetto che sta dietro al nuovo negozio, inaugurato il 15 marzo tra brindisi di caipiroska alla canapa: se infatti apparentemente uno store del genere non rappresenta una novità in senso assoluto per Bologna, il Jamaica può invece vantare diverse peculiarità che lo rendono unico nel suo settore.

Foto di Davide Tahirovic

Recatomi in loco per saperne di più, ho incontrato tra le pareti color giallo e legno tappezzate di fogliame, l’energico e disponibile Davide. Ad accompagnare la nostra conversazione, l’immancabile voce rauca di Vasco, anima della playlist rock anni ’70 che caratterizza il negozio. Questi elementi dovrebbero già indicare l’ambiente oltre le porte del Jamaica: il negozio scavalca l’esperienza di semplice vendita per proporsi come concept store visivo, olfattivo e uditivo, offrendo al cliente l’esplorazione della densa e al contempo leggera atmosfera del mondo della canapa.

Anche per quel che invece riguarda più strettamente l’esercizio commerciale, il Jamaica rappresenta una novità: si distingue dai franchising per essere un multimarca, offre ovvero prodotti di più marche selezionate (Clipper, Cannabis Energy Drink, Paradise Seeds, Hemp Store, Garda Joint, Green Star, Zoe’s Seeds ecc.) lasciando al cliente la libera scelta di preferenza tra queste.

Oltre a ciò, sul modello di diverse attività commerciali italiane, il Jamaica rappresenta anche il primo canapa store ad accettare i pagamenti in bitcoin attraverso l’app Coinbase: nella disputa delle chiacchieratissime criptovalute, Davide s’inserisce infatti nello schieramento dei sostenitori, individuando nella moneta virtuale la necessaria evoluzione al sistema di pagamento attuale. Una sfida al domani quindi, proprio come inserirsi nel mercato della cannabis legale.

Ultime, ma non per importanza, novità sono i progetti unici che si collocano nel futuro dello store: in primis, l’organizzazione di incontri tenuti da relatori esperti che promuovano un’opera d’informazione sui principi curativi dei derivati della canapa, tema ancora oggetto di forte confusione su cui Davide mira a mettere chiarezza. In aggiunta, sarà presto avviato il servizio delivery, ovvero la consegna a domicilio dei prodotti, generi alimentari e cosmetici a base di canapa, quali birre, come la corposa scura “Mr. Skunk”, oli, shampoo, uova di Pasqua con sorprese e, ovviamente, il prodotto di punta, le infiorescenze.

Se a qualcuno dovesse risultare familiare l’immagine della piantina essiccata, è altrettanto probabile che non la associ al concetto di legalità. Eppure la vendita di tali infiorescenze, di origine italiana, olandese e spagnola traccia

Foto di Nicolò Samuele Grieco

ta e certificata, rientra nei confini di quanto previsto dalla legge: il principio psicoattivo THC, il tetraidrocannabinolo responsabile della comunemente nota “botta”, è inferiore ai limiti imposti dello 0,6%. Non ci sono restrizioni invece per quel che riguarda le percentuali del CBD, il metabolita non psicoattivo cannabidiolo, che, come Davide tiene a precisare, è portatore di effetti benefici per l’individuo, quali calma, concentrazione, rilassamento e scioglimento muscolare. Un effetto antipanico e concentrante, l’ideale per gli studenti insomma. C’è tuttavia un cavillo legale non trascurabile: l’acquisto d’infiorescenze è permesso, la combustione no; in altre parole, addentrandosi nel gergo tecnico, la vendita al cliente è destinata al solo uso tecnico-collezionistico.

Dunque, ben consapevoli di questo, le persone possono liberamente acquistare le infiorescenze alla cassa o, a breve, al distributore automatico di cui si arricchirà il Jamaica Canapa Store, a condizione che le usino come profumatori negli armadi o per allestirci graziose vetrinette. Com’è intuibile, il discorso legale è attualmente contorto e chi vende deve muoversi su un filo sottile, attento alle cautele che il mercato della canapa richiede. Per esempio, prima che io lasci il negozio, Davide mi arrotola lo scontrino intorno al prodotto acquistato, così che io possa provarne la legalità del possesso. Dopotutto, grazie al rispetto di queste modalità, nella giovane vita del Jamaica non si ravvisano grane legali e i feedback riscontrati dai bolognesi sono più che positivi. È in effetti quello che ci si aspetta da Bologna, definita da Davide “una chicca, città senza il caos delle metropoli, giovane, fresca, che accoglie le novità”. Sarà così?

Per ora la Dotta, Grassa o Turrita che si voglia, ha accolto anche il Jamaica nell’abbraccio dei suoi portici, tra i sorrisi della comunità universitaria e di tutti i collezionisti d’infiorescenze che avrebbero voluto vedere qualche volto di +Europa in parlamento. Fatti i dovuti auguri di buona fortuna a Davide, restiamo ad ammirare il fiorire di questa nuova casa della canapa di Via Irnerio…Basta non bruciarne le infiorescenze.

Vox Zerocinquantuno n.21, Aprile 2018

 

In copertina foto di foto di Davide Tahirovic


Matteo Scannavini, 18 anni, studente di quinta del Liceo Scientifico Augusto Righi. Coltiva la passione per la scrittura e la recitazione realizzando sceneggiature ed interpretando ruoli in cortometraggi prodotti insieme ad amici.

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