Una luce nel tunnel della terapia contro il cancro di Stefania Purgato

Da circa un decennio l’immunoterapia rappresenta un approccio innovativo e promettente nella terapia del cancro, in particolare per quei tumori in cui la combinazione di chirurgia, radioterapia e chemioterapia non è sufficientemente efficace. Per immunoterapia oncologica si intende un trattamento terapeutico che stimola il sistema immunitario di un individuo a combattere contro le cellule tumorali.
Gli approcci alla base dell’immunoterapia sono principalmente due: i vaccini antitumorali e la somministrazione diretta di componenti immunitarie, come anticorpi monoclonali o citochine. Quest’ultima strategia terapeutica viene oggi utilizzata con successo in alcune tipologie di tumore come leucemie, carcinomi e melanoma.

Nel mese di giugno è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature un lavoro di un gruppo di ricercatori tedeschi (Kranz et al.) che presenta un nuovo promettente approccio di immunoterapia: un vaccino che utilizza nanoparticelle, cioè micro-goccioline delimitate da una parete di grassi, per stimolare le cellule del sistema immunitario. Gli autori hanno perfezionato la composizione lipidica di queste particelle, in modo tale che esse possano essere somministrate per via sistemica, cioè semplicemente mediante un’iniezione, e possano raggiungere i principali organi bersaglio dell’immunoterapia, quali milza, fegato, linfonodi e midollo osseo. Le vescicole contengono un RNA (acido ribonucleico), cioè una molecola che porta l’informazione genetica, che viene internalizzato in alcune tipologie specifiche di cellule immunitarie (cellule dendritiche e macrofagi) dove viene espresso codificando per gli antigeni che inducono la risposta di “attacco” contro il tumore. Queste particelle sono anche in grado di stimolare nell’organismo la produzione di citochine, come l’interferone, che sono cruciali per ottenere un’efficiente risposta infiammatoria. I risultati ottenuti suggeriscono che questa terapia induce la risposta immunitaria attivando il meccanismo di difesa che viene normalmente innescato nel caso di un’infezione virale.

Questo sistema è stato testato su diversi modelli di topi con tumore, dimostrando la sua capacità di indurre in vivo una potente attività antitumorale.
Inoltre il vaccino è stato somministrato a tre pazienti con melanoma maligno in stadio avanzato, e dosi terapeutiche piuttosto basse hanno evidenziato efficacia, inducendo meccanismi di risposta immunitaria antitumorale.

Questa tipologia di vaccini antitumorali è molto promettente perché le nanoparticelle lipidi-RNA sono veloci e poco costose da produrre, hanno un ampio potenziale terapeutico, perché gli antigeni di qualsiasi tumore possono essere codificati da una molecola di RNA ed, inoltre, si sono rivelate sicure e molto ben tollerate dopo la somministrazione sistemica.

Purtroppo questo lavoro non ci permette di dire che esiste già un vaccino utilizzabile sui pazienti, in quanto la sperimentazione è solo all’inizio e sono necessari tempi più lunghi per poter valutare effettivamente gli effetti, sia terapeutici che collaterali, sull’uomo. Comunque questo studio pone basi molto incoraggianti per lo sviluppo dei vaccini antitumorali, suggerendo che realmente la terapia del cancro potrebbe basarsi sulla risposta del sistema immunitario del paziente contro le cellule tumorali riconosciute come “estranee”.

Vox Zerocinquantuno n.2 giugno 2016


Stefania Purgato laureata nel 2003 in Biotecnologie Mediche, ha successivamente conseguito un Dottorato di ricerca in Biotecnologie Cellulari e Molecolari presso l’Università di Bologna. Lavora presso il Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna come assegnista di ricerca nell’ambito della Biologia e Genetica Molecolare.

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