“Una questione privata” di Beppe Fenoglio, recensione di Riccardo Angiolini

 

Pubblicato nel 1963, alcuni mesi dopo la dipartita dell’autore, “Una questione privata” è uno dei testi sulla Resistenza nonché uno dei racconti più celebri scritti da Beppe Fenoglio.
Non a caso Fenoglio è considerato uno fra gli scrittori più influenti della narrativa novecentesca incentrata sulle realtà belliche della Resistenza e sugli strascichi della guerra civile italiana. Il genere del cosiddetto “romanzo partigiano” è certamente debitore a questo autore che, in anni di studio e lavoro, ha cercato di approssimarsi il più possibile alla sua ideale forma perfetta. Se con “Il partigiano Johnny” era riuscito a conquistare un ampio pubblico e riconoscimenti, sono proprio le opere finali di Fenoglio che lui considera le più vicine al traguardo del perfetto romanzo partigiano, fra cui per l’appunto “Una questione privata”.

Teatro delle vicende narrate da questo breve racconto sono le langhe piemontesi, un saliscendi collinare che alterna dolci rilievi e ripidi dirupi, immerso nel verde della vegetazione e, nelle stagioni fredde, abbracciato dalle silenziose braccia della nebbia.
Milton è un giovane studente, ventenne, unitosi alle divisioni badogliane nell’immediato periodo successivo all’armistizio del ’43. Autoctono del territorio, nato ad Alba, opera in una brigata vicino al paesello di Treiso, distinguendosi per il suo proverbiale sangue freddo. Ciò che tuttavia sconvolgerà la vita del giovane fazzoletto azzurro non sarà tanto la guerriglia, la violenza, la vita partigiana, ma un’inaspettata rivelazione del passato che sconquassa il suo presente.
Trovandosi di pattuglia vicino alla casa di Fulvia, sua compagna di gioventù e amata ora trasferitasi a Torino, non resiste al richiamo della nostalgia e vi entra per rivedere le sue stanze. Da un’anziana governante viene però informato che, nei tempi precedenti alla sua partenza, Fulvia era sospettata di aver intrattenuto relazioni intime in segreto con Giorgio, amico ed ex compagno di brigata di Milton.

Le parole dell’anziana trapasseranno da una parte all’altra mente e anima del partigiano Milton, che da quel pomeriggio per alcuni giorni a seguire si lancerà alla sfrenata ricerca proprio di quel Giorgio a cui era stato tanto vicino. Caso vorrà che, nello stesso pomeriggio in cui il giovane giunge alla brigata dove Giorgio operava, venga catturato da una squadriglia fascista protetta dalla lattiginosa nebbia.
Milton riparte senza esitazioni all’inseguimento, più che dell’amico, della verità tanto agognata su Fulvia, per cui non si farà scrupoli a camminare giorno e notte, nascondersi, combattere e uccidere. La morbosa ricerca del giovane si conclude tuttavia in tragedia in un finale che, forse appositamente o forse a causa della morte di Fenoglio, rimane drammaticamente aperto.
Ciò che si evince dalla conclusione delle vicende narrate rimane ugualmente piuttosto chiaro: la verità e le passioni segrete di Fulvia moriranno assieme a Giorgio, che con tutta probabilità finirà per essere giustiziato dai fascisti. A cause di queste oscure verità morirà forse anche Milton, stremato per fatica delle sue imprese o straziato dalle piaghe amorose.

Un racconto che, ad un’analisi superficiale, potrebbe apparire un dramma amoroso inserito nella cornice narrativa della Resistenza. In fin dei conti le vicende che vedono protagonista il giovane Milton seguono delle logiche e delle dinamiche che risultano inevitabilmente dettate dal contesto storico.
Tuttavia, piuttosto che considerare il romanzo come una semplice storia influenzata da vicissitudini del tempo, è giusto intenderla come vero e proprio spaccato di ciò che fu la Resistenza. “Una questione privata” prende come punto di partenza un punto d’osservazione particolare: quello di un ragazzo partigiano che ha alle spalle del vissuto, degli affetti, delle esperienze e degli ideali. Eppure pensandoci chi fra coloro che hanno preso parte al movimento di Resistenza non possedeva passioni, memorie e dolori più o meno affini a quelli di Milton?
Dal “privato” del fazzoletto azzurro di Alba è possibile dunque intravedere la maggioranza degli uomini di allora, nello specifico di coloro che, per propria scelta o per necessità, si ritrovarono schierati dalla parte dell’illegalità, dei rivoltosi condannati dallo Stato fascista.

Chissà se per Fenoglio la ricerca del romanzo partigiano perfetto non significasse proprio restituire al lettore, attraverso gli occhi e i palpiti febbrili di Milton, la più reale delle situazioni di Resistenza: quella di un uomo che, nella lotta comune, individua un fine intimo e personale.
Quando si dice che i partigiani combatterono per la libertà è certamente vero ma anche molto astratto, poiché nel termine libertà sono insiti un numero di significati pressoché infiniti e diversi per ognuno di noi. Per Milton la lotta al Fascismo aveva il sapore di un bacio di Fulvia, per altri avrebbe risuonato delle grida giocose dei propri figli, per altri ancora avrebbe avuto il profumo di un piatto di minestra caldo preparato dalla propria madre.
In fondo la libertà potrà anche essere in parte una questione privata, ma per conquistarla, come lascia intendere Beppe Fenoglio, c’è davvero bisogno di tutti.

Vox Zerocinquantuno n.33, Maggio 2019

Foto: Vox Reading – Maria Laura Giolivo

 

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