Una nuova scuola è possibile, di Oana Daniela Ciobanu, Federico Ruggiero e Stanislav Saca

Viviamo in un’epoca di continui mutamenti, rapidi ed inarrestabili, all’interno della nostra società e il sistema scolastico italiano non può rimanere insensibile a tali cambiamenti.
Secondo i dati OCSE nel 2015 la maggior parte degli studenti italiani si è dichiarata insoddisfatta dell’ambiente scolastico che frequenta. Per migliorare questa condizione sono state attuate diverse riforme. Tuttavia ad essere prese in considerazione sono sempre le opinioni degli adulti trascurando quelle dei giovani, i veri protagonisti della scuola. Ciò accade a causa del pregiudizio, non del tutto infondato, per cui giovani sono disinteressati e non motivati nell’apprendimento.
Sempre secondo l’OCSE, l’Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di ultracinquantenni nel corpo docente delle scuole. Non è la loro età che crea scontento fra gli studenti, ma il loro scarso adattamento alla nuova generazione, una generazione tecnologica che preferirebbe usare i nuovi dispositivi anche tra i banchi scolastici, non di nascosto come spesso accade, ma come un vero e proprio strumento educativo incontrando tuttavia l’ostilità dei professori. Gli strumenti tecnologici sono considerati oggetti frivoli, non utili all’educazione, poiché ai docenti risulta difficile concepire una lezione diversa da quella frontale. La mancata adesione ai nuovi metodi e strumenti di insegnamento da parte dei professori crea uno stallo nell’evolversi della didattica che dovrebbe essere sempre più orientata verso l’utilizzo di nuove tecnologie che permettano un più ampio accesso alla conoscenza. Non è detto però che un uso frequente della tecnologia possa migliorare l’apprendimento. Occorre un metodo ben ideato, strutturato e organizzato per stimolare l’interesse e l’attenzione dei ragazzi. La perdita di interesse da parte degli studenti è dovuta ad antiquati programmi didattici volti sempre allo studio del passato senza riferimenti e collegamenti con il mondo attuale. Non si potrebbe ragionare però su tematiche odierne senza avere una conoscenza della storia dell’evoluzione del sapere umano ma i programmi scolastici italiani si concentrano solamente sulla memorizzazione di tali argomenti, non fornendo una dimostrazione dell’utilità di queste informazioni.
Nel mondo del lavoro sono sempre più richieste la capacità di collaborare all’interno di una squadra e le competenze associate a questo tipo di incarico. I giovani che devono inserirsi all’interno di questo nuovo ambiente si trovano completamente disorientati poiché non ricevono una giusta preparazione durante il percorso scolastico che si concentra in attività individuali che, non solo non permettono lo sviluppo di abilità collaborative, ma inducono alla competizione. Gli studenti italiani vivono livelli di ansia scolastica più elevati della media OCSE: mentre solo il 37% dei coetanei europei diventa nervoso quando si prepara ad un test, nel nostro Paese la percentuale sale al 56% e persino chi si dichiara preparato prova molta preoccupazione.

Un altro problema rilevante è il criterio di valutazione su scala numerica. Il parametro di giudizio non riflette, nella maggior parte dei casi, il livello di preparazione dell’alunno che viene in questo modo demoralizzato e demotivato. Il suo valore, anche umano, viene ridotto ad un numero all’interno di un registro che lo rende oggetto di un giudizio limitato. Sarebbe auspicabile un ritorno ad una valutazione complessiva delle conoscenze dell’alunno tramite un giudizio scritto. In questo modo probabilmente lo studente si sentirebbe più motivato nell’apprendimento e sarebbe più propenso a migliorare se stesso non solo sul piano delle conoscenze acquisite ma anche sul piano umano. Non dimentichiamo infatti il ruolo educativo e di crescita umana e personale che la scuola dovrebbe avere oltre a quello didattico di diffusione della cultura.
Solo in questo modo, investendo su un’educazione d’eccellenza delle giovani generazioni, si può sperare di formare uomini e alunni consapevoli del mondo che li circonda. Curare l’istruzione deve essere interesse di ogni cittadino che abbia a cuore le sorti del proprio Paese, infatti come Nelson Mandela ha affermato: “L’istruzione è l’arma più potente per cambiare il mondo”.

Vox Zerocinquantuno n 11, giugno 2017

#In copertina una foto tratta da Arezzo notizie

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