Una casa per tutti. “Coalizione Civica” nel giardino Parker Lennon, di Sara Stradiotti

 

E’ stato bello, liberatorio, romantico ma anche un po’ deludente partecipare all’evento di Coalizione Civica (http://www.coalizionecivica.it/) sul tema del diritto alla Casa.

E’ stato bello sicuramente perché dopo aver approfondito, indagato e vissuto per più di un anno le difficoltà delle persone senza casa e di un sistema che non riesce, o non vuole, garantire uno dei diritti fondamentali dell’uomo, è stato bello vedere che c’è ancora qualcuno che parla e si confronta sulla tematica. E’ stato liberatorio perché dopo una giornata estenuante a lavoro, vuoi per l’ambientazione, vuoi per le persone propositive presenti è stata una liberazione fermarsi e ragionare silenziosamente sul quadro complessivo che fa sì che non si proceda con una sintetica soluzione di giustizia sociale per quel che concerne il diritto alla casa. E’ stato anche romantico sì, perché ho avuto modo di vedere dopo tanto tempo che c’è qualcuno che ancora ci crede…crede che un modo per cambiare le regole bisognerà pur trovarlo.

Ma è stato anche deludente vedere che su tutte le persone che risiedono a Bologna, eravamo soltanto in una trentina e soprattutto che dopo aver abbandonato per qualche mese il dibattito sul tema per questioni personali e di lavoro, ho ritrovato il dibattito pressoché fermo allo stesso punto. Certamente è stato utile per riprendere in mano il quadro complessivo fatto dall’intreccio di differenti fattori.

Sono purtroppo arrivata tardi per sentire gli interventi di Raffaele Lungarella, docente di Economia Applicata e Responsabile servizio politiche abitative Rer, Mauro Colombarini di Sunia Bologna e l’inizio dell’intervento di Gianluigi Chiaro di Nomisma.

Ma ho avuto modo di sentire Nicola Quondamatteo di Rete Universitaria Link (Pagina Facebook) soffermarsi sulla problematica “Casa” per i ragazzi universitari. In particolare Nicola riferisce della grande difficoltà che ad ottobre di ogni anno gli studenti affrontano per trovare casa in particolare nelle zone vicine alle sedi Universitarie, come via Irnerio e limitrofi, zone che hanno registrato negli ultimi anni un grandissimo aumento del canone d’affitto. Ciò che emerge nel complesso è che si tende a dare più che altro risposte “spot” e mal organizzate agli studenti che hanno bisogno di una casa. Viene a tal proposito in mente l’esperienza del complesso dell’Ex Telecom, investito da un progetto di rigenerazione che ne farà uno studentato, non per studenti qualsiasi, ma per studenti stranieri e benestanti. Nicola quindi, per cercare di risolvere il problema, suggerisce che sarebbe il caso di agire sullo sfitto, magari tassando quello lasciato dai grandi proprietari immobiliari, fondazioni o grandi agenzie immobiliari. L’esponente di Link Rete Universitaria continnua dicendo che le politiche per la casa si collocano all’interno di una nuova politica più ampia che ha investito di recente la nostra città, che tra le altre azioni prevede la volontà di rendere il centro storico sempre più un centro vetrina. Basti pensare alla ristrutturazione di Piazza San Francesco o all’allontanamento dei Centri di Accoglienza dal centro stesso. Anche la collocazione dei dormitori nelle zone si inserisce in questo contesto e fa pensare che l’integrazione non sia ricercata ma anzi il più possibile allontanata.

Foto Sara Stradiotti

Così come è doveroso menzionare le condizioni degli studenti Universitari quando si parla di diritto alla casa, è altrettanto fondamentale trattare del suo collegamento diretto con il tema del lavoro, come sostiene  Giorgio Simbola del Sindacato Generale di Base. Giorgio crede, a differenza di altri, che non è vero che l’incapacità delle Istituzioni locali di garantire l’esercizio di un diritto è data da questioni che riguardano esclusivamente il bilancio economico e non è nemmeno vero che la normativa non è aggiornata, anzi è una delle poche tematiche sociali che ha visto un aggiornamento nel 2014, con il Piano Casa. L’esponente del Sindacato Generale di Base procede affermando che l’ERP non può più essere considerata una concreta risposta alle difficoltà delle persone, tanto che anche quando una persona si trova a pagare un canone d’affitto di 36 € al mese, si ritrova solitamente a dover affrontare anche i costi fissi di gestione, che su una pensione minima possono arrivare a ricoprire 1/6 della stessa. Questa situazione si trasforma giocoforza in una grandissima ricattabilità in ambito lavorativo. Ne sono chiara dimostrazione i tirocini che vengono affidati agli abitanti degli alloggi di transizione, per permettere loro di pagare un canone d’affitto, in quanto altrimenti privi di reddito.

