Venezia 73: il trionfo di Van Diaz e delle giovani attrici, di Alessandro Romano

È il maestro filippino Lav Diaz a trionfare con la sua tredicesima opera Ang Babaeng Humayo (The Woman Who Left). Autore di film molto lunghi – addirittura di otto ore il precedente “A Lullaby To The Sorrowful Mystery” – contraddistinte da tempi di inquadratura estremamente dilatati e un uso inconfondibile della luce.

Venezia dimostra ancora una volta di privilegiare l’espressività e la forza dei contenuti, premiando un lungometraggio di 3 ore e 46 minuti, in elegante bianco nero, in cui si narra la storia di Horacia Somorotro che, incarcerata ingiustamente per 30 anni con l’accusa di omicidio, quando viene improvvisamente rilasciata, farà di tutto per vendicarsi dell’uomo che l’ha incastrata.
Come nel suo più tipico stile, la storia ci viene raccontata con sospensione del giudizio, senza indagare sulla moralità delle azioni, invitando semplicemente lo spettatore ad accompagnare la protagonista nelle sue scelte, nel suo dolore e nella sua rabbia.

Questa 73ma edizione del festival verrà ricordata, tra le altre cose, per l’alta presenza femminile, soprattutto delle giovani attrici, mai così tante sul red carpet del Lido. Tra queste, le protagoniste di due dei tre film italiani in concorso: “Questi giorni”, storia di un viaggio a Belgrado che segnerà il definitivo passaggio di quattro amiche dall’adolescenza alla vita adulta e “Piuma”, di Roan Johnson, dove due diciottenni, tra esame di maturità e pressioni dei genitori, si ritroveranno a gestire le gioie e le difficoltà di un’inaspettata gravidanza.

L’altro film italiano è Spira Mirabilis di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, documentario che racconta la vita di personaggi lontani tra di  loro, sia come tipologia sia in termini di spazio – il film è infatti ambientato tra Milano, Berna, Tokio e South Dakota – in una riflessione sulla creatività dell’uomo e la sua capacità di andare oltre i propri limiti.

Monica Bellucci (foto sorrisi.com)
Monica Bellucci (foto sorrisi.com)

Sempre per l’Italia, va citata la “nostra” Monica Bellucci, al fianco di Emi Kusturica in “On The Milky Road” che, tra elementi reali e fantastici, sono gli interpeti di una storia d’amore ambientata durante la guerra dei Balcani.
Tornando alle giovani interpeti, “Frantz”, film ambientato alla fine della Prima Guerra Mondiale, diretto da François Ozon, ha come protagonista Paula Beer, attrice tedesca di 21 anni, che si aggiudica il Premio Mastroianni per il miglior attore o attrice emergente.
È giovanissima anche Suki Waterhous, personaggio principale di “The Bad Batch”, un western cannibalesco diretto da Ana Lily Amirpour, ritenuta la versione femminile di Quentin Tarantino.
Un altro western, “Brimstone”, dove Dakota Fanning, ex bimba prodigio di Hollywood nei panni di Liz, darà prova di grande coraggio lottando contro i pregiudizi e il machismo del vecchio West per ottenere una vita migliore per sé e per la sua famiglia.
“Une Vie”, è invece una storia francese ambientata nei primi decenni dell’800: Judith Chemla vedrà svanire i sui sogni d’amore a causa del carattere brusco e dell’infedeltà dell’amato.

Continuando ad analizzare la sfera femminile della 73sima edizione, in molti si aspettavano la premiazione di Natalie Portman per la sua interpretazione di Jacqueline Kennedy in “Jackie”, cui è andato comunque il premio della Giuria per la migliore sceneggiatura, un film che è il resoconto sui giorni successivi all’uccisione del marito avvenuta nella tragica parata del ’63 a Dallas. È stata invece Emma Stone ad aggiudicarsi la Coppa Volpi, che, insieme a Ryan Gosling, interpreta il musicali “La La Land”, omaggio agli anni ’50 e ’60, l’epoca d’oro del grande musical americano.

Il Leone d’argento va in ex equo a “Paradise” di Andrei Konchalovsky, con un’altra donna al centro della scena, Julia Vysotskaya che interpreta Olga, aristocratica russa costretta a vivere gli orrori dell’Olocausto per aver nascosto dei bambini ebrei durante un raid della polizia. L’altro Leone d’argento è per Amat Escalante con “La Region Salvaje”, dove in una piccola cittadina messicana, le vite degli abitanti vengono stravolte dall’arrivo della misteriosa e affascinante Veronica.

Oscar Martinez (foto Repubblica.it)
Oscar Martinez (foto Repubblica.it)

A vincere la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile è stato Oscar Martinez per “El Ciudadanio Ilustre”, nel ruolo di un romanziere premio Nobel che fa ritorno al paese natale di Salas, in Argentina, entrando in conflitto coi propri conterranei per le opposte vedute sui concetti di progresso e tradizione.

Grandi applausi per “Voyage Of Time: Life’s Journey di Terrence Malick”. Il film è un invito a riflettere sulla natura e la sua evoluzione in una rappresentazione poetica e per immagini di come l’universo si sia generato, a partire dalle prime cellule, fino ad accennare le trame di un possibile futuro.
“El Cristo Ciego”, di Christopher Murray, racconta invece le sorti di un uomo che dovrà fare i conti con chi lo reputa un folle, dato che una visione lo ha reso convinto di poter guarire un amico mediante l’uso di un miracolo.

Tra i documentari presentati a Venezia, hanno avuto un forte impatto sul pubblico il lavoro di Miche Santoro Robinù (Robin Hood in accento napoletano) sui ragazzi camorristi di Napoli e, quello di Andrew Dominik su Nick Cave, “One More Time With Feeling”, incentrato sull’esistenza, la creatività e sull’ultimo disco “Skeleton Tree”, fortemente influenzato dalla tragica scomparsa del figlio avvenuta un anno fa a Brighton. Un altro da non perdere è Spes Contra Spem di Ambrogio Crespi sull’ergastolo ostativo: una serie di riflessioni in un viaggio tra criminali condannati a vivere il resto dei propri giorni in carcere.

Riscuote grande successo anche il film d’animazione “Pets – vita di animali”, esilarante storia sulle abitudini degli animali domestici quando vengono lasciati da soli a casa.

Tra i film fuori concorso segnaliamo l’italiano “Indivisibili”, storia di due sorelle siamesi; “The Bleeder”, film sul pugile che ispirò il Rocky Balboa di Stallone. Ma soprattutto “Hacksaw Ridge” di Mel Gibson, sulla vera storia del primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d’onore dal Congresso degli Stati Uniti, che ad Okinawa, durante la seconda Guerra Mondiale, salvò la vita a 75 commilitoni senza sparare nemmeno un colpo.

Vincino la sezione Orizzonti Liberami di Federica Di Giacomo (unico riconoscimento per l’Italia) ed il cortometraggio La Voz Perdida di Manchero Martinessi.

Il Leono d’oro alla carriera quest’anno è stato assegnato a Jean-Paul Belmondo ed al regista polacco Jerzy Skolimowski.


Alessandro Romano ha conseguito la laurea in Sociologia presso la Facoltà di “Scienze Politiche” di Bologna. Dopo un breve periodo di lavoro in Irlanda torna in Italia e si laurea al Corso Magistrale di “Scienze del Lavoro” all’Università degli Studi di Milano con la tesi: “Mercato del Lavoro e Immigrazione: un confronto tra Italia e Spagna negli anni della crisi economica globale

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