Verità per Stefano Cucchi, di Matteo Scannavini

Nell’ultimo mese il caso Cucchi ha vissuto un’importante svolta. Ilaria Cucchi potrebbe presto ottenere verità e giustizia per suo fratello, dopo anni di processi e insulti. La vicenda giuridica è una delle più seguite dall’opinione pubblica italiana e i fatti ormai sono noti a tutti: il 15 ottobre 2009 il geometra romano Stefano Cucchi, 31 anni, viene arrestato per possesso di stupefacenti; passa la notte in custodia cautelare e il giorno seguente si presenta all’udienza con evidenti traumi fisici, ematomi agli occhi e difficoltà nel camminare e nell’esprimersi; il giudice rinvia di un mese il processo, che però non si terrà mai: le condizioni di salute di Stefano si aggravano in fretta e viene ricoverato all’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove muore il 22 ottobre, con un peso di 6 kili inferiore al momento dell’arresto, pare per aver rifiutato di nutrirsi.

Ilaria, sostenuta dall’avvocato Fabio Anselmo, ha lottato per anni nei tribunali per far luce sulla misteriosa morte di Stefano, vittima degli abusi degli agenti penitenziari la notte della detenzione. Mentre si giostrava tra udienza, perizie e ricorsi, la Cucchi veniva accusata di lucrare e trarre visibilità attraverso la morte del fratello tossico. Sembravano tutti convinti, compresi vari esponenti politici come Giovanardi o La Russa, che non valesse la pena sollevare un polverone simile per un ultimo della società come Stefano: il ragazzo doveva essere morto di anoressia, epilessia o tossicodipendenza e il comportamento dei carabinieri del carcere Regina Caeli non poteva essere stato scorretto.

Eppure le accuse ai cinque membri dell’Arma, tre per omicidio preterintenzionale, due per calunnia e falso, sono sembrate più plausibili il 15 ottobre 2018, quando uno degli imputati, Francesco Tedesco, ha rotto il silenzio confessando e accusando due colleghi del pestaggio mortale; ha inoltre aggiunto di aver scritto e depositato una nota sull’accaduto che sarebbe stata fatta sparire. Ed ecco che la notizia ha fatto riprendere vita pubblica al caso, ora venduto da alcuni media come la lotta tra un’onesta famiglia e uno stato corrotto.

Non è così, almeno non del tutto. Nemmeno Ilaria Cucchi probabilmente vuole trasmettere quest’idea. Si tratta di una normale cittadina, rispettosa della legge, che, proprio in virtù della fiducia nelle istituzioni, sta combattendo contro membri delle stesse attraverso le sole vie legali per far giustizia alla morte del fratello, non una vittima dell’intero stato, ma di singoli soggetti dell’Arma che lo hanno malmenato e hanno coperto l’episodio. Individui che hanno tradito quanto rappresentavano e che perderanno la propria divisa una volta che ne sarà accertata da sentenza la colpevolezza. Lo ha puntualizzato Giovanni Nistri, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, nella lettera a Repubblica, dove ha precisato che la fermezza nelle sanzioni e le scuse da parte dell’ordine alla famiglia Cucchi sono doverose, ma che è altrettanto importante non trascinare nel fango per i reati dei singoli un’intera istituzione che ha come scopo la tutela dei cittadini. “Sono le parole che ha bisogno di sentirsi dire un cittadino per bene” ha commentato Ilaria alle dichiarazioni di Nistri. Sono davvero parole di cui si sentiva il bisogno.

Così come in Italia ci sono tanti Stefano Cucchi e tanti abusi di potere, ci sono anche tanti carabinieri che svolgono onestamente il proprio lavoro proteggendo vite. E così come è possibile per un cittadino trovare ostacoli nella propria ricerca di giustizia, è anche possibile superarli attraverso coraggio e attivismo, come quelli di Ilaria Cucchi.

Sarebbe un bel lieto fine per articolo e processo: il processo prossimo alla conclusione, gli agenti rei vicini ad essere puniti ed espulsi dell’Arma, le scuse dei carabinieri e dello stato alla famiglia Cucchi. In un mondo più semplice le cose andrebbero così. Purtroppo non è questo il caso.

Al termine dell’incontro del 18 ottobre con Nistri e la ministra della difesa Trenta, Ilaria si è detta insoddisfatta dal comportamento del comandante dell’Arma: “Dal generale Nistri mi sarei aspettata non dico delle scuse, perché avrebbe potuto essere per lui troppo imbarazzante, ma certo non 45 minuti di sproloquio contro Casamassima, Rosati e Tedesco, gli unici tre pubblici ufficiali che hanno deciso di rompere il muro di omertà nel mio processo”.

Questo atteggiamento del comandante non deve stupire ma trova anzi una possibile spiegazione nelle ipotesi emerse nelle ultime settimane da Repubblica: il 22 ottobre il giornale ha infatti dichiarato di aver svolto ricerche indipendenti che indicano che fu l’intera catena di comando dell’Arma dei carabinieri di Roma a coprire la verità sull’episodio Cucchi.

La manipolazione di verbali, annotazioni di servizio e registri interni si sarebbe svolta secondo ordini trasmessi per via gerarchica; è una ricostruzione che trova per altro conferma nella testimonianza di un carabiniere imputato, Francesco Di Sano, che in aprile confessò di aver modificato una relazione su ordine del suo comandante, che aveva a sua volta ricevuto l’istruzione da un superiore. Nel falso fu scritto che la notte della detenzione Cucchi lamentava dei dolori alle ossa per il freddo, l’umidità e il letto in ferro privo di materasso; queste condizioni, aggravate dalla sua magrezza, avrebbero spiegato perché Stefano non fosse in grado di reggersi sulle proprie gambe il giorno del processo.

Se l’agghiacciante scenario denunciato da Repubblica si rivelasse vero, si tratterebbe di un caso di marcio dell’Arma che coinvolgerebbe non sole le ultime ruote del carro ma anche alcuni importanti vertici.

Forse la verità per Stefano Cucchi non è così vicina come sembrava alcune settimane fa e forse l’energia della Cucchi non basterà per trovarla. L’unica certezza al momento è che Ilaria dovrà continuare a lottare e sperare nelle ammissioni di colpe da parte di cariche statali in cui la fiducia è più che mai in crisi.

Vox Zerocinquantuno n.28, Novembre 2018


Matteo Scannavini, 18 anni, studente. Coltiva la passione per la scrittura e la recitazione realizzando sceneggiature ed interpretando ruoli in cortometraggi prodotti insieme ad amici.

In copertina foto da: antimafiaduemila.com

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