Di grande interesse sono le possibili soluzioni previste dal sindacalista:

  1. Tassazione dello sfitto

  2. Il costo (non solo il canone d’affitto) per il mantenimento di un alloggio non deve superare il 20% del reddito di chi abita in quell’alloggio.

  3. Interventi di Rigenerazione di edifici vuoti, come quello dell’Ex Caserma Sani, in cui si possono ricavare 80 alloggi.

  4. Provvedere gradualmente all’autorecupero di edifici vuoti, magari grazie al sostegno di grandi soggetti privati sensibili.

Nel dibattito interviene poi Maria Longo, Ex Magistrato per illustrare la questione dal punto di vista giuridico.

Bisogna ricordarsi innanzitutto che non si sta parlando di concessioni, ma di diritti, che ci devono essere garantiti in quanto prima che consumatori o telespettatori siamo cittadini e dobbiamo riappropriarci in tutto e per tutto di questa condizione. L’articolo 2 della nostra Costituzione tutela i diritti primari inviolabili; l’art. 3 comma 2 sostiene che lo Stato si deve occupare di rimuove gli ostacoli all’esercizio di questi diritti. Il paradosso della politica odierna consiste nello sbilanciamento verso problematiche di sicurezza o ordine pubblico, laddove non si riesce a garantire un bisogno sociale. (vedi decreto Minniti).

Vivono in fondo nell’illegalità sia le Istituzioni che non garantiscono un diritto, sia chi dà vita ad occupazioni a scopo abitativo.

A proposito di queste poi c’è modo e modo di affrontarle, la procura può chiedere il sequestro preventivo, che il GIP deciderà se concedere o meno e quindi si arriverà ad uno sgombero, che come si è visto in diversi casi a Bologna ha in realtà intralciato l’ordine pubblico.”

Dopo un breve intervento di Cecilia di Asl Cobas, è il turno di Malvina che descrive una realtà di accoglienza autogestita nella città di Bologna, in particolare sintetizza il genere di persone che si avvicinano al dormitorio di Accoglienza Degna, esperienza che ha luogo all’interno dell’ex Caserma Masini.

Queste possono essere riassunte in 3 tipologie:

  1. Ragazzi che hanno concluso il percorso di accoglienza, ma non hanno gli strumenti per essere autonomi;

  2. Minori stranieri non accompagnati, che compiono 18 anni qui e quindi non rientrano più nel percorso di accoglienza minori, ma non hanno punti di riferimento qui;

  3. Invisibilizzati (grazie alla Legge Bossi – Fini).

Fa inoltre notare come nell’attività di mediazione e aiuto nella ricerca di una casa hanno ritrovato sempre più diffuso un sentimento discriminatori dei proprietari di immobili, che hanno pregiudizi e paura nei confronti degli stranieri.

Al termine del dibattito mi  sono chiesta se fosse una buona idea coinvolgere soggetti privati disponibili ad investire nel settore; se non altro per smettere di sperare che le Istituzioni intervengano autonomamente e strutturalmente, a fronte della tanto millantata mancanza di risorse.

Infine è forse il caso di riflettere sul peso che le tematiche in questione hanno nel dibattito pubblico bolognese: non dovremmo fare in modo che ciò inizi a diventare importante anche per chi una casa ce l’ha? Sarebbe il primo passo verso il ritorno ad una società sensibile e solidale.

Vox Zerocinquantuno n 11, giugno 2017

 


Sara Stradiotti si è laureata in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale nel 2014 a Bologna. Dopo una serie di brevi esperienze nell’ambito della Comunicazione in associazioni di categoria ed enti turistici, ora si occupa di comunicazione all’interno di Avis Provinciale Bologna per la promozione del dono del sangue. Insieme a Sara Del Dot e Stefania Pianu è vincitrice della quinta edizione del Premio di giornalismo investigativo Roberto Morrione, con il webdoc dal titolo “Le altre case di Bologna”.

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