Un’altra Italia in mostra a Bologna, di Matteo Scannavini

Dal 7 al 9 giugno Bologna è tornata ad ospitare la Repubblica delle Idee, il festival culturale e politico dell’omonima testata: per 3 giorni luoghi significativi della città sono stati teatro di interventi e dibattiti di intellettuali, politici, economisti e artisti, e di concerti e spettacoli. In netta controtendenza rispetto ai gusti elettorali nazionali, ogni anno la notevole affluenza cittadina ad un simile “raduno di buonisti” riempie piazze e saloni, a conferma che, proprio come ribadito dal tema della VII edizione del festival, “c’è un’altra Italia”. E questa non poteva che far sentire la sua voce proprio a Bologna. Tra vivaci confronti e manifestazioni, si racconterà del significato che ha e che deve avere una grande dimostrazione di civiltà come la Repubblica delle Idee.

In 3 giorni sono stati affrontati tanti temi: i diritti dei lavoratori, la dignità umana, gli errori e le ripartenze della rappresentazione politica di quel concetto opaco a nome sinistra, le eccezionali battaglie, raccontate per bocca dei rispettivi protagonisti, di Mimmo Lucano e Ilaria Cucchi; oltre a questo, la contestazione del governo, soprattutto in materia di immigrazione ma ancor di più verso Salvini, il cui nome, che diversi intervenuti hanno persino rifiutato di pronunciare, riecheggiava nelle piazze come quello di un grande e oscuro antagonista.
Oltre ai discorsi, la Repubblica delle Idee 2019 è stata anche il palco per dar luce alla protesta dell’Hub Mattei, il centro di accoglienza chiuso a inizio giugno per disposizione della Prefettura, motivata da “interventi di manutenzione straordinaria”. Con una sola settimana di preavviso e senza alcuna consultazione, 35 operatori hanno perso il lavoro e 169 sono stati smistati presso altre strutture. I manifestanti hanno irrotto più volte in Piazza Maggiore, sia all’incontro Diritti per tutti, tenuto da Don Ciotti, Luigi Manconi, l’operaio Whirpool Luciano Doria e il sindacalista Aboubakar Soumahoro, sia all’intervista a Lucano. Tutti gli intervenuti, dimostrando coerenza rispetto alle proprie predicazioni, hanno lasciato spazio sul palco ai manifestanti, la cui esperienza ha così mostrato esempi concreti delle ingiustizie sociali che erano oggetto di discussione.

Questo è stata la Repubblica delle Idee: una grande esclamazione di democrazia, dove tante persone sono venute in piazza a parlare e ancora di più si sono ritrovate per ascoltarle. Tra i due insiemi, c’erano anche tanti che condividono e applicano quei dichiarati principi di civiltà nel quotidiano. Al netto del fiume di parole spese tra tutti gli incontri, ecco, in ordine sparso, alcuni comportamenti virtuosi e preziosi spunti di riflessione. Per iniziare, l’esemplare umiltà e spontaneità nel raccontarsi di Mimmo Lucano, a cui Piazza Grande ha inevitabilmente riservato gli applausi più caldi: stante la sconfitta alle ultime comunali e il peso di un esilio ancora inspiegabilmente attivo, l’ex sindaco ha rinunciato alla candidatura a deputato europeo offertagli da PD e da diversi partiti di sinistra; rendersi eleggibile avrebbe significato una poltrona scontata, che ha rifiutato per non sfruttare la propria fama per conquistare un ruolo per cui non si sentiva adatto.

Proseguendo, le invettive di Ciotti e di Saviano su come non sia possibile una coesistenza coerente tra fede cristiana e voto leghista. I due hanno concluso i rispettivi interventi con la stessa citazione di Don Tonino Bello: “Non mi interessa sapere chi sia Dio, mi basta sapere da che parte sta. Dio sta dalla parte di chi lotta per la libertà e la dignità delle persone”. Da citare anche la tenacia di Ilaria Cucchi, che continua dopo quasi 10 anni la sua lotta di civiltà, per far luce su un episodio in cui lo stato ha attentato alla sicurezza di un cittadino, infrangendo quel principio di protezione che legittima le fondamenta delle istituzioni.

Non da meno importante, il monito di Carofiglio, che riporta l’attenzione sull’uso delle parole, che possono diventare pericolosi inneschi di meccanismi di propaganda.

Infine, una preziosa riflessione provocatoria di Manconi, utile a mettere davanti allo specchio chiunque si voglia riconoscere in quella categoria così sprezzata dei buonisti. La domanda posta dall’ex senatore è semplice e per rispondere basta osservare il proprio vissuto quotidiano: “Quanti stranieri conosci? Con quanti di loro hai condiviso un pasto, un momento di gioia o di dolore?” In questo senso, “io non conosco gli stranieri.” – ha poi ammesso Manconi – “La convivenza sarà qualcosa di concreto solo quando si passerà attraverso questo”.

Sono questi gli spunti con cui ogni individuo dovrebbe confrontarsi per capire davvero se è o se vuole diventare parte di un’altra Italia, di un’opposizione civile e pacifica che, anche nell’attuale assenza di una credibile rappresentanza politica, resista e si alimenti delle sinergie dei piccoli comportamenti di solidarietà, 365 giorni all’anno e non mezza settimana di estate in piazza.

Vox Zerocinquantuno n.35 Luglio 2019


Matteo Scannavini, 19 anni. Studente di Informatica Umanistica presso l’Università di Pisa.

